Il Pride e il tabù dei colori
Pubblicato da Alberta Robin in Articoli · Lunedì 06 Lug 2026 · 2 minuti
Tags: Pride, colori, tabù, LGBTQ+, diversità, inclusione, cultura, simbolismo, identità, festa
Tags: Pride, colori, tabù, LGBTQ+, diversità, inclusione, cultura, simbolismo, identità, festa
Il pride, nella mia visione, non può essere un momento sobrio, triste e grigio.
Il pride è esaltazione della diversità di chi è vittima di repressione, dei migranti, di chi non riesce a trovare un lavoro, di tutti quelli che vengono caricati di valori negativi per il fatto di essere diversi e al pride non gli si possono cancellare i colori, i colori devono esserci e devono rompere, creare una frattura con la rigidità di chi ci vuole fissi e fisse entro certi schemi, di chi ci vuole conformi o marginalizzati e l’unico mezzo per fare ciò è la visibilità forte, sono i trucchi e gli outfit accesi e stravaganti.
Ma il pride è anche il momento di riprenderci discorsi che sono stati cancellati dal DL Valditara e che invece rappresenterebbero una grande arma contro ogni tipo di violenza. È il momento in cui si può parlare di consenso, di identità di genere, si può parlare di temi che prevengono, aiutano a riconoscere e fermare le violenze.
Il pride è il giorno in cui i tabù vengono scoperchiati e affrontati nell’auspicio che questo possa essere fatto ogni giorno al fine di vivere in una società più giusta, una società in cui il colore non preoccupa, la diversità non è criminalizzata e nessuno deve chiedere scusa o vergognarsi di esistere.
