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Il corpo cambia, la pelle tira, è grave ma tu danza

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Il corpo cambia, la pelle tira, è grave ma tu danza

FiloTabù - Libertà di parlare, coraggio di svelare
Pubblicato da Agnese Rabagliati in Libera e Imprudente · Martedì 14 Ott 2025 · Tempo di lettura 4 minuti
Tags: dolceattesacambiamentidelcorpogravidanzaemozioniansiaecografiaginecologialimbosperanzepaurabenesseredanza
La chiamano dolce attesa, di dolce c'è poco ma di attesa, beh quella è molta.

Dalla mattina delle due lineette, qualcosa nella mente si accende e non si spegne più. Il percorso, per quanto incerto, è ormai iniziato. Superato il panico dei primi giorni, si oscilla costantemente tra un "lo voglio" e un "non lo voglio". Vivi in un limbo e speri che vada tutto bene, qualsiasi cosa significhi.

Nei primi tre mesi occorre restare ancorati al presente, ma non si può fare a meno di fantasticare. Ogni volta, in bagno, temi di scorgere una macchia rossa sull’intimo. La fine dei giochi. Alla prima ecografia, la ginecologa sorride e dice: «E adesso incrociamo le dita».

Tu lo sai bene: un aborto spontaneo in questa prima fase è tutt'altro che improbabile. Lo sai perché tra amiche ci si confida, hai già ascoltato molti racconti di chi ci è passata. Sai perfino cosa significa “bambino arcobaleno”, quel termine poetico usato per indicare un figlio nato dopo una perdita.

Il tuo compagno invece no. Lui non ha mai sentito nulla di tutto questo. Alla frase della ginecologa sbianca: è la prima volta che realizza che una gravidanza può anche non andare avanti. È vero, è un tema che tra donne emerge, ma quasi sempre sottovoce. Eppure l’aborto spontaneo è molto più frequente di quanto si pensi: circa 1 gravidanza su 4 si interrompe nelle prime settimane.

Si decide quindi di tenere il segreto: per scaramanzia, per non dare troppo peso a qualcosa di così fragile e perché la notizia è troppo grande per essere già condivisa col mondo. C'è bisogno di un'elaborazione intima. O forse non c'è ancora bisogno di nessuna elaborazione. Serve solo silenzio, mettere in pausa i pensieri e attendere.

Passati i 3 mesi s'inizia con calma a rendere partecipi della notizia le persone attorno a noi. I primi annunci escono incerti, dire "sono incinta" suona assurdo. Quasi ci si sente un'impostora, sembra così irreale che una persona possa crescere dentro di te. Poi, con il tempo, il gioco degli annunci diventa divertente. Si escogitano modi sempre nuovi per condividerlo e ci si gusta le diverse reazioni di ognuno. Chi si commuove e ti abbraccia, chi rimane sotto shock e non riesce più a formulare una frase di senso compiuto, chi non si stupisce affatto e chi non ci crede finché non mostri l'ecografia come prova inconfutabile.

Le settimane scorrono e inizi a confrontare la dimensione del tuo feto con frutti e verdure. Non te ne capaciti. Cresce lui, cresci tu. La pancia si arrotonda, il corpo si appesantisce. Le persone notano il tuo cambiamento. Tu lo guardi con distacco. "ma non sono sempre stata così?". Guardi le vecchie foto e capisci che no, non sei sempre stata così. Forse il cervello fatica a realizzarlo.

Poi lo realizzi. Eccome che lo realizzi.

Un caldo pomeriggio di luglio, spaparanzata sul lettino a goderti l'ultimo sole, un improvviso colpetto interno. Non è un borbottio della pancia e neanche una bolla d'acqua. È proprio diverso, è qualcosa di nuovo, mai provato prima. Viene da dentro di te, ma non sei tu. In quell'istante lo capisci: adesso siete in due, nello stesso corpo.

Sei diventata una bella matrioska, proprio come quelle che ti incantavano da bambina.


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