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Cycle-breaking: osare scegliere se stessi contro la tradizione

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Cycle-breaking: osare scegliere se stessi contro la tradizione

FiloTabù - Libertà di parlare, coraggio di svelare
Pubblicato da Roberta Visone in Articoli · Martedì 30 Dic 2025 · Tempo di lettura 5 minuti
Tags: Cyclebreakingsceglieresestessitradizioneautonomiacambiamentoempowermentcrescitapersonalesceltedivitaribellionetradizionifamiliari
Interrompere una relazione, specialmente se familiare, porta con sé diversi tabù, che in questo articolo andranno rotti.

Quando una persona racconta di aver dovuto troncare i rapporti con uno o entrambi i genitori, con fratelli e sorelle e con il parentame, la prima cosa che le viene detta è: “Ma fate pace! È pur sempre la tua famiglia! È pur sempre tua madre/tuo padre/...”. Questa e altre frasi sono spesso e volentieri derivate dall'ignoranza, poiché la gente non sa come una persona cycle-breaker è giunta a una delle scelte più difficili della vita, come si sente e come convive con questa scelta. Non sa cosa vuol dire dover rinunciare alle proprie radici (infette, ma pur sempre radici sono) e ritrovarsi a dover
ricostruire la propria vita, senza una persona che ricordi alla tua progenie come tu fossi alla loro età.
Probabilmente questa gente non sa manco cosa vuol dire il “no”, il rispetto di sé e dei propri confini, perché è più comodo per chiunque chinare sempre la testa e onorare il padre e la madre risulta ancora più importante della relazione che costoro decidono di instaurare con la prole.

In più la famiglia, almeno a parole e tramite propaganda religiosa e politica, viene ancora mitizzata e vista come rifugio sicuro, quindi chi decide di estraniarsi da un ambiente in realtà ostile viene inevitabilmente tacciatə di essere ingratə, la pecora nera che non sa perdonare, che non sa andare oltre e che ha fatto una scelta sbagliata. Viene guardatə in tralice, come se fosse una persona appestata e che ha agito in modo blasfemo. Peggio ancora se è una persona di sesso femminile ad attuare il cycle-breaking: è dovuto che la femmina sia sempre devota alle persone care, non importa quanto le calpestino i piedi e la dignità, perché la cura delle relazioni continua a essere considerata ad appannaggio esclusivo femminile. Se poi sei di sesso maschile è quasi certo che ti venga detto che ti sei fatto plagiare dalla tua partner, perché è impensabile interrompere i rapporti con la propria famiglia e risulta che gli uomini non abbiano abbastanza cervello per pensare con la propria testa.
Non entro nel discorso delle persone non binarie perché non ho ancora sufficiente materiale e non sarebbe giusto parlare per loro, al posto loro.

Questo e altri pregiudizi su chi diventa cycle-breaker sono il frutto di una ipersemplificazione: risulta più facile prendersela con la singola persona anziché con quel sistema chiamato famiglia che spesso e volentieri da una parte valorizza chi porta avanti uno status quo fatto di “bastone e carota” e di relazioni da montagne russe, mentre dall'altra sminuisce, ignora, soffoca, censura e diffama chisi addossa il pesante fardello di interrompere la trasmissione del trauma intergenerazionale per il proprio benessere quanto per quello dell'intera famiglia.

Entriamo adesso nel merito di come appare una persona cycle-breaker: puoi scorgerla sia nella persona più raggiante del mondo sia in quella più cupa, perché ogni persona affronta il cycle-breaking in modalità e tempi diversi, ricorrendo a vari aiuti, tra cui il proprio sorriso, la psicoterapia, la stesura di una tesi di laurea in psicologia proprio sul cycle-breaking e via dicendo.

Oltre l'apparenza cosa c'è?
Ci sono giorni che sembrano non passare mai, soprattutto quelli festivi: il senso di colpa può insinuarsi tra un casatiello e un rococò, perché hai osato festeggiare il Natale senza la tua famiglia di origine, perché non hai fatto loro gli auguri né i regali, perché hai deciso che volevi lo stesso rispetto che hai dato a profusione (e a vuoto) per una vita intera.
Ci sono occasioni che sei costrettə a non vivere, come il funerale di un parente comune, perché vuoi evitare che si scatenino putiferi davanti a una bara.
In più la tua progenie vuole saperne di più sulla tua infanzia, ma ti ricordi poco e nulla e non hai chi ti possa aiutare in ciò: questo è un altro tipo di dolore di cui probabilmente si parla ancora poco.
Innumerevoli sono le volte in cui ti chiedi “Chi me l'ha fatto fare?” perché non si vedono ancora i risultati attesi, ancor di più quelle in cui pensi che forse sarebbe stato meglio rimanere con loro, “così almeno sarei meno solə”, però poi rimembri tutte le manchevolezze, le ipocrisie, le disparità di trattamento, le parole di circostanza e le percosse ricevute e pensi anche di aver fatto un'ottima e necessaria scelta nell'interrompere la catena di violenze, dalle più palesi a quelle più sopraffini, subdole, invisibili.

Insomma, una persona cycle-breaker vive un percorso non lineare né tantomeno semplice e oscilla tra la “comodità” di avere ancora persone che, però, non la valorizzano, e la “scomodità” della solitudine appagante, in cui devolvi le tue energie a chi veramente le merita, in primis a te stessə.

Se hai voglia di raccontare in forma anonima il tuo percorso di cycle-breaking, non esitare a contattare la redazione di FiloTabù redazione@filotabu.it


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