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“Baby Gang 74”, il mondo dell’adolescenza nel nuovo libro di Gabriele Lanci

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“Baby Gang 74”, il mondo dell’adolescenza nel nuovo libro di Gabriele Lanci

FiloTabù - Libertà di parlare, coraggio di svelare
Pubblicato da Francesca Di Giuseppe in Interviste · Mercoledì 11 Feb 2026 · Tempo di lettura 7 minuti
Tags: BabyGang74GabrieleLanciadolescenzalibromondogiovaninarrativaletturaculturagiovanile
Storia ispirata a un fatto reale di cronaca nera verificatosi a Lanciano negli anni 70

Baby gang 74 – Ragazzi a caccia di uomini, è il nuovo libro di Gabriele Lanci da poco uscito nelle librerie italiane. Un libro che racconta di adolescenza, di gruppi di giovani che cercano in qualche modo una risposta alla violenza.

Un romanzo che si colloca nel filone della formazione intrecciando memoria storica, cronaca nera e commedia adolescenziale. Un testo tratto da una storia vera accaduto a Lanciano, città della provincia di Chieti in Abruzzo negli anni 70, dove la violenza su un giovane non trova spiegazioni, e questo diventa l’obiettivo di un gruppo di ragazzi. Una gang appunto.

Pur affrontando un tema drammatico, Lanci sceglie un tono che aderisce all’universo adolescenziale, fatto di ironia, spacconeria e incoscienza. Ne emerge un romanzo che riflette sui rischi della giustizia fai-da-te e sulla fragilità dell’età giovane, restituendo al tempo stesso il ritratto vivido di una generazione e di una provincia italiana nel pieno degli anni Settanta.

Il mondo degli adolescenti di oggi è forse più complesso, variegato; sicuramente più smart con gli strumenti di comunicazione con cui vivono quotidianamente, ricco di sfaccettature e dettagli che fanno la differenza.

Del libro parliamo insieme all’autore Gabriele Lanci nato a Sant’Apollinare, un paese agricolo, presso la Costa dei Trabocchi in Abruzzo.  Dopo aver conseguito la maturità classica e la laurea in lettere con una tesi su Guido Morselli (ha svolto la sua attività di insegnante di Lettere negli Istituti Tecnici e nei Licei in varie località del Piemonte, del Riminese, ad Ortona e a Lanciano.

È autore delle opere narrative Internet Stories (2009 – Maremmi – Firenze) ed Ukraina (2022- Il foglio letterario -Piombino). Ha pubblicato numerose ed accurate recensioni e saggi in varie riviste letterarie e culturali (Campi immaginabili, Rivista di studi italiani, Punto d’Incontro, L’Acacia).

1) Gabriele, quando c’è stato il suo primo approccio con la scrittura?
Alle elementari, quando scrissi una poesia dedicata alla luna e poi in maniera episodica alcuni testi narrativi in età adolescenziale ma, prima di dedicarmi con impegno e serietà alla scrittura, ho atteso di avere un certo livello di esperienze e maturità.

2) “Baby Gang 74” è il suo ultimo libro. Di gang giovanili ce ne sono sempre state ma, secondo lei, che differenze ci sono tra quelle del passato e quelle di oggi?
Iniziamo con dare una descrizione dicendo che le ‘baby gang’ sarebbero dei gruppi informali che si costituiscono nel corso dell’adolescenza chiusi al loro interno, omertosi, intolleranti alle inclusioni interne degli adulti e riguardano, secondo studi recenti, il 75% dei ragazzi che vanno dai 12 ai 18 anni. Diciamo anche che la trasgressione è un tratto tipico dell’adolescenza ed è un fenomeno di emancipazione verso l’età adulta che prevede la creazione di una propria identità legata anche alle relazioni con gli amici. Le baby gang sono un micro fenomeno che devono essere comprese all’interno di un fenomeno più in generale dei processi sociali. Venendo alla domanda, la differenza tra quelli di tempo fa e quelli di oggi sta nella mutazione delle circostanze e mi spiego: i ragazzi di oggi hanno più possibilità economiche e la fase di acquisizione di libertà da parte dei genitori è meno difficile rispetto agli anni 70; il tal senso i ragazzi sentono meno l’esigenza di difendersi dai loro genitori in quanto ottengono di più e più facilmente. Sono aumentati gli strumenti di comunicazione tra i ragazzi e c’è un aspetto molto importante: negli anni 70 le separazioni genitoriali erano quasi assente; ecco, questo fa soffrire il giovane il quale spesso si deve adattare ed e creare relazioni con nuove realtà famigliari che possono generare disagi più o meno gravi. Gli anni 70 sono il periodo in cui ambiento il mio libro e tra i protagonisti c’è un 16enne con i genitori separati che si ritrova all’interno di una nuova famiglia.

