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Cosa ostacola il dialogo tra adolescenti e genitori: intervista a Paola Budini sui tabù nella comunicazione

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Cosa ostacola il dialogo tra adolescenti e genitori: intervista a Paola Budini sui tabù nella comunicazione

FiloTabù - Libertà di parlare, coraggio di svelare
Pubblicato da Valeria Genova in Interviste · Lunedì 28 Lug 2025 · Tempo di lettura 20 minuti
Tags: dialogo, adolescenti, genitori, intervista, Paola, Budini, tabù, comunicazione
L'adolescenza è un periodo di transizione complesso, caratterizzato da un intricato tessuto di sfide che coinvolgono sia i giovani che i loro genitori.
La comunicazione in questa fase della vita è spesso costellata da un corpus di tabù, quelle aree tematiche percepite come proibite o difficili da affrontare.
Nella prospettiva filosofica, i tabù possono essere visti non solo come restrizioni sociali condivise, ma anche come barriere psichiche che delimitano il confine tra il conosciuto e l'inesplorato.
Aristotele definì l'uomo come un "animale sociale", evidenziando l'importanza del dialogo nella creazione e nel mantenimento dei legami umani. Quando i tabù interferiscono con la comunicazione tra genitori e figli, minano la naturale capacità di interrelazione e comprensione reciproca, creando un velo d'incomunicabilità.

In questo contesto, l'approccio di Paola Budini*, coach genitoriale, si rivela particolarmente affascinante e illuminante. Attraverso le sue competenze nel navigare le complessità delle relazioni familiari, Paola esplora le dinamiche che perpetuano il silenzio e offre spunti su come trasformare tali barriere in ponti di dialogo aperto e sincero. La sua prospettiva non solo invita a riflettere sui limiti autoimposti dal concetto di tabù, ma propone anche strategie per superare quelle barriere che impediscono un autentico e costruttivo scambio intergenerazionale.

*Antropologa e Coach Professionista certificata PNL dalla NLP Society. Da oltre 15 anni mi occupo di crescita personale e Coaching accompagnando le persone a raggiungere i propri obiettivi grazie all’attivazione di strategie vincenti e funzionali alla loro serenità. Coniugando gli studi in antropologia, una decennale esperienza nella Cooperazione Internazionale con la specifica metodica del Coaching ho affinato un mio personale approccio particolarmente efficace nell’affiancare donne, genitori, educatori e giovani.
In questa intervista, ci guida attraverso le sfide del dialogo tra adolescenti e genitori, gettando una luce nuova e quanto mai necessaria sulla comunicazione familiare.

1) Quali sono, secondo la sua esperienza, i tabù più diffusi tra gli adolescenti oggi e come influenzano il loro sviluppo personale?
 
Per me che prima di essere Coach sono Antropologa e da sempre interessata a comprendere le ragioni sociali e culturali alla base di comportamenti, riti, formule e modalità comunicative, una riflessione sul concetto di tabù è quanto mai stimolante.

