Il lato invisibile dell’autismo: storia di una sibling
Pubblicato da Roberta Visone in Articoli · Venerdì 14 Nov 2025 · 6 minuti
Tags: autismo, sibling, storia, esperienza, emozioni, famiglia, supporto, invisibile, relazioni, crescita
Tags: autismo, sibling, storia, esperienza, emozioni, famiglia, supporto, invisibile, relazioni, crescita
In questo articolo si romperà un tabù a tema autismo: essere sibling, ossia fratello o sorella di persona autistica, la cui voce è spesso inascoltata, soffocata, censurata.
Essere sibling significa una marea di cose.
Significa conoscere il mondo con occhi, mani e orecchie diverse dal solito, ma non per questo meno valide, anzi.
Significa condividere esperienze in ogni dove, che sia all'università per la tesi di laurea o per un incontro fugace con una compagna di università che il giorno dopo fa letteralmente perdere le proprie tracce, o su un treno che prendi tutti i giorni in cui ti ritrovi anche a dover difendere il tuo familiare autistico da due tizie che, credendolo un depravato perché sta mimando un urlo di Dragon Ball, si spostano di vagone e tu vai loro incontro per chiarire, finendo per mettersi loro a figura di merda.
Significa essere presenti l’un per l’altra anche quando hai bisogno di un passaggio all’aeroporto di un’altra regione per un breve viaggio di lavoro e tuo marito ti dice “Facciamolo venire con noi per una passeggiata”.
Significa che quando lavori su una nave da crociera ti viene a trovare al porto più vicino appena ha l’occasione di spostarsi con la famiglia.
Essere sibling significa anche portare la persona autistica a fare innumerevoli passeggiate o in vacanza perché è quasi certo che, oltre a te e a tuo marito, nessun altro ci pensi.
Significa ritrovarsi a macinare km col pancione da prima gravidanza per intrattenere il familiare autistico mentre il vostro genitore si deve operare.
Significa che non c’è negozio di giocattoli che non conosca la sua passione per i Lego e che non c’è bar che non conosca la sua preferenza per gli ovetti Kinder.
Significa riconoscere il suo stato d’animo a partire dalle sue citazioni e condividere la passione per i videogiochi, per i cartoni animati e gli anime giapponesi.
Significa sentirsi dire all’improvviso: “Vedi, il cerchio della vita. Si nasce e si muore.” come spiegazione della morte del vostro amato padre.
Significa sganasciarsi dalle risate quando fa una citazione ironica del tutto pertinente con ciò su cui i commensali stanno scambiandosi battute.
Significa che il tuo vicinato fa le feste quando ti viene concesso di andarlo a prendere e di portarlo un po' a casa tua come succedeva in passato, quando faceva comodo “parcheggiarlo” da te.
Significa preoccuparsi di una sua eventuale reazione “negativa” una volta che ti abbia accompagnata all’altare al posto del vostro amato padre defunto, e ridere a crepapelle nel momento in cui semplicemente saluta lo sposo con la sua voce tosta.
Essere sibling significa anche vedersi discriminati da una chiesa cristiana cattolica che “conosce” la persona autistica dalla più tenera età, ed essere invece accolti a braccia aperte da quella luterana che vi conosce appena.
Significa lottare contro i pregiudizi, perché non sempre la persona autistica riesce a difendersi in autonomia e non sempre percepisce bene se dall’altra parte ci sia una voglia di scherzare bonariamente, uno sfottò o un’offesa.
Significa vedere i propri parenti che fingono di interessarsi alla persona autistica, per poi non invitarla mai a uscire, a prendersi un caffè, perché che interessi possono avere in comune con essa?
Significa vedersi rubato il posto dei disabili perché la vita è troppo frenetica per pensare che di quel posto ne abbia bisogno più chi vive un contesto di disabilità che la persona affaccendata.
Significa vedere persone a te care andarsene via quando racconti o mostri loro la persona autistica di cui ti prendi cura, ma anche avere amicizie che l’hanno a cuore e che sono felici di trascorrere del tempo insieme.
Essere sibling significa anche litigare, quando la persona autistica è pregna dei pregiudizi tipici di una mente bigotta secondo cui debba essere la donna l’unica persona che deve mandare avanti una casa e tu eri in un momento di bisogno quando avete litigato.
Un bisogno che hai dovuto soddisfare per l’ennesima volta da sola e con tuo marito, perché nemmeno di fronte al vostro primogenito che ancora non andava all’asilo e al secondo nella pancia hai ricevuto aiuto, anzi, le pretese sono solo aumentate.
Significa crescere in solitudine e attuare, tra l’altro, la strategia di sopravvivenza che contraddistingue Saetta McQueen prima di incontrare/scontrarsi con Doc, ossia l’ultra-indipendenza.
Significa vedere i propri bisogni messi da parte perché “tanto tu non hai problemi” e “Ringrazia Dio che tuo figlio è sano”.
Significa subire tanta invidia gratuita, come se fosse colpa tua che tuə figliə sia una persona sana mentre l’altra è autistica.
Significa prendersene cura per una vita intera senza ricevere nemmeno un “grazie”, perché è dovuto che tu te ne prenda cura, visto che sei una persona sana (e questo è tutto da vedere!)
Significa che, dopo aver messo da parte il tuo bisogno di aver bisogno di cure prima tu, il tuo affetto può essere messo in discussione, se non addirittura negato.
Significa prendere le botte dalla persona autistica per un suo attacco d’ira e sentirsi dire “Ben ti sta, così impari. Te le sei cercate, perché tu non lo capisci e l’istighi!”
Significa anche vergognarsi di avere un fratello o una sorella autistica ed è più che comprensibile questa emozione: quando sei adolescente non è facile spiegare la situazione e come essa ti faccia sentire, allora preferisci nascondere la polvere sotto il tappeto e passare per una persona gelosa, pretenziosa, viziata ed egocentrica che non sa avere a che fare con una persona autistica, anziché richiedere le attenzioni che meriti. Come se ci volesse un manuale a parte, come se dovessi relazionarti a un alieno e non a una persona che dovrebbe godere degli stessi diritti del mondo neurotipico.
Essere sibling vuol dire questo e tanto altro, persino vedersi preclusa la possibilità di frequentarlo come al solito e ritrovarsi a difendere questo diritto tramite ricorso alla giudice tutelare e all'assistente sociale.
Menomale che esiste l’avvocatura in tal caso e che la salute, la fede e tutta una serie di ricordi, oggetti, fatti e situazioni vissute col familiare autistico sono il tuo più grande supporto.
Grazie per aver raccolto e accolto questa delicata ma necessaria testimonianza.
Se hai voglia di raccontare in forma anonima il tuo pensiero o testimonianza con persone autistiche, non esitare a contattare la redazione di FiloTabù redazione@filotabu.it