3) Lei si ispira a fatti realmente accaduto a Lanciano negli anni 70; perché la scelta è ricaduta proprio sul quell’episodio?
La vittima, di cui non ho mai rivelato il nome, richiama a quel Celestino Cosenza che uso nel romanzo e mi ha notevolmente impressionato. Per me è stata la rivelazione del male assoluto che si precipita e sceglie come propria vittima una creatura indifesa, incapace di elaborare una propria strategia per uscire dal tunnel in cui è finito. Le indagini, condotte con mezzi di inferiore livello tecnico rispetto a quelli attuali, non hanno portato a nessuna conclusione. Questo ha generato da parte dei ragazzi un senso di smarrimento e ci sono state reazioni immediate da parte di gruppi, i protagonisti del romanzo, che elaborano una propria strategia basata sull’improvvisazione e sulla goliardia per intervenire e scoprire il responsabile del suicidio tra le persone equivoche che frequentano la zona dell’Ippodromo. L’omosessualità? Non è il tratto distintivo del libro anche se uno dei personaggi, Anselmo, viene ucciso dai ragazzi per tale motivo ma gli altri non avranno problemi legati a questo aspetto. Ho inteso infatti ampliare il ritratto di un personaggio chiaramente omosessuale, per marcare la distanza delle mie intenzioni di scrittura dal tema dell’omosessualità.
Onestamente non ho nessun messaggio da lanciare a nessuno; penso che oggi ci siamo anche troppi messaggi che colpiscono l’immaginazione ma lasciano il tempo che trovano. Alla fine del libro lancio solo un interrogativo sulla natura del male che è difficile definizione e comprensione e lascio un riferimento alla figura di Cristo che per me è fondamentale, costante. A tal proposito ritengo che la morale dovrebbero tornare a farla i preti perché la morale cattolica è molto più tollerante di quella che circola tra i media.

4) Che rapporto ha lei con i giovani?
Con i ragazzi ho passato una vita perché sono un insegnante di lungo corso ma non mi sono mai permesso di chiedere loro cose personali né tantomeno pettegolezzi con i colleghi, però molto si percepisce stando dalla cattedra. Ho usato diversi metodi per cercare di capirli oltre il loro atteggiamento più visibile e devo dire che qualcosa, di loro spontanea volontà, hanno espresso; non sono mai andato oltre, come dicevo poco fa, anche perché credo che i ragazzi quando si sentono interrogati dagli adulti, molto difficilmente si confidano anche se con questa persona c’è un rapporto di stima e fiducia.

5) C’è un messaggio che con il suo Baby Gang 74 vuole lanciare?
Quanti tabù nel mondo dei giovani d’oggi? Forse tanti o forse pochi. Sicuramente il confronto, il raccontare e raccontarsi fuori dalla loro “gang”, per usare il termine del libro, può essere il loro più grande tabù in quanto non più abituati, probabilmente, a parlare guardandosi negli occhi, a vivere il momento del contatto visivo in mondo lento.
La comunicazione diretta che diventa tabù nell’epoca della comunicazione smart e veloce. Una contraddizione? No, sono solo i nostri tempi.



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