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Consumo...ergo sum?

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Consumo...ergo sum?

FiloTabù - Libertà di parlare, coraggio di svelare
Pubblicato da Morgana Raimondi in Articoli · Giovedì 18 Set 2025 · Tempo di lettura 5 minuti
Tags: consumo, date, del, cuore, calendario, compleanno, anniversario, appuntamenti, vacanze, concerto, saldi, promemoria
Ognuno di noi ha le proprie date del cuore da segnare puntualmente sul calendario: chi il compleanno del figlio, l’anniversario di fidanzamento col partner di turno o magari appuntamenti con meno sentimentalismi alle spalle come l’inizio delle tanto sudate vacanze o il concerto di quel biglietto comprato in un semplice momento di noia più di un anno prima.

E se vi dicessi che ad essere cerchiate in un segno di promemoria ci fossero anche le date dei saldi?

Secondo studi recenti infatti ben il 54% dei consumatori aspetta questi momenti come una sorta di secondo Natale, per far fronte a tutti quegli acquisti che si rimandavano da tempo, cercando offerte e prezzi più vantaggiosi.
Ma non tutti riescono davvero a portare a termine spese consapevoli e ponderate, ritrovandosi tutto ad un tratto il bagagliaio della macchina gonfia di buste con maglioncini che non useremo mai, scarpe di una taglia in meno ma che costavano la metà o borse in ecopelle di dubbio gusto ma che secondo l’ennesima influencer di turno sarà l’accessorio più gettonato della stagione.

La nostra vita è diventata una perenne corsa all’acquisto.

Stregati dalla pubblicità e dall’emulazione degli altri, siamo diventati schiavi degli oggetti e li accumuliamo senza un reale perché. Ma tutto questo, alla fin fine, rappresenta davvero un sinonimo di benessere?

Sembra “un male” nato con la modernità dei nostri giorni ma in realtà già Ernst Cassirer, noto filosofo tedesco vissuto tra il 1874 e il 1945, cominciò a parlarne apertamente, portando una sua personalissima teoria.
Secondo lui l’uomo (nel senso più ampio del termine) non è una creatura razionale ma un animal symbolicum, ovvero è portato a nutrirsi di simboli e a vedere in essi, più o meno consapevolmente, una rappresentazione di sé, dei propri desideri, di ciò che è e di ciò che vorrebbe essere.

Se tale bisogno però non viene soddisfatto da un sistema simbolico legato alla dimensione estetica, l’uomo si orienterà verso l’altro grande sistema simbolico, quello legato al consumo e al possesso.

Parafrasando questo suo pensiero quindi possiamo pensare che, più siamo insicuri, fragili e la realtà che ci circonda si dimostra troppo complessa e senza appigli a cui aggrapparci, più avremo la necessità di costruircela noi, da soli, una realtà che (apparentemente) ci appaghi, arrivando ad aver sempre più voglia e desiderio di cose nuove.
Dimenticandoci però che spesso ciò che desideriamo non è necessariamente ciò di cui abbiamo davvero bisogno.

Concetti molto belli, che portano senz’altro ad una prima presa di coscienza sulle nostre abitudini.
Ma poi arriva la parte più difficile, quella a cui tra l’altro non tutti hanno il coraggio di avvicinarsi, forse per timore, scarsa conoscenza o semplicemente pigrizia mentale: come faccio per migliorare nel concreto?

E no, non basta il fenomeno di turno che viene a suggerirci di non comprare più nulla e smettere di frequentare i centri commerciali. Falliremo dopo il primo weekend.
Forse solo ora cominceremmo a comprendere il problema per quello che è, rivelando un piccolo tabù che raramente viene portato a galla.

Non è vero infatti che consumiamo a causa “degli altri” (o per lo meno, non solo). Di base, i veri colpevoli siamo sempre noi stessi. Come esseri umani, quando qualcosa non funziona, tendiamo spesso a puntare il dito verso l’esterno
pur di trovare un significato alla situazione nella quale ci siamo impantanati.

Ed ecco quindi che cominciamo a dare la colpa al marketing e a tutto il suo modo di persuadere, a nasconderci dietro alla classica frase fatta “mi serviva!” o in un impeto cinematografico da “si vive una volta sola!”, ed è quindi giusto regalarsi delle gratificazioni di tanto in tanto.

Ma in realtà comprendiamo ben presto (non esternandolo) che spesso non è così e c’è dell’altro, qualcosa che un bip sul pos non può colmare.
Serve infatti consapevolezza; perché per vedere effettivamente la ricchezza che possediamo già ,dobbiamo iniziare a togliere.

Forse un paradosso o uno stupido gioco di parole ma che ha reso per esempio Irina Potinga la guru italiana di questo risveglio interiore. Nel suo libro “Solo cose belle” (uscito nel 2023 con Mondadori e diventato in poco tempo un oscar bestsellers wellness) sostiene che bastano appena 10 minuti per fare un passo in avanti verso un cambiamento vero. E come?…partendo ad esempio dai vestiti e dagli oggetti superflui che invadono le nostre case per arrivare pian piano ai pensieri, alle cattive abitudini e alle relazioni che ci impediscono di vivere la vita che vorremmo.

Chissà se è davvero così semplice cambiare direzione.
In ogni caso, si sa: ogni viaggio inizia con un primo passo. Non ci resta che provare.


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via San Telesforo 10, Roma
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