Come Life Coach lavoro con bambini, adolescenti e genitori ormai da quasi 18 anni e il mio intervento, sia che avvenga direttamente con i giovani sia che supporti invece la coppia genitoriale, mira sempre alla ricerca non tanto della causa, quanto del significato del comportamento, di cosa quello specifico agito significhi per quella specifica ragazza, per quello specifico ragazzo. I tabù, basati sulla convinzione che alcune azioni, comportamenti o dialoghi legati a particolari ambiti siano inopportuni, pericolosi, impuri, immorali e vadano quindi evitati o sanzionati, rientrano esattamente in questa categoria di scelte comportamentali.
E' sempre molto difficile e rischioso generalizzare perché quando parliamo di costrutti mentali, intimi e profondi (e sono questi a determinare anche i tabù), la prima variabile da tenere in considerazione è la specificità e unicità di ogni singolo sistema familiare, di ogni singola relazione, di ogni singola vita ed esistenza, di ogni singola modalità comportamentale e comunicativa identificata dall’individuo come la più funzionale in quel momento a far fronte alla specifica sollecitazione. Esistono però degli elementi che accomunano e caratterizzano gli attuali adolescenti e che li differenziano dalle generazioni precedenti. Esistono delle modalità che i ragazzi di oggi hanno identificato come risposte funzionali al loro complessissimo compito evolutivo e si tratta di risposte forgiate sulla base del sistema comunicativo, educativo e relazionale che il mondo adulto ha offerto loro.
Gli adolescenti attuali, come gli adolescenti di qualsiasi epoca, da sempre distruttori di tabù, continuano a fare il loro dovere e a scardinare tabù che hanno limitato scelte, scambi, evoluzioni e involuzioni delle generazioni precedenti. Lo fanno però in modo diverso rispetto al passato, gli adolescenti del nuovo millennio trasgrediscono molto meno in quanto hanno molte meno regole a cui attenersi e forse anche molti meno tabù da abbattere. Le ragazze e i ragazzi oggi esprimono delusione piuttosto che trasgressione, le enormi aspettative che il mondo adulto ha riversato su di loro da quando sono nati e che in qualche modo loro necessariamente hanno introiettato, sono talmente alte ed elevate da essere irraggiungibili. Apparentemente viviamo l’era del superamento di ogni forma di tabù, della libertà assoluta, della disinibizione ad ogni costo, dell’esposizione anche per mezzo dei social, canale comunicativo per eccellenza degli adolescenti, dei propri corpi, dei propri valori, delle proprie intimità e delle proprie vite, sempre dei propri sorrisi (veri o falsi che siano) e in qualche caso persino delle proprie lacrime.
Apparentemente gli adolescenti vivono le loro vite relazionali, sociali e comunicative in assenza di tabù in seno al loro gruppo di pari. Il sesso, per esempio, viene vissuto dai giovani oggi con tale livello di libertà - a partire dall’orientamento fino ad arrivare alle pratiche reali e virtuali – da rischiare di capovolgerne la percezione intima ed arrivare al paradosso di essere trasgressivi nella scelta di una qualche forma di castità, di una chiusura o addirittura nell’assenza di desiderio. Anche altri tabù tradizionalmente restrittivi sono ormai caduti da tempo tra gli adolescenti del 2025: politica, religione, denaro, dipendenze, scelte estetiche anche estreme, conflitti in famiglia, rispetto di norme e regole…i ragazzi tra loro parlano o postano di tutto.
Il tabù tra gli adolescenti è da sempre basato sul paradosso che tra di loro non si possono e non si devono erigere restrizioni, limiti o barriere, che il loro compito evolutivo è esattamente quello di abbattere tabù e restrizioni di qualsiasi genere, ma che a volte, in alcuni di loro, tale propensione viene meno, si affievolisce o è del tutto assente, ma ammetterlo spesso non è consentito, il vero tabù tra gli adolescenti oggi è forse quindi proprio l’ammissione del non avere la forza o la voglia di abbattere vecchi o nuovi tabù.
Gli attuali adolescenti sono i figli della rivoluzione educativa che ha visto passare da una genitorialità rigida, normativa e autoritaria ad una genitorialità comprensiva, accogliente e iper affettiva. Sono ragazzi sui quali i genitori hanno investito moltissimo a livello emotivo (e anche economico), ragazzi nei confronti dei quali il mondo adulto ha deposto aspettative elevatissime soprattutto relativamente alla loro serenità. E’ come se i genitori di oggi dicessero: “ti ho dato così tanto, sono stato così empatico e attento alle tue emozioni, ho investito così tanto nella tua educazione, leggendo libri, frequentando corsi, seguendo podcast, incarnando il ruolo del genitore 2.0 che tu adesso DEVI essere felice, DEVI essere un adolescente sereno e autorealizzato!!!”. Le opportunità di crescita, educazione, apprendimento sono talmente tante, moderne e originali che il fallimento non è contemplato, non è accettabile e questo terrorizza gli adolescenti che non hanno il coraggio di ammettere neppure a se stessi che forse non ce la fanno ad essere così performanti come ci si aspetterebbe da loro, che forse proprio non riescono ad essere così felici come il mondo adulto li vorrebbe (dopo tutto quello che hanno dato loro!).
Oltre al paradosso descritto prima, che vede il grande tabù tra i ragazzi del non poter ammettere l’inerzia verso una naturale propensione alla trasgressione, un altro tabù presente tra gli adolescenti di oggi è quello relativo al successo, al loro futuro, a quello che faranno ‘da grandi’ (ma non sono già grandi?), a come realizzeranno le loro doti e i loro meravigliosi talenti. Spesso non ne parlano tra di loro, evitano il discorso. Parlano di tutto ma percepiscono come rischiosa qualsiasi forma di esplorazione rispetto ai risultati che ottengono (sono invece i loro genitori che pubblicano sui profili social pagelle, voti, premiazioni, medaglie e test di ingresso universitari) e rispetto al successo che sognano per il loro futuro. Non lo fanno o per pudore e per non mettere in difficoltà i loro amici che possono essere percepiti come più fragili o perché realmente nelle loro intimità la delusione e un soffocante senso di inferiorità sono i sentimenti prevalenti e si fa troppa fatica ad ammetterlo. Rabbia e vergogna per non sentirsi all’altezza, per aver deluso se stessi e i propri genitori, sono emozioni violente, scomode e molto diffuse tra gli adolescenti che non trovano però quasi mai il giusto canale di riconoscimento, elaborazione e verbalizzazione.
Si tratta realmente di un tabù, di emozioni troppo difficili da esternare per gli adolescenti di oggi.

