Genitori soli: il tabù nascosto dietro la maternità e la paternità
Pubblicato da Roberta Visone in Articoli · Venerdì 28 Nov 2025 · 4 minuti
Tags: genitori, soli, maternità, paternità, solitudine, difficoltà, genitoriali, Meridione, supporto, ascolto, tabù, genitorialità
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Il tabù di oggi riguarda la solitudine dei genitori, soprattutto (ma non solo) delle madri.
Sei nel Meridione e provi a esprimere a parole le difficoltà genitoriali che ti fagocitano in una spirale senza fine. Ti aspetti una pacca sulla spalla, una mano che ti aiuti o con la prole o con la gestione della casa, un ascolto attento, attivo e senza giudizi. Qual è la realtà in molti casi?
“Hai voluto la bicicletta? Ora pedala!”
“Se pensavi che fossero bambolotti, ti sei sbagliata di grosso!”
“Forse era meglio se non li facevi, i figli.”
“Perché andare a lavorare, se poi devi pagarti la babysitter?”
“Ora che sei madre ci sono cose che non puoi fare.”
“Devi seguire spiritualmente i tuoi figli, quindi tutte le domeniche a messa!”
Il tutto accompagnato da spalle voltate a una tua minima richiesta di aiuto, da mani che chiedono soldi poiché “nessuno fa niente per senza niente” e “il tempo è denaro” e da sguardi disgustati perché “come osi essere una madre diversa da quella pretesa e osannata dal patriarcato?” e “come osi aiutare la tua partner? Tu, uomo, devi solo portare la pagnotta a casa, se no sei un Cenerentolo, un mammo!”.
Gente che è stata beneficiata per anni di aiuti gratuiti da parte delle proprie famiglie osa mettere bocca su situazioni che non conosce: oltre al danno di non avere sufficienti supporti statali, c'è anche la beffa dell'ignoranza di chi dovrebbe starti vicino e invece dimostra di non volere affatto il tuo bene. “Donna schiava, stira e lava...e bada solo tu ai tuoi figli perché tu sei la mamma” è uno dei tanti mantra che vengono detti, sussurrati, espressi con un linguaggio verbale e non, perché tu hai voluto diventare genitore e quindi te la devi piangere da sola.
Quando si diventa genitori la gente ha un'amnesia totale su chi sei al di là del tuo ruolo genitoriale, che è solo uno dei vari assunti nell'arco della vita. Per non parlare dei sensi di colpa indotti nel momento in cui osi andare oltre il tuo ruolo e reclami il tuo diritto di vivere nell’autenticità. “Forse non amo abbastanza i miei figli”, “Forse non fa per me essere genitore” e altri cupi pensieri raddoppiano il senso di solitudine della generazione millennial quanto di quelle successive.
Quando diventi genitore ti ritrovi in un bivio: ingoiare rospi di fronte a giudizi e consigli non richiesti, pur di avere persone cui affidarti, o mandare a quel paese la gente ignorante. In entrambi i casi ti ritrovi a fare l'equilibrista tra la tua vecchia identità, messa il più delle volte da parte, quella nuova in cui ti devi ancora ambientare e ciò che la gente e la società si aspettano da te. Hai paura di deludere progenie, partner, familiari, e quindi, con la testa china oppure a testa alta, prosegui il tuo percorso di genitorialità.
Ti suona familiare questo quadro della disperazione?
Non preoccuparti: è una faccenda piuttosto comune, che si può almeno in parte risolvere nel momento in cui comunichi con le persone adatte, come donne e madri che vivono la tua stessa situazione e padri e uomini anche loro stufi di obbedire ai dettami del patriarcato che li vorrebbe maschi alfa che non devono chiedere mai e che non devono mai mostrare emozioni, tranne la rabbia (questa sì che a loro è concessa, mentre le donne un altro po' devono soffocare pure la tristezza, perché se no passano per lamentose). Inoltre, quando ti affidi a del personale specializzato in genitorialità, alla psicoterapia e, ultimo ma non meno importante, alle community online, ciò può essere un ulteriore balsamo sulle tue ferite. Il “vaffa” resta comunque una valida soluzione. Provare per credere!
Spero che chi legge questo articolo si senta meno solo e trovi la forza di cercare il supporto adatto, pagando o gratuitamente.
Della mia maternità ho parlato anche nel podcast “Io sono oltre – Pensieri in libertà”, creato proprio mentre ero puerpera del mio secondogenito.
Se hai voglia di raccontare in forma anonima la tua esperienza di maternità e di genitorialità, non esitare a contattare la redazione di FiloTabù redazione@filotabu.it
