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Gli hikikomori e l’approccio psico-cognitivo nei confronti del vestiario

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Gli hikikomori e l’approccio psico-cognitivo nei confronti del vestiario

FiloTabù - Libertà di parlare, coraggio di svelare
Pubblicato da Elena Maria Colizzi in Articoli · Lunedì 19 Gen 2026 · Tempo di lettura 5 minuti
Tags: hikikomoriapprocciopsicocognitivovestiarioisolamentoculturagiapponeserealtàitalianasfidasocialefenomenosocialegioventùsupportopsicologico
Un fenomeno di vasta portata che ha coinvolto nel baratro della povertà sociale l’intero Estremo Oriente, sembra diffondersi velocemente anche nei paesi dell’Occidente, inclusa l’Italia; si sta parlando dei cosiddetti ‘hikikomori’. Si tratta di una categoria di individui senza lavoro né famiglia che vivono isolati dall’esterno per mesi, e, nel peggiore dei casi, anni. L’Italia ne ha 100 mila complessivamente, ma è un valore che potrebbe subire delle variazioni con il passare del tempo e con l’aumento di un mondo iper-digitalizzato, in cui si può ricevere di tutto direttamente a casa con un semplice click. Il Giappone, invece, ha superato i record con oltre un milione di persone che vivono attualmente in questa situazione di disagio sociale e psicologico. A conferma di questo dato, sono state condotte accurate interviste a hikikomori da noti esponenti dei servizi televisivi giapponesi come NHK Japan e Asahi TV.
Ciò che mi ha colpita di più è come la reclusione spontanea possa essere trasmutata in un percorso di guarigione, quando si costruisce uno spirito di intraprendenza, step by step, assieme a una comunità che, da assente, diviene attiva e operante, ed è quanto accaduto a una giovane ragazza giapponese di nome Hina Matsuzaki di cui vi racconto brevemente la storia. Hina è stata una hikikomori per circa tre anni dopo aver sperimentato un tragico picco depressivo all’età di diciassette anni, e da quel momento aveva perso qualsiasi speranza di poter, un giorno, rivedere nuovamente la luce del sole senza timore del rifiuto da parte della società. I suoi coetanei, molti dei quali erano andati avanti con la loro vita, sembravano essersi dimenticati della sua esistenza. Tuttavia, la forte passione per i vestiti e il cucito che lei aveva nascosto per tutto quel lungo periodo di oscurità ha preso il sopravvento, e l’ha aiutata a emergere dal torpore della sua abitazione. Lei ha cominciato a credere che esiste un modo per rimettersi sulla carreggiata del proprio destino, quando si ha il coraggio di giocare con la fantasia.
Ma in che senso? Hina è riuscita a costruire da zero un blog e un progetto crowdfunding in un periodo difficile come quello del Covid-19, che consiste nella creazione, con altri hikikomori, di ‘vestiti che aiutano le persone a uscire’ a supporto degli hikikomori stessi sparsi su tutto il territorio giapponese. Questi capi d’abbigliamento sono delle felpe sportive di diversi colori, lunghe, comfy e oversize caratterizzate da una grande tasca intorno alla pancia contenente un peluche di pezza a scelta dell’acquirente. La decisione di inserire il peluche nel design ideato da Hina è dovuto a uno specifico approccio psico-cognitivo, secondo cui un hikikomori può sentirsi facilitato a sconfiggere le sue insicurezze interiori che gli provocano la fobia di uscire fuori, facendo finta di mettere la mano in tasca per accarezzare il piccolo peluche incorporato che lo metterebbe psicologicamente a suo agio in ambienti molto affollati. Questa tecnica è una strategia geniale per masterizzare il controllo del desiderio di auto-isolamento, e dovrebbe comportare una graduale reintegrazione dell’individuo nei contesti sociali che aveva deciso di abbandonare in maniera radicale; la definizione esatta della missione di Hina è dare avvio al ‘rehab dell’hikikomori’. C’è da aggiungere che un oggetto carino ha la capacità di trasformarsi in uno strumento di grande efficacia, principalmente perché il metodo di utilizzo del peluche è versatile in quanto è estraibile, e può essere indossato con altri outfit, oppure, anche come portachiavi.

Un fattore socio-psicologico molto interessante che è stato evidenziato da parte di svariate rubriche di bloggers giapponesi, per la maggior parte donne, è come gli hikikomori tendano a non sapere come vestirsi, per via della loro paura di apparire sempre inadeguati agli occhi degli altri. Da qui, nasce l’idea di creare un ‘angolo dei consigli’ online in merito alla moda per questa categoria sociale, che va dall’adolescenza fino a raggiungere la mezza età. In un blog sulle tonalità del rosa di una certa Yuruko Morin, sono state fornite delle tips essenziali per vestire in modo confortevole per chi vorrebbe riprendere in mano le redini della propria vita:

1) è preferibile coordinare colori tenui, non troppo vistosi, che conferiscano uno stile basic apprezzato da tutte le fasce d’età;
2) coordinarsi utilizzando colori che esistono in natura per ottenere un effetto ‘al naturale’ che distingue dalla massa, come bianco, nero, beige, grigio scuro, kaki, rosa pallido, lillà chiaro e azzurro cielo;
3) è possibile coordinare fino a tre colori, per evitare mixture esagerate, di cui due di base fra quelli precedentemente citati e uno leggermente più marcato;
4) è consigliabile indossare una fantasia sulla parte superiore dell’outfit, con la parte inferiore monocolore, oppure optare per il mono su tutto il corpo;
5) è vietato indossare abiti che ricordino il periodo della depressione o, comunque, qualsiasi evento spiacevole del passato che possa comportare ripercussioni emotive forti dovute al trauma;
6) acquistare vestiti online è un buon inizio per cominciare a rinnovare il guardaroba, o comprare abiti che facciano stare bene con sé stessi;
7) provare a confrontarsi con gli altri, dopo aver superato la reclusione volontaria, aiuta ad avvicinarsi alla moda di tendenza e sprona a ricreare una migliore versione di sé e uno stile unico e autentico.

Si può concludere con sicurezza che , aumentare le occasioni di contatto sociale è di inestimabile importanza, una volta che si è riusciti a riprendere fiducia nei confronti della propria capacità di vestirsi, e del proprio aspetto esteriore.


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