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Il ruolo paternalistico del denaro: come un miliardario vuole che si parli di cambiamento climatico

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Il ruolo paternalistico del denaro: come un miliardario vuole che si parli di cambiamento climatico

FiloTabù - Libertà di parlare, coraggio di svelare
Pubblicato da Alice Turati in Agorà · Lunedì 17 Nov 2025 · Tempo di lettura 9 minuti
Tags: denaromiliardariocambiamentoclimaticoBillGatesfilantropoagendaglobaleveritàdibattitomemoscienziatopolitico
Ha suscitato ampio dibattito, soprattutto tra gli addetti ai lavori, il lungo memo pubblicato da Bill Gates a fine ottobre, intitolato “Three Tough Truths About Climate”. Nel testo, Gates afferma di voler riportare il discorso sul cambiamento climatico alla realtà dei fatti, ma lo fa da una posizione peculiare: quella del miliardario filantropo che, pur non essendo scienziato né politico, può permettersi di dettare l’agenda del dibattito globale, definendo cosa è la verità senza mai sostanziarla.

Il memo si snoda tra ottimismo e paternalismo. Gates critica la narrazione disfattista (doomsday) che secondo lui domina il discorso sul clima e offre in cambio una visione rassicurante: i progressi tecnologici e la crescita economica, sostiene, ridurranno naturalmente gli impatti più gravi. Per dimostrarlo, cita decine di esempi di innovazioni promettenti, molte delle quali provenienti da aziende in cui egli stesso investe. È un racconto costruito per infondere fiducia e spostare l’attenzione sui temi legati alla salute, da sempre al centro della filantropia di Gates, ma che confonde il confine tra bene comune e interesse privato.

Il tema che emerge da questo testo non riguarda solo il clima, ma chi ha il potere di raccontarlo. La filantropia tecnologica, che lui presenta come neutrale e salvifica, non finanzia solo progetti, ma produce narrazioni: decide cosa è allarmismo e cosa è pragmatismo, cosa è realismo e cosa è utopia. Così, il discorso sul futuro del pianeta viene spostato su un terreno dove innovazione, investimento e crescita diventano aspirazioni morali.
 
Alla vigilia della COP30, ora in corso in Brasile, Gates si propone come voce della razionalità in un mare di pessimismo, cercando di orientare anche il modo in cui pensiamo al futuro. Chi decide realmente quali problemi contano e in che termini possiamo nominarli? Che risonanza è giusto dare a chi propone il capitalismo come unica soluzione ad un problema da esso stesso creato?

Cosa dice il memo
Il testo si apre con un messaggio rassicurante: il clima è una sfida seria, ma l’umanità ha già fatto “grandi progressi” e la catastrofe non è inevitabile. Gates sostiene che la priorità non debba essere la riduzione delle emissioni in sé, ma il miglioramento del “benessere umano”, soprattutto nei paesi poveri. Invita a valutare ogni politica climatica in base all’impatto sul welfare globale, e non solo sui gradi Celsius in più o in meno. Tuttavia, nel fare questo, stabilisce una gerarchia implicita dei problemi globali, suggerendo che clima, povertà e malattie vadano affrontati “in proporzione alla sofferenza che causano”. Un criterio che, pur apparendo sensato, apre a una visione economicista della vita umana.

Una parte consistente del memo è dedicata a promuovere l’innovazione tecnologica come soluzione principale: il mondo, dice, disporrà presto degli strumenti per azzerare le emissioni, grazie al lavoro di Breakthrough Energy (una rete di organizzazioni da lui fondata e di cui fanno parte, tra gli altri, Mark Zuckerberg e Jeff Bezos) e delle oltre 150 aziende che finanzia. In effetti, per ogni settore Gates elenca esempi di startup e progetti “rivoluzionari”, molti dei quali appartengono al suo portafoglio di investