Vai ai contenuti

Divieto o tabù uso dello smartphone a scuola?

Salta menù
Salta menù

Divieto o tabù uso dello smartphone a scuola?

FiloTabù - Libertà di parlare, coraggio di svelare
Pubblicato da Roberta Visone in Articoli · Venerdì 05 Dic 2025 · Tempo di lettura 6 minuti
Tags: divietousosmartphonescuolatecnologiaeducazioneregolestudentiapprendimentodistrazione
L'11 luglio 2024 è stata emessa una nota ministeriale riguardo al divieto dell'uso degli smartphone in classe, attualmente estesa anche alla scuola secondaria di II grado, poiché quest'uso spropositato diminuirebbe il livello di attenzione, “in particolare durante le lezioni di matematica” e inciderebbe “negativamente sul naturale sviluppo cognitivo determinando, tra l'altro, perdita di concentrazione e di memoria, diminuzione della capacità dialettica, di spirito critico e di adattabilità”. In più aumenterebbe il fenomeno dell'Hikikomori, caratterizzato da “isolamento sociale volontario […] rinunciando ai rapporti con il mondo esterno” (citazioni prese tutte dalla nota ministeriale).

Lungi dal voler criticare la nota tout court, emessa di sicuro per buoni fini. In questo articolo si proverà ad andare più in profondità, alla radice del problema.

Di questo divieto si è parlato durante i primi collegi docenti prima del suono della campanella, con pareri anche contrastanti: da una parte c'è chi è a favore di un ritorno alla penna e al calamaio, perché è colpa dell'abuso dei cellulari che la scolaresca non sa più leggere né scrivere, trascurando aspetti quotidiani come l'inefficienza di diverse scuole secondarie di I grado, diversi genitori che danno l'esempio stando sempre col telefono in mano e una società troppo performante che mira solo a un risultato da medaglia d'oro di progetti e progettini, venendo così meno l'importanza del processo di apprendimento a lungo termine. D'altro canto c'è chi prende atto della realtà secondo cui i mezzi di apprendimento sono cambiati e bisogna, quindi, sfruttare questa dipendenza a favore dell'insegnamento-apprendimento, guidando la scolaresca a un uso didattico e intelligente dei dispositivi elettronici e lasciandosi, a propria volta, guidare dalla loro creatività e dal loro linguaggio. Durante la DAD (didattica a distanza) vi sono stati esempi di enorme creatività, seppur non usando per forza la carta e la penna. Ne ho parlato personalmente nel mio podcast “Io sono oltre – Pensieri in libertà” alla puntata sulla DAD tanto demonizzata dai più.

Non credo si possa applicare un insegnamento-apprendimento “student-centered” se si pretende dalla scolaresca di usare sempre libri cartacei per ricerche e lavori di gruppo e di scrivere sempre con la penna. In altre parole, mettere al centro la scolaresca privandola di ciò che fa parte del proprio mondo credo sia un modo per allontanarsi ancora di più da loro. Per ripicca e per ribellione ricorreranno come minimo a sotterfugi come consegnare/tenere nello zaino uno solo dei due, tre, quattro smartphone, o passarsi un unico telefono in tutta la classe mentre si svolge una verifica scritta. Lo si faceva coi fogliettini, figuriamoci se non aguzzano l'ingegno in questo senso?
Dal mio punto di vista la nota ministeriale avrebbe pieno senso e si applicherebbe in modo del tutto efficiente ed efficace se la classe docenti potesse, per esempio, far compilare un CV in lingua o far creare altro materiale didattico avendo laboratori a disposizione e una scolaresca fornita di tablet e PC. In caso contrario ogni tentativo di recuperare la “gioventù bruciata dagli smartphone” risulta vano, anche perché come si può curare la causa della dipendenza da smartphone, se ci si preoccupa solo di curarne il sintomo togliendo il cellulare, lo stesso strumento utilizzato durante il periodo COVID per scopo didattico da docenti quanto da studenti? Come può un divieto del genere non fomentare crisi d'astinenza (perché cambia l'oggetto, ma il parallelismo tra chi dipende dalle sigarette e chi da un dispositivo elettronico risulta piuttosto calzante)? Come si creano classi competitive dal punto di vista lavorativo, se non le si prepara a linguaggi e mezzi attuali? Davvero si crede che la scolaresca invierà CV e lettere d'accompagnamento scritte a mano? Davvero si potrà compilare un foglio di lavoro in un'agenzia di tour operator senza mai ricorrere a programmi che permettono di creare tabelle e fare calcoli? Davvero si potrà creare una presentazione da proiettare su un maxischermo senza un programma e piuttosto su dei cartelloni che probabilmente verranno buttati via?

Insomma, trovo poco efficace sul lungo termine privare il corpo docenti e la scolaresca della libertà di insegnamento sancita dall'art. 33 della Costituzione: “L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento. […] La Repubblica riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme.” In virtù di ciò perché non va più incluso il cellulare “in tutte le sue forme”, laddove durante il periodo 2019-2022 è stato ampiamente usato a fini didattici per colmare il vuoto fisico dell'incontro tra docenti e discenti?

Per curare la radice del problema credo sia necessario promuovere l'educazione digitale tra genitori, docenti e studenti. In primis andrebbero creati ambienti di reale incontro tra il corpo docenti, la scolaresca e le famiglie, in cui ogni parte viene davvero ascoltata, ogni emozione viene accolta e in cui si promuove davvero il benessere delle nuove generazioni, perché no, ricorrendo anche al loro pane quotidiano e prima ancora all'educazione sentimentale, affettiva e sessuale. In secondo luogo bisogna diffondere e promuovere attività sociali che aiutino a debellare fenomeni come il cyberbullismo, il revenge porn e altre forme di violenza online che stanno sempre più prendendo piede nel mondo attuale e che costituiscono una dolorosa falla nel sistema, ossia il gargantuesco elefante nella stanza che la società patriarcale si ostina a non vedere. Terzo, sta alla scolaresca non venir meno a un patto fatto di onestà intellettuale, garantendo un uso appropriato dei cellulari durante le lezioni in cambio della libertà di insegnamento-apprendimento. Parlando di patti, non si può non raccomandare al corpo docenti di spogliarsi dell'idea che l'attuale scolaresca debba per forza apprendere come abbiamo fatto noi delle generazioni precedenti, perché sono figliə del proprio tempo, non figliə dei nostri. Purché imparino, il fine giustifica i mezzi.

Mi fa piacere sapere cosa ne pensi: se vuoi commentare e condividere questo post, scrivi qui e clicca i pulsanti per la condivisione.
Se hai voglia di raccontare in forma anonima il tuo pensiero sul divieto dell'uso dei cellulari a scuola, non esitare a contattare la redazione di FiloTabù redazione@filotabu.it


FiloTabù ETS
CF: 96647800588
via San Telesforo 10, Roma

Site Powered By Novus88
Torna ai contenuti