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Festivalfilosofia 2025: l'emozione di una comunità che si educa insieme

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Festivalfilosofia 2025: l'emozione di una comunità che si educa insieme

FiloTabù - Libertà di parlare, coraggio di svelare
Pubblicato da Valeria Genova in Articoli · Martedì 23 Set 2025 · Tempo di lettura 4 minuti
Tags: Festivalfilosofia, 2025, Paideia, segno, profondo, piazze, scuole, filosofia, eventi, culturali, educazione, comunità, riflessione
Il Festivalfilosofia 2025, che si è svolto dal 19 al 21 settembre a Modena, Carpi e Sassuolo, ha chiuso la sua 25ª edizione con un successo che va oltre i numeri. Il tema, Paideia, ha trasformato le città in un’aula diffusa, in cui migliaia di persone hanno respirato insieme la forza dell’educazione, della formazione e della cultura condivisa.



Piazze piene di giovani: un segno di speranza

L’immagine più forte che rimane è quella delle piazze colme di giovani, studenti e studentesse seduti per terra, sotto il sole di settembre, ad ascoltare filosofi, pensatori, intellettuali. Non un pubblico di nicchia, ma una comunità intergenerazionale che ha reso visibile come la filosofia, se condivisa, possa diventare emozione collettiva.
È il “miracolo laico” che il Festival sa creare: cultura che diventa carne, voce, sguardo, comunità.

Paideia: educazione come costruzione di comunità

Il tema scelto per questa edizione non era casuale. Paideia, dall’antico greco, significa formazione integrale della persona, educazione al vivere comune. In un momento storico attraversato da incertezze, disuguaglianze e trasformazioni rapide, discutere di educazione è stato un atto politico e civile, prima ancora che culturale.
Come ha ricordato Daniele Francesconi, direttore del Festival:

“Si torna sui banchi di scuola…il momento è ideale per discutere di educazione a monte e a valle, sia come costruzione dell’identità sociale, sia affrontando i temi cruciali del dibattito pubblico.”



I protagonisti: lezioni magistrali e nuove voci

Il Festival ha portato in scena grandi maestri e nuove prospettive:

• Massimo Cacciari ha riflettuto sul legame tra individuo e comunità, sottolineando come non ci sia formazione senza radici condivise.
"Non esiste educazione senza comunità: crescere significa imparare a vivere con l’altro, a pensarsi dentro un destino condiviso."

• Umberto Galimberti ha invitato a ripensare la scuola come luogo di crescita dell’anima e non solo di trasmissione di nozioni.
"Educare non significa solo trasmettere nozioni, ma aprire spazi interiori dove i giovani possano riconoscersi, pensarsi e immaginare un futuro possibile."

• Michela Marzano ha richiamato l’importanza dell’educare al rispetto dell’altro, all’empatia, all’etica del quotidiano.
"Gli adolescenti hanno bisogni di figure cui identificarsi e/o ribellarsi."

• Massimo Recalcati ha offerto la sua riflessione sull'erotica dell'insegnamento, il desiderio e l’esperienza come dimensioni fondamentali nei processi educativi.
"L'influencer parla per essere ascoltato, il maestro si fa ascoltare perché parla di ciò che gli preme."

• Matteo Lancini ha parlato di ascolto, relazione e trasmissione, chiedendosi cosa significhi oggi “fare gli adulti”.
"E' in corso un lavaggio della coscienza da parte degli adulti."

• Ivano Dionigi ha tenuto un’orazione su “Chi fa la scuola?”, ponendo l’accento sul ruolo della comunità e delle istituzioni nella formazione.
"Ogni scuola è erede e custode di una tradizione: educare significa non interrompere la trasmissione, ma trasformarla in vita e futuro."

• Accanto ai nomi storici del Festival, nuove voci come James Boyle, Marina Garcés e Daniel Innerarity hanno portato uno sguardo internazionale, mostrando che Paideia è un concetto ancora attuale e globale.

La scuola al centro del dibattito

Uno dei meriti di questa edizione è stato rimettere la scuola al centro del discorso pubblico. Non come istituzione burocratica, ma come spazio vitale in cui si formano cittadini, coscienze critiche e capacità di futuro.
Laboratori, incontri per studenti e insegnanti, iniziative dedicate alle nuove generazioni hanno reso evidente che il Festival non ha parlato solo “di” scuola, ma “con” la scuola.



Cosa resta dopo il Festival

Finito l’evento, resta la consapevolezza che l’educazione è una responsabilità collettiva. Le piazze piene, le voci dei filosofi, i giovani attenti: tutto questo diventa patrimonio comune. Paideia ci ricorda che educare non è un compito delegato solo agli insegnanti, ma un processo che riguarda famiglie, istituzioni, città intere.

Ecco perché il Festivalfilosofia 2025 non si chiude davvero: lascia semi che continuano a germogliare nelle scuole, nelle case, nei dibattiti quotidiani.



Photo credits by Media Mente per festivalfilosofia


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