Non si è mai sufficientemente belli, bravi e felici. Come poterlo essere se il target è quello fornito dai social, dai filtri o, ancor peggio, dalle aspettative di mamma e papà, così moderni, così attenti, così emotivamente preparati?  
 
2) In quanto coach genitoriale, quali sono i tabù più sottovalutati o ignorati nella comunicazione tra genitori e adolescenti?

Sono convinta che la comunicazione con gli adolescenti in seno al complesso sistema familiare sia il risultato della relazione genitori-figli fin dal momento del concepimento, frutto pertanto di dinamiche basate su valori, convinzioni, scelte che orientano comportamenti e specifici stili comunicativi ed educativi. Durante la preadolescenza e l’adolescenza si avvia un processo di sperimentazione delle proprie competenze relazionali ed emotive fuori dal controllo dei genitori che spesso faticano a trovare l’equilibrio tra la loro ancora necessaria presenza fatta di contenimento normativo ed emotivo e la necessità di lasciare andare, di mettere in conto che non si può sapere tutto, ma proprio tutto della vita dei propri figli adolescenti. Soprattutto oggi, in un’epoca in cui i nostri figli sono geolocalizzati e monitorati in diretta in ogni loro risultato, è quantomai sana, fisiologica e funzionale al loro compito evolutivo la presenza di argomenti tabù tra genitori e figli adolescenti, la difesa di angoli intimi e personali che i ragazzi scelgono intenzionalmente o istintivamente di coprire alla vista dei propri genitori.

A fronte di questo sano rispetto di tabù fisiologici, vi è però una categoria di tabù emotivi e comunicativi estremamente sottovalutati o del tutto ignorati nella comunicazione attuale tra genitori e adolescenti. Nella dinamica genitoriale basata sul superamento della dimensione normativa e sulla promozione di una dimensione affettiva ed emotiva, vengono, ahimé, troppo spesso allontanate, non riconosciute o rifiutate tutte quelle emozioni che mi piace definire ‘scomode’, di difficile gestione perché richiedono impegno, pazienza e consapevolezza.

Si tratta di un errore enorme!

Sono convinta che il ruolo genitoriale non sia quello di preparare alla felicità bensì quello di preparare alla VITA e la vita molto spesso, lo sappiamo, può essere scomoda, molto scomoda. In molte relazioni genitoriali si tende ad evitare di parlare di fallimento, di paura, di dolore, di malessere, di malattia e di morte. Molti genitori fanno fatica a riconoscere e ammettere le loro stesse fragilità e tendono, erroneamente, a ritenere che essere un genitore affidabile equivalga ad essere un genitore infallibile.

