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Gli psicologi devono aiutare? NO!

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Gli psicologi devono aiutare? NO!

FiloTabù - Libertà di parlare, coraggio di svelare
Pubblicato da Lucia Li in Il filo di Minotauro · Mercoledì 26 Nov 2025 · Tempo di lettura 4 minuti
Tags: psicologiaaiutareglialtritabùfilotabù
Se facessimo un sondaggio tra alunne e alunni iscritti a Psicologia, chiedendo loro di esprimere la motivazione riguardo alla scelta del corso, statisticamente una significativa porzione risponderebbe: “Perché voglio aiutare gli altri”.
Una bella motivazione, diremmo, ma è davvero così?

Invece, non è scontato che si tratti di un buon punto di partenza per chi abbia intenzione di lavorare a diretto contatto con le persone.

Quando il comportamento è benevolo, bisogna riflettere sulla motivazione; quando la motivazione è benevola, bisogna riflettere sul comportamento.

Sembra uno scioglilingua, ma è molto più semplice da capire con un esempio.

Supponiamo di avere davanti a voi due individui, A e B.
L’individuo A è un capitalista con la sua azienda e innumerevoli filiali.
L’individuo B è un lavoratore che a malapena riesce ad arrivare a fine mese.
Entrambi decidono di versare regolarmente e mensilmente una quota di denaro a una nota associazione di beneficenza.
Dunque, la premessa è che entrambi svolgono la stessa azione, mentre la domanda consiste nel comprendere se a entrambi spettano le stesse conseguenze.

Evidentemente no.

Infatti, spesso le classi egemoni utilizzano la beneficenza come mezzo di produzione, al fine di accrescere positivamente la propria figura e, di conseguenza, l’immagine del brand delle loro attività remunerative.

Oggettivamente, a prescindere dalla forza motrice introspettiva del capitalista, l’atto di finanziare servizi e associazioni a scopi solidali e non lucrativi è messo in esposizione a tutti. Ed è proprio questa spettacolarizzazione della virtù che gli reca ulteriore profitto.

Mentre il capitalista acquisisce notorietà e visibilità, cosa ne ricava il nostro lavoratore precario?

Se è particolarmente fortunato, viene apprezzato e ringraziato, ma nella maggior parte dei casi non succede nulla, se non che i parenti lo rimproverano per l'inutilità della sua azione, la quale apparentemente non produce alcun effetto significativo, oltre ad appesantire ancora di più la pressione della vita.

Siamo giunti alla conclusione: l’azione benevola non può essere l’unico fattore su cui basare la nostra considerazione, il nostro comportamento, la nostra fiducia e la nostra impressione.

Dunque, è importante distinguere l’azione dall’agire.

L’azione in sé, a differenza dell’agire, è un concetto definito e dicotomico. Solo con l’agire sociale l’essere umano assume le sue sfumature, di cui non possiamo, fortunatamente e sfortunatamente, fare a meno.

Per esempio, rubare alimentari al supermercato è un atto delinquente da condannare in quanto viola il codice civile. L’azione del rubare è sbagliata, e su questo siamo certi, ma la nostra visione cambierebbe se il ladro fosse un genitore disoccupato che deve provvedere al mantenimento della sua famiglia.

Dunque, la motivazione è la forza motrice che alimenta l'azione, e questa fa davvero tanta differenza nella nostra quotidianità. Pertanto, vorrei dare un consiglio spassionato ai futuri aspiranti di psicologia e ai professionisti.

Le persone non hanno bisogno di essere aiutate, ma di essere accompagnate.

Vi spiego cosa intendo.

Indubbiamente, aiutare le persone è una virtù apprezzabile e impeccabile. Tuttavia, vorrei invitarvi a mettervi nei panni di qualcuno che sta soffrendo e che, di conseguenza, non riesce a fare altro che soffrire.

E ascoltatemi di nuovo:
“Fatti aiutare!”
“Se ti comporti così, non posso aiutarti e, alla fine, ci rimetti tu e a me non cambia niente.”

Paradossalmente, nonostante l'atteggiamento sia benevolo, l'altro si sentirebbe sotto pressione per dover soddisfare il bisogno di colui/colei che vuole aiutare, cioè proprio colui/colei che dovrebbe sentirsi supportato.

Pertanto, la prossima volta che dichiarate la vostra volontà di aiutare l’altro, tenete a mente queste domande:
Qual è la vostra motivazione? State cercando di aiutare l'altro perché volete aiutarlo, o perché non riuscite a tollerare il suo malessere?

E ora ascoltatemi di nuovo: qual è la vostra motivazione? State cercando di aiutare l'altro perché volete aiutarlo, o perché non riuscite a tollerare il suo malessere?

La risposta può essere variegata, ma ricordate di sperimentare le emozioni, che siano vostre o altrui, viverle pienamente ed averne cura, esprimendole con il corpo e con il cuore.


FiloTabù ETS
CF: 96647800588
via San Telesforo 10, Roma

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