Bello sì, ma anche terribilmente sfidante! Il tabù della genitorialità perfetta.
Pubblicato da Agnese Rabagliati in Libera e Imprudente · Mercoledì 11 Feb 2026 · 4 minuti
Tags: genitorialità, perfetta, sfide, tabù, genitori, crescita, educazione, aspettative, realismo, relazioni, familiari
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COME SI GESTISCE UNA CREATURA IN COPPIA?
CHE EMOZIONI ENTRANO IN GIOCO?
QUANTO è DIFFICILE PASSARE DA DUE A TRE?
Nessuno riesce ad avere un’unica risposta a questi quesiti, non c’è una ricetta perfetta, ma alla fine ognuno trova i propri metodi.
A noi sono servite regole. Non per essere rigidi, ma – paradossalmente – per poter essere più flessibili.
Mantenere la quiete in famiglia non è semplice, soprattutto dopo l’arrivo di una nuova vita. Lo scombussolamento è tanto e mette a dura prova anche le coppie più solide. La stanchezza amplifica tutto: un tono sbagliato diventa un’accusa, una dimenticanza una mancanza d’amore. E ci si ritrova, senza volerlo, a salire su un ring invece di restare nella stessa squadra. Eppure una cosa ce la siamo detta subito: mai combattere l’uno contro l’altra. Possiamo anche deviare, inciampare, sbagliare fermata, ma il treno deve continuare ad andare nella stessa direzione. Abbiamo avuto come motto: “Lavoriamo bene oggi, per non doverlo fare domani”. Ci siamo allineati velocemente, perché se la direzione fosse stata opposta, rincontrarsi sarebbe stato sempre più complicato.
Cambiano ritmi, priorità e persino le silenziose abitudini che davamo per scontate.
Sicuramente una casa ordinata ha alleggerito la mente e significa meno tempo perso e meno discussioni quando tutto è già abbastanza faticoso.
Esistono altre accortezze per evitare i conflitti più accesi, soprattutto quando una piccola creatura è entrata con un dolce miagolio nel nostro confortevole nido; ma non mi permetto di dare consigli ad altre persone. Mi concedo però di darli a me stessa e alla me stessa del futuro. Per non ripetere i medesimi errori, bisogna prima riconoscerli e poi ricordarseli.
Io e il mio compagno, immersi nel flusso nebuloso che accompagna ogni nascita, una sera - in un raro barlume di lucidità - abbiamo messo per iscritto alcune cose: ciò che ci dava fastidio, ciò che volevamo migliorare, questioni pratiche della casa da sistemare e molto altro. È nato una sorta di codice della casa e del quieto vivere, un patto firmato per non controllarsi ma per venirsi incontro.
Abbiamo capito, ad esempio, che sincronizzarci sugli impegni quotidiani non è controllo, ma cura. Dirsi orari e necessità serve ad agevolarsi a vicenda, a non sentirsi soli nella gestione. Così come abbiamo deciso che non esistono ruoli di genere nelle mansioni: siamo solo persone, intercambiabili, che fanno del loro meglio.
Non siamo mai stati due chiacchieroni, eppure il dialogo ora è diventato una priorità. Continuo, quando possibile accogliente. Non sempre perfetto, ma intenzionale. Abbiamo imparato che anche le parole contano: la colpa divide, la responsabilità unisce.
Poi ci siamo dedicati nel creare un ambiente accogliente: una luce soffusa, una candela accesa, un profumo buono, un disco travolgente. Piccoli gesti che ricordano al corpo e alla mente che possono rilassarsi, anche solo per un momento.
Al mattino, quando ci riusciamo, facciamo una lista insieme: cosa è urgente, cosa può aspettare, cosa fare separatamente e cosa affrontare in due. Poi, però, massima flessibilità. Perché la vita con una creatura non segue mai davvero i piani.
Ci siamo promessi di esserci, giorno dopo giorno, anche quando non sappiamo come fare, anche nel modo sbagliato. Di affidarci l’uno all’altra. Di stare nel dolore dell’altro, anche nel pianto disperato, anche in quello della nostra piccola. Di concederci momenti di famiglia, ma anche di coppia. Di rassicurare oggi, per non dover rassicurare domani.
E di spegnere l’online il più possibile, per accendere la presenza. Perché questo tempo è prezioso, e non torna indietro.
Concludendo, forse non esiste un modo giusto per passare da due a tre.
Esiste solo il provarci, sempre e insieme.