In molte famiglie l’energia che emana e che guida scelte in diversi ambiti è un’energia algofobica, un’energia che tende ad evitare qualsiasi forma di dolore, di sofferenza e di paura. Bambini cresciuti in dinamiche educative e comunicative evitanti questo genere di ‘scomodità’ sono gli adolescenti che hanno introiettato la certezza che di alcune fragilità sia meglio non parlare, sono gli adolescenti che continuano a trovare conferma se non nella consapevole chiusura, certamente nel manifesto imbarazzo espresso dai loro genitori, che la sofferenza e il dolore (che pure provano, cavolo se li provano!), il fallimento, la malattia, la morte, il suicidio (a cui pensano, cavolo se ci pensano!) sono argomenti tabù.

Il risultato di tale tendenza è il profondo malessere di molti giovani.

I tabù relativi a dolore e sofferenza in ambito familiare generano incapacità di mentalizzare ed esercitare metacognizione sulle proprie ‘scomodità’ interiori che però non solo restano, ma possono divenire sempre più scomode, fastidiose e dolorose e l’unica alternativa che un adolescente identifica per poter far fronte ad un peso così grande e insopportabile è quella di riversare questo peso e questo dolore sul proprio corpo attraverso agiti autolesivi o, in casi estremi, agiti suicidari o para-suicidari.

3) Può condividere un'esperienza significativa in cui ha visto un tabù trasformarsi in un'opportunità di crescita per un adolescente o per una famiglia?

Lo scorso anno i genitori di due ragazze di 13 e 17 anni hanno chiesto il mio sostegno per poter affrontare in maniera più utile di quanto non stessero facendo la gestione e la comunicazione in famiglia della diagnosi di tumore della mamma. La diagnosi era arrivata 8 mesi prima dell’avvio del Percorso di Coaching Genitoriale con me e nel frattempo già era stato necessario un intervento chirurgico e stava per partire una terapia chemioterapica importante che avrebbe avuto degli effetti secondari rilevanti e non nascondibili. Fino a quel momento i due genitori avevano ritenuto la scelta più saggia, al fine di non preoccupare eccessivamente le ragazze e al fine di tutelarle e difenderle da qualcosa di potenzialmente troppo duro, di non dire loro la verità. Avevano parlato di un “piccolo intervento di routine, di nulla di grave, di una banalità, di un pochino di stanchezza”, mai erano state pronunciate le parole “malattia, rischio, preoccupazione, terapia, tumore”.

I due adulti di quello specifico sistema familiare stavano di fatto adottando un codice comunicativo basato sul tabù della sofferenza, della malattia, della paura, della morte. Grazie al percorso che abbiamo fatto insieme, li ho accompagnati nella riflessione che la Vita è certamente tanta felicità, tanta unione, tanto equilibrio, ma anche tanta sofferenza, tanta separazione, tanto, tantissimo disorientamento e il ruolo di un educatore che abbia l’obiettivo di crescere degli individui equilibrati e pronti ad affrontare la Vita nella sua interezza, è quello di offrire un esempio di come i momenti e le prove più difficili vadano riconosciuti tali con profonda consapevolezza.

Affrontare in famiglia un fallimento, una sofferenza, una brutta malattia come nel loro caso, può realmente essere una grandissima opportunità di condivisione emotiva, di conferma esplicita di affetti e sentimenti, di verbalizzazione di emozioni, di comprensione che il dolore esiste, può essere riconosciuto, urlato, pianto e poi superato.

Grazie al Percorso di Coaching, spesso utilissimo nella trasformazione di momenti critici in opportunità, i due genitori hanno identificato strumenti e modalità utili per condividere con le figlie le loro fragilità e la loro fatica rispetto alla malattia. Hanno vissuto momenti di profonda unione e crescita familiare, di sfogo sincero e di confronto con la sofferenza ma anche con la fiducia e la speranza. Proprio in uno di quei momenti la figlia maggiore ha trovato il coraggio di condividere con i genitori una sua personale e profonda sofferenza relativa al suo aspetto fisico e ha chiesto loro aiuto e sostegno. Aver percepito, visto e sentito che era possibile parlare anche di dolore e di paura, aver compreso che non erano argomenti tabù nella loro famiglia, le ha consentito di trovare il canale giusto per esternalizzare una parte importante della sua interiorità.
 
