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Elvira Notari. Oltre il silenzio: quando il cinema diventa donna

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Elvira Notari. Oltre il silenzio: quando il cinema diventa donna

FiloTabù - Libertà di parlare, coraggio di svelare
Pubblicato da Anastasia Fonti in Contronatura · Domenica 21 Dic 2025 · Tempo di lettura 6 minuti
Tags: ElviraNotaricinemadonnesilenziostoriadelcinemaregistefilmempowermentculturaarte
2025, Visioni Verticali ospita la proiezione di Elvira Notari. Oltre il silenzio, il documentario di Valerio Ciriaci che riporta al centro della scena la prima regista della storia del cinema muto italiano. Il film, realizzato tra Italia e Stati Uniti, viene presentato con Antonella Di Nocera, produttrice e presidente di Parallelo 41, ed Enrico Bufalini, Direttore di Produzione, Distribuzione e Archivio Luce Cinecittà.

Il documentario non è soltanto un’opera di ricostruzione storica: è l’incontro con una donna che, oltre un secolo fa, ha immaginato un cinema libero e profondamente contemporaneo, esplorando la vita e la cultura popolare napoletana. Una donna che ha infranto regole non scritte, costruendo il proprio percorso artistico in un tempo che alle donne concedeva poco o nulla. Moglie, madre, lavoratrice e autrice, Elvira trova in Nicola Notari non solo un compagno di vita, ma un alleato creativo: un amore che diventa spazio di possibilità e fondamento di un progetto condiviso, raro e radicale per l’epoca.

Il film si apre con un potente gioco di rimandi visivi: il Golfo di Napoli con il Vesuvio sullo sfondo, i vicoli, i volti dei napoletani che camminano, lavorano, si fermano a parlare. Le immagini del primo Novecento si intrecciano con quelle di oggi: cambiano i vestiti, i mezzi di trasporto, la velocità del tempo, ma la città resta. Ed è qui che avviene la scoperta più sorprendente: lo sguardo di Elvira Notari, che filmò quelle stesse scene, era già modernissimo, capace di attraversare il tempo e di parlare ancora al presente.

Prima di entrare nel cinema, Elvira cuciva. Un lavoro manuale, paziente, fatto di precisione e cura. È impossibile non leggere in questo passaggio un segno profondo: dal cucire stoffe al cucire immagini, dall’ago al montaggio della pellicola. Il suo cinema nasce dall’artigianato, dalla costruzione lenta, dall’assemblaggio minuzioso. I fotogrammi venivano colorati e dipinti a mano, uno per uno. Ogni film era un’opera unica, frutto di tempo, attenzione e lavoro collettivo.

Il cinema di Elvira Notari è una bottega viva: coinvolge la famiglia, gli affetti, il quartiere. Arriva a fondare una vera e propria scuola di recitazione, formando lei stessa i volti che avrebbe portato sullo schermo. Non cerca attori costruiti, ma persone reali, corpi autentici, capaci di restituire emozioni vere. In un’epoca in cui il cinema era ancora un territorio da inventare, Elvira crea un metodo, una comunità, un linguaggio.



Ma la sua vera rivoluzione sta nelle storie che sceglie di raccontare. Nei suoi film compaiono relazioni segnate dalla violenza, matrimoni opprimenti, donne costrette a fuggire per salvarsi. Elvira Notari mette in scena, con lucidità e coraggio, una critica profonda ai rapporti di potere all’interno della coppia, anticipando di decenni temi che diventeranno centrali solo molto più tardi. Le sue protagoniste non sono mai passive: desiderano, resistono, si ribellano. Una femminilità complessa, che non rinnega la propria componente erotica, né la propria corporeità, ma rivendica il diritto di scegliere, di amare e soprattutto la libertà di poter sbagliare. Donne in fuga da una società che impone ruoli rigidi, schiacciate e condannate dallo sguardo maschile, ma animate da un desiderio che non si spegne mai. Eroine femministe capaci di guardare oltre il silenzio imposto, disposte a tutto, anche alla morte, pur di non rinnegare mai se stesse.

Questo cinema è insieme intimo e politico. Elvira racconta una Napoli povera e popolare, fatta di vicoli, tradizioni, lavoro precario, sentimenti intensi e speranze fragili. Con pochi mezzi, ma con uno sguardo radicalmente onesto, anticipa quello che sarà il Neorealismo: un cinema che parte dalla realtà per restituirne la verità umana.

Proprio questa onestà diventa la sua condanna. Nel 1930 il fascismo interviene, negando l’approvazione ai suoi film perché “offendono la dignità di Napoli e dell’intera regione”. Lo studio viene chiuso, la produzione si interrompe, Elvira si ritira a vita privata a Cava de’ Tirreni, dove morirà nel 1946. Il silenzio cala sui suoi film e sul suo nome.

Il documentario di Valerio Ciriaci attraversa questi vuoti e li trasforma in materia viva. Accanto alle testimonianze di studiosi che hanno contribuito alla riscoperta del cinema muto napoletano – da Mario Franco a Vittorio Martinelli, fino a Giuliana Bruno – il film coinvolge artiste e artisti contemporanei che dialogano creativamente con l’eredità di Elvira. Una fotografa ricostruisce la sua figura attraverso scatti in costume, con Teresa Saponangelo nei panni della regista; un’artista visiva lavora sul ricamo, intervenendo sulle ristampe dei fotogrammi per attualizzarne il senso e reinterpretarne il significato. Il documentario diventa così non solo racconto, ma gesto performativo, riflessione viva su uno sguardo che purtroppo continua a interrogare ancora il presente.



A centocinquant’anni dalla nascita, Elvira Notari. Oltre il silenzio restituisce finalmente spazio, voce e luce a una donna che ha saputo immaginare un cinema libero. Un cinema che parla di donne, di corpi, di desiderio, di ingiustizia e di resistenza. Un cinema che, oggi come allora, non ha paura di guardare la realtà e raccontarla.

Perché dobbiamo guardarlo
Vedere il film significa dare spazio alle voci delle donne di ieri e di oggi, riconoscendo quanto i limiti imposti dalla società siano ancora presenti. Nei film della regista, le protagoniste vivono relazioni segnate dalla violenza e dall’invisibilità: dinamiche che risuonano con forza nel presente, in un tempo ancora attraversato dai femminicidi e da una profonda mancanza di ascolto. Già allora, il suo cinema denunciava un potere capace di opprimere e normalizzare la violenza, restituendo dignità e centralità a donne relegate al silenzio. Questo documentario ci ricorda che la libertà non è sempre concessa, ma va SEMPRE immaginata, rivendicata e difesa.
 
 
 


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