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Dietro le quinte

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Dietro le quinte

FiloTabù - Libertà di parlare, coraggio di svelare
Pubblicato da Ylenia Raviola in Intuirsi · Martedì 19 Ago 2025 · Tempo di lettura 6 minuti
Tags: dietrolequintebackstageproduzioneeventicreativitàstorytellingartecinemateatromusicadepressione
[…] Raccontare i miei traumi e le loro conseguenze sulla mia quotidianità alla persona più importante della mia vita ha sempre appesantito la gravità dei discorsi che avrei potuto condividere. Dopo essere stata derisa, spinta, emarginata, bullizzata, schernita...Volevo tornare nella mia oasi di conforto, volevo mettere in pausa il dolore provato durante la giornata e assorbire la bellezza che mamma si è sempre impegnata ad insegnarmi.

Sono andata avanti così per anni, confessandole solo ciò che non avrei potuto nasconderle, cercando di minimizzare, dentro di me, ciò che mi incuteva paura, terrore, delusione. Volevo essere una bimba serena ai suoi occhi, piena di vita, piena d'amore intorno a sé.

Credo che quella forza se la sia portata via la mia versione bambina, e tutto quel dolore che pensavo di aver accantonato nel cassetto del passato, è tornato a scalfire il mio cuore.

È bastata una goccia per riaffiorare tutto ciò che ero riuscita a fare appassire. Una frase, una perdita, un paio di delusioni sono state sufficienti per annientarmi.

Sono diventata una persona senza senso e mamma non riesce a capire come sia possibile che una ragazza come me, "a cui non manca nulla", possa provare una tale infelicità. Si colpevolizza, cerca disperatamente di scovare una formula matematica per guarirmi, desidera intravedere e colpire il punto debole di quel mostro che mi ha rubato l'anima.

La depressione mi fa le fusa ed io non sono in grado di trattenere la mia attrazione verso il terrore che ho di lei. Mi sento travolgere dalla sua nebbia emotiva, da quel brivido che distoglie il mio cuore dalla sua cronica apatia.

Cammino verso il nulla. Attorno a me, la vita va avanti. Tutto sembra procedere a gonfie vele al di fuori della mia anima, che lentamente si sgretola.

Vivo nell’agonia.
Si susseguono voci, sempre più insistenti, che mi ricordano quanto io non sia abbastanza per questo mondo. Sono il mio “Buongiorno”, durante la giornata si caricano di lame taglienti e tornano nel silenzio assordante della notte.
Le sento percorrere ogni millimetro dei miei canali interiori, poi fanno sosta dove percepiscono maggior sensibilità ed è lì che scavano voragini.

Precipito, giorno dopo giorno. Annego nelle mie insicurezze, soffoco tra le felicità altrui.

Non sento più il sapore di ciò che ingerisco, non ricordo più il suono della mia voce e anche il mio nome inizia ad affievolirsi.

Mamma mi osserva, cerca appigli a cui farmi aggrappare, cerca di ricordarmi quanto io sia importante per lei e che, in realtà, va tutto bene.
Si, è vero che va tutto bene, che sono fortunata e che ho davanti a me tante opportunità. Ho una casa sulla testa, ho persone attorno a me che mi adorano e sono in salute, se pur con qualche acciacco.
Se vedesse l’inferno che mi abita, però, si accorgerebbe di quanto la mia esile sagoma sia marcia all’interno.

Vorrei metterla nelle condizioni di capire quanto dolore sta ospitando la mia quotidianità, quanti motivi per non voler proseguire questo strazio ci sono e quanto vorrei uscire di casa a testa alta, senza la convinzione di essere inadeguata, senza sentirmi giudicata, senza dovermi rendere invisibile.

Vorrei parlare senza sentirmi costantemente parte di conversazioni in cui il mio interlocutore ha gli auricolari nelle orecchie. Vorrei che il mio catalogo emotivo venisse letto con cura, ma viene sfogliato frettolosamente, poi stropicciato e reso mangime per i giudizi.
Non l’ho scelta io questa condizione. Ho sempre avuto più sogni che capacità, ho sempre cercato sguardi amici al di fuori del mio nucleo famigliare ristretto, ho cercato empatia, rispetto, condivisione, lealtà.

Pensavo, anzi ero convinta, che la mia sensibilità mi avrebbe portata lontano e che, prima o poi, avrei lasciato tutti a bocca aperta. Ora sono io a bocca aperta, annaspando tra i giorni che mi sfuggono dalle mani e cercando l’ossigeno che fatica a nutrirmi.

Non provo più gioia e metabolizzo le notizie positive come se riguardassero persone a me sconosciute, come se fossi stata sottoposta ad una scissione tra me e la mia sensibilità.
Non trovo sonno, non trovo pace… solo ostacoli da schivare, comprese le domande curiose di chi mi circonda. “Novità?”, mi chiede mamma quando rientra da lavoro… Una parola, sei lettere, sei pugnali conficcati nel cuore…
“Raccontami dei tuoi ultimi lavori”, mi dice nonna…
“Non sarebbe meglio accantonare il sogno dell’artista e cercare qualcosa di più serio?”, mi chiede chi parla senza sapere che una frase del genere ha il potere di uccidermi…

Continuo imperterrita a lavorare su me stessa, sulla mia preparazione, sulla conferma di impegni lavorativi, sulla disperata necessità di essere abbastanza…

È il 10 febbraio 2024… Il mio risveglio apatico dopo una notte insonne ha inaugurato la giornata che mi cambierà la vita, ma ancora non ne sono consapevole…
Sono uscita di casa promettendo a mamma di provare a sconfiggere il mio inferno.
Fuori piove a dirotto. Vedo scorrere le gocce di pioggia sui finestrini del tram e le paragono a tutte le lacrime che mi stanno facendo annegare, senza sapere di essere sempre più prossima ad un sole interiore senza precedenti…

Che sia stato il caso, una fortunata scommessa del destino, un regalo divino o volontà dello zodiaco, nel momento in cui ho smesso di camminare a testa bassa, ho incontrato l'armonia di cui avevo bisogno in un concentrato di arte e bellezza, e nella cui verità ho riconosciuto la mia. Un punto luce che si espande tra le nervature più sensibili dell'arte, avvolgendo i flussi di magia appartenenti alla sfera dell'emozione.

Ho acquisito la consapevolezza di avere un valore apprezzabile, tanto complesso quanto semplice, costruito su un'emotività sincera, profonda, verticale…
Ho riscritto i miei astri, scavando nel passato e ricomponendo i frammenti depositati ai margini per paura o codardia. Il mio filo interiore ha acquisito spessore, tridimensionalità, profondità.
Ho conosciuto la mia essenza, l’ho afferrata, maneggiata, a volte trascurata e sottovalutata…Poi l’ho imprigionata nel confine di un pensiero, aspettando che accadesse qualcosa che la salvasse.
Quel qualcosa è accaduto.  
                         
 


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