4) Jean-Paul Sartre ha parlato di libertà e responsabilità individuale. In che modo questo concetto può essere applicato per aiutare adolescenti e genitori a superare i tabù che li limitano?

Penso che in nessun altro ambito come in quello educativo, proprio della relazione genitoriale, la responsabilità individuale sia davvero fondamentale e che in nessun altro ambito come in quello, le scelte individuali, sommate ad altre scelte individuali, abbiano di fatto un valore universale. Si tratta infatti di scelte che definiscono, delineano e forgiano una generazione.

Sartre ha parlato anche della impossibilità della ‘non scelta’.
Penso che in questo contesto di riflessione, il genitore che si astiene dall’affrontare alcuni particolari argomenti considerati tabù e che quindi apparentemente non sceglie in quanto non attiva una scelta comunicativa diretta, di fatto invece ‘sceglie’ e le conseguenze sono evidenti. Si tratta infatti di una vera e propria forma di autoinganno e di sottrazione alle proprie responsabilità che includono, a mio modo di vedere, anche quella di accompagnare i propri figli a fare i conti con rifiuti, fallimenti, dolore e sofferenza.

5) Quali consigli pratici darebbe ai genitori per affrontare e infrangere i tabù che spesso impediscono una comunicazione aperta e onesta con i loro figli adolescenti?

Il Coaching si basa sull’adozione di comportamenti pratici, sull’identificazione di strumenti concreti che possano attivare quello che chiamo ‘miglioramento generativo’, un miglioramento cioè che, partendo da una piccola e specifica azione, consenta l’attivazione di un’energia funzionale al delinearsi di un sistema sano ed equilibrato.
 
Parlando della possibilità di superare alcuni dei tabù che impediscono una comunicazione aperta e onesta tra genitori e figli adolescenti, il primo consiglio che ritengo utile dare è quello di ricordare la rilevanza dell’esempio. Come ho chiarito in precedenza, ritengo che uno dei tabù più rischiosi attualmente sia quello relativo al dolore e alla sofferenza, tabù che impedisce di fatto la possibilità di trasmettere ai ragazzi il codice giusto per attivare un sano processo di consapevolezza, mentalizzazione e metacognizione, un processo quindi che consenta loro di dare forma, per esempio anche attraverso le parole, alla loro sofferenza interna.

Se quello che vogliamo è che i nostri figli siano aperti con noi, che condividano con noi le loro fragilità, le loro paure, le loro sofferenze, iniziamo noi a farlo con loro. In modo equilibrato certamente, ma aperto e trasparente. Diamo loro testimonianza che è possibile parlare di dolore, di paura, di sofferenza fisica e mentale, di morte. Facciamolo non solo invitandoli ad essere aperti e a consegnarci pezzi preziosissimi della loro interiorità, ma iniziando noi per primi a farlo con loro, fin da quando sono piccoli.

Un altro consiglio che do spesso ai genitori con i quali lavoro è quello di non temere di parlare anche di tematiche molto delicate con i propri figli. Si tratta di un consiglio che ho fatto mio dal pensiero del grande psicologo e psicoterapeuta Matteo Lancini che invita il mondo adulto ad attivare atteggiamenti che consentano di “sdoganare il diritto alla sofferenza e al dolore”.
Si può essere tristi e si può persino parlare di suicidio, tanto che lo stesso Lancini ci ricorda che “Oggi, più che mai, non bisogna aver paura di affrontare il suicidio. Il tema è troppo angosciante e si preferisce così pensare che è meglio non nominarlo, sostenendo che parlare della morte volontaria rappresenterebbe un fattore di rischio, un’istigazione a pensare al suicidio e a compiere il gesto. In realtà, è esattamente il contrario”.
 
6) In che modo il suo lavoro di life coach e coach genitoriale contribuisce ad affrontare e superare questi tabù?

Un serio percorso di Coaching Genitoriale è basato non solo sul generico desiderio di migliorare la relazione tra genitori e figli in adolescenza, ma anche e soprattutto sulla consapevolezza della necessità di dotarsi di strumenti atti a rafforzare la relazione e a promuovere una crescita e una maturazione parallela che vede i genitori accrescere la loro consapevolezza e compiere per primi un lavoro di scoperta delle loro intime modalità di funzionamento, di concrete possibilità di superamento di eventuali freni e resistenze, costituitesi anche sulla base di vecchi e inconsapevoli tabù, per poi essere in grado di assumere un ruolo di guida nei confronti dei loro figli.

7) ⁠Simone de Beauvoir ha esplorato il concetto di "Altro" nelle relazioni, in che modo ritiene che la dinamica di percepire gli adolescenti come "altri" possa contribuire alla presenza di tabù nei dialoghi familiari?

Credo che uno dei rischi più grandi nelle dinamiche comunicative e relazionali in famiglia sia esattamente quello di identificare i nostri figli come ‘altri’ da noi propriamente nel senso delineato da Simone de Beauvoir. Quindi non un’alterità intesa come individualità completa e competente di esseri dotati, finanche prima della nascita, di una loro unica e meravigliosa identità, ma un’alterità intesa come appartenente ad individui che per essere realmente riconosciuti come tali devono necessariamente essere messi in relazione al mondo adulto.

Ritengo che questo sia un rischio enorme che spesso impedisce di concentrarsi sulla relazione e potrebbe impedire ai bambini e ai ragazzi di sviluppare la loro unicità. Segna un grande limite nella comunicazione che diviene, a mio modo di vedere, univoca in quanto ricerca nell’interlocutore una risonanza alla propria identità di adulto e genitore e non la ricerca di un suono nuovo, unico e libero.
 
La negazione dell’altro (il figlio) come essere separato, libero e agente, contribuisce alla creazione di particolari tabù nei dialoghi familiari in quanto, da una parte, falsa e distorce completamente il piano di comunicazione e, dall’altra, facilita il tabù più grande e pericoloso, quello in base al quale non è consentito il riconoscimento e la delineazione della propria individualità che proprio in quanto tale non può, nella maniera più assoluta, allinearsi con quella dei propri genitori e neppure, teniamolo bene a mente, con quella del figlio ideale e idealizzato interiorizzato dai genitori stessi.

Nell’intervista con Paola Budini, ci immergiamo in una profonda riflessione sul ruolo dei tabù nella comunicazione tra adolescenti e genitori, un argomento intricato quanto fondamentale nella dinamica familiare moderna. I tabù, questi delicati non detti, pongono limiti invisibili che regolano dialoghi e comportamenti, influenzando profondamente lo sviluppo personale degli adolescenti e la qualità della relazione genitoriale. In un'era apparentemente libera e spregiudicata, dove i social media amplificano ogni voce e immagine, emerge paradossalmente una nuova forma di autocensura, a volte più sottile e insidiosa, spesso legata alle aspettative non dette e ai modelli imposti dalla società.


La conversazione con Paola ci offre una lente d'ingrandimento sui meccanismi che ancora oggi spesso impediscono dialoghi aperti e genuini, mostrando come il superamento delle barriere comunicative possa rappresentare un’opportunità di crescita straordinaria sia per i giovani che per i loro genitori.  

È una sfida che richiede coraggio, ma che al contempo promette ricompense immense in termini di consapevolezza e maturità emotiva.
In definitiva, riconoscere e affrontare i tabù nella comunicazione non è solo un atto di liberazione, ma un imperativo etico verso un futuro in cui la trasparenza, il dialogo autentico e il rispetto delle individualità possano fiorire nel cuore delle famiglie.

In questo viaggio verso una comunicazione più aperta e onesta infrangiamo vecchi tabù, vivifico strumento di crescita e di autentica connessione umana.



 


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