Di poter decidere dell’ansia di una donna
Pubblicato da Danilo Cappella in (Alter)azioni · Venerdì 16 Gen 2026 · 3 minuti
Tags: ansia, donna, comportamento, patriarcato, tranquillizzare, potere, sistematicità, relazione, genere
Tags: ansia, donna, comportamento, patriarcato, tranquillizzare, potere, sistematicità, relazione, genere
Notte fonda.
Omar cammina per la città vuota, è lunedì sera, giorno in cui notoriamente non si manifestano per
strada “nemmeno gli spacciatori di popper”.
L’essere che si porta appresso, al guinzaglio, deve sentire un odore parecchio forte, perché tira, tira
assai, ma Omar sa come tenerlo a bada.
Sullo stesso marciapiede e nella stessa direzione, cammina una ragazza.
Omar ha sempre il terrore di queste situazioni, non sa mai come comportarsi, vorrebbe solo che lei si
sentisse al sicuro, ché lui non è lì per importunarla violentarla ammazzarla.
Ma pensa che ogni plausibile "mossa" peggiorerebbe la situazione, parlarle per calmarla, sorriderle;
l’unica sarebbe cambiare marciapiede, ma quel cazzo di cane ha un punto preciso della città dove
vuole (e deve) andare la notte, e purtroppo per la ragazza, quel luogo è proprio da quel lato della
strada.
Allora non fa nulla, continua a camminare con la testa bassa e cercando di non incrociare i suoi occhi
ogni volta che la vede girarsi per controllare di non essere in pericolo, come se non la vedesse, come
se non ci fosse nemmeno; non sa come farla sentire più al sicuro di così.
“Ad un certo punto, arriveremo a quel cazzo di cortile”, pensa tra sé e sé.
Ma intanto ha accelerato il passo, Omar, senza nemmeno farlo apposta, solo perché l'animale ha
necessità incombenti che gli fanno tirare quel guinzaglio sempre di più.
E lui lo sente, il passo di lei che accelera vertiginosamente.
Non la guarda, sente solo il rumore dei tacchi sul pavimento stradale; se lo immagina come fosse il
battito del suo cuore, sempre più veloce per la paura che tutto finisca un lunedì sera qualunque.
Quando arriva all'altezza del famoso cortiletto, Omar ci si infila subito e crea distanza, si ferma
lasciando che il cane faccia il suo e intanto volge solo per un attimo lo sguardo verso di lei.
Lei non si gira, ma il suo passo rallenta immediatamente, così come avrà fatto il battito del suo cuore,
rasserenata.
Mentre rimane lì in attesa del suo compagno di vita, Omar rimugina su quanto successo e si domanda
se non fosse esagerato preoccuparsi così tanto, se davvero fosse necessaria tutta quella paura.
Quando torna a casa, e nei giorni successivi, racconta quanto successo ad alcune amiche, e mentre
alcune gli dicono che sì, quel comportamento da parte sua è stato buono per placare l’ansia della
ragazza, un paio gli fanno notare come anche il fatto di dover allontanarsi, cambiare marciapiede,
avere il potere di tranquillizzare, è sintomo di patriarcato.
Di poter decidere dell’ansia di una donna.
Non ci hai mai riflettuto su questo, forse, o almeno non così intensamente.
Lui può decidere solo come comportarsi, come provare a convincere gli altri uomini della
sistematicità e della non casualità del problema.
Non può e non pretende di sapere cosa passa davvero nella testa di una donna, quali sensazione
prova, cosa sarebbe meglio per lei, per loro.
Serenità e libertà, forse, sarebbero il meglio.
Ma forse sarebbe stato meglio continuare ad ascoltare le loro parole, quelle delle donne.
Tutte le altre sono superflue.
Comprese queste.
