Vai ai contenuti

Abitare il corpo. Book Pride 2026

Salta menù
Salta menù

Abitare il corpo. Book Pride 2026

FiloTabù - Libertà di parlare, coraggio di svelare
Pubblicato da Andreea Elena Gabara in SexFem Tabù · Giovedì 02 Apr 2026 · Tempo di lettura 3 minuti
Tags: AbitareilcorpoBookPride2026corpoletteraturaeventiculturalibriidentitàespressionecomunità
Il BookPride, Festival letterario che si tiene ogni anno a Milano, quest'anno pullulava come sempre di riflessioni su corpi, genere e su cosa significhi, oggi, abitare il mondo come soggettività che non rientrano in determinati canoni. Noi di SexFem Tabù eravamo lì per trovare nuove consapevolezze che servano a continuare a scardinare i vecchi racconti e a scriverne di nuovi. Tra gli eventi più attesi, sicuramente l’incontro tra Daria Bignardi e Chiara Alessi, Abitare il mondo. Abitare il corpo, che ha acceso potenti riflessioni su quanto il nostro spazio privato sia, in realtà, un progetto disegnato e condizionato da altri.

La chiacchierata delle due autrici parte da un oggetto che Chiara Alessi, nel suo ultimo saggio, definisce la sedia del sadico, ovvero la poltrona ginecologica che dà anche il titolo al suo nuovo saggio pubblicato per Laterza a febbraio 2026. La sedia ginecologica è un oggetto di design in cui il corpo femminile non è un soggetto, ma un corpo da ispezionare, scomposto in funzioni, angoli di visuale e zone d’accesso per chi guarda.

Il libro di Alessi ci dice, ci ricorda e ci ripete che gli oggetti non sono mai neutri, bensì portano con sé l’ideologia di chi li ha pensati. La sedia del ginecologo è progettata per lo sguardo del medico (storicamente maschio), non per il comfort di chi la occupa, donna. È un design che immobilizza per il controllo e che impone una sorta di postura di vulnerabilità. Abitare un corpo di donna significa spesso abitare uno spazio arredato da altri, dove il decoro e la funzione medica hanno la precedenza sulla percezione di sé. Altro esempio chiaro è quello dello speculum, rimasto immodificato dall’Ottocento. Alessi e Bignardi si chiedono: com’è possibile che si sia trovato un modo per avere i tamponi per il Covid-19 a casa mentre non si è ancora arrivati a speculum portatili? O speculum personali?

Proprio come gli oggetti, anche le emozioni non sono mai neutre: sono esperienze situate. Bignardi e Alessi hanno parlato di maternità e della fatica di abitare corpi materni, ma anche della sorpresa di trovarsi davanti a tabù che persistono. Come quando, racconta Bignardi nel suo nuovo libro Nostra solitudine (Mondadori, 2025 ), nello studio di uno psicologo, ci si sente rivolgere una domanda quasi scandalizzata: “Ma ti masturbavi?”. Come se il piacere femminile, fosse un’eccezione bizzarra, una “coccola”, come viene definito dallo psicologo, estemporanea invece di una pratica di conoscenza.

La masturbazione, invece, è, a tutti gli effetti, una delle forme più pure di medicina senza licenza. È un’indagine solitaria che permette di comprendere il proprio corpo toccandolo e consente di notare cambiamenti e modifiche su cui porre attenzione. Alla base c’è la possibilità dello stesso pensiero che muoveva le donne degli anni ‘70 quando, per la prima volta, posavano uno specchio a terra per guardarsi da dentro, riappropriandosi di una visione che era sempre stata mediata dal medico.

Abitare un corpo, soprattutto se non conforme alla norma su cui è stato costruito tutto ciò che ci circonda, può essere complesso. Vedere dentro se stesse, con uno specchio, con una mano o con la parola, significa però smettere di subire il design altrui, vivere la propria solitudine e autoconsapevolezza. E, infine, iniziare finalmente ad abitare la propria casa e il corpo.



FiloTabù ETS
CF: 96647800588
via San Telesforo 10, Roma

Site Powered By Novus88
Torna ai contenuti