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I tabù su Cuba: arma nelle mani dell’imperialismo

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I tabù su Cuba: arma nelle mani dell’imperialismo

FiloTabù - Libertà di parlare, coraggio di svelare
Pubblicato da Alberta Robin in Articoli · Giovedì 14 Mag 2026 · Tempo di lettura 4 minuti
Tags: Cubatabùimperialismopoliticastoriaculturasocietàresistenzaeconomiageopolitica
Recentemente è partito e tornato dall’Avana il Nuestro America Convoy to Cuba. L’obiettivo è stato quello di portare a Cuba  gli aiuti umanitari e rafforzare la solidarietà fra popoli. Fra i calabresi, si è imbarcato un attivista dell’assemblea cosentina di  Potere Al Popolo, organizzazione politica che, a Cosenza, si è occupata, insieme ad altre realtà territoriali (Auser Cosenza, Comitato per la Palestina del Savuto ecc.), di raccogliere e smistare i farmaci destinati a Cuba.
A causa dell’intensificarsi delle misure repressive contro il paese imposte dal governo imperialista degli USA, Cuba vive un momento di asfissia.

Diversi sono stati i tabù costruiti attorno a Cuba nel corso degli anni. C’è quello per il quale a Cuba non funzioni nulla. Nonostante il bloqueo che mette Cuba con le spalle contro il muro, l’Avana è riuscita a costruire un sistema sanitario pubblico accessibile a tutti e tutte e anche l’istruzione è uno dei  suoi punti forti.

C’è poi il tabù della demonizzazione di Fidel Castro. La figura di Fidel vive in una polarizzazione fra chi lo rappresenta come l’eroe antimperialista e chi lo rappresenta come un demone. Fidel è quindi visto da molti esclusivamente come un dittatore sanguinario, senza considerare i risultati che sono stati raggiunti nella sanità e nell’istruzione sotto il suo governo, elementi che sono stati considerati come esempio da figure quali Nelson Mandela. Un altro tabù che Cuba vive da anni è quello per il quale l’Avana sia sotto il narcotraffico, elemento in contrasto con i dati sulla circolazione di droga a Cuba .

La narrazione di Cuba come narco-stato risale all’episodio di Ochoa, giustiziato con l’accusa di traffico di droga. Il tabù su Fidel invece si  è consolidato nel periodo d’oro della rivoluzione cubana. Rompere questi tabù oggi è difficilissimo.

Il controllo della geopolitica globale da parte di Israele e USA rende difficile lo scardinamento di questi tabù.

Gli USA hanno oggi il pieno controllo delle infrastrutture mediatiche e detengono una grande capacità di imporre narrazioni distorte e univoche sul paese. Israele ha sempre votato a favore del bloqueo cubano, per garantirsi il controllo degli USA, in modo che non votino a sfavore delle politiche israeliane colonialiste. Cuba infatti è stato uno dei primi paesi a riconoscere lo Stato della Palestina e mantiene una posizione ferma su questo aspetto.

Il Nuestra America Convoy  è stato fondamentale non solo per sostenere Cuba nella sua lotta contro l’imperialismo americano, ma anche per rispondere alla solidarietà manifestata dai cubani negli anni, attraverso  manovre come la creazione  delle Brigate Henry Reeve, formate  nel 2005 per rispondere a epidemie e disastri in tutto il mondo. Nel 2024 e 2025 Cuba ha continuato a inviare personale nelle zone di crisi, anche in Italia. La scuola di medicina dell’Avana ha formato gratuitamente persone provenienti da zone disagiate, come la Palestina stessa, garantendo ai palestinesi un futuro che nei territori occupati sarebbe stato impossibile.

Riflettere su Cuba, in un momento in cui l’imperialismo sta causando devastazione e morte dappertutto, vuol dire spostare il focus verso un paese che ha inglobato da sempre un’anima solidale e la solidarietà fra popoli è l’antidoto alla guerra e al colonialismo, ma riflettere su Cuba vuol dire anche porsi una domanda: possiamo davvero essere liberi o viviamo in un mondo in cui ormai non è più possibile affermare la propria autonomia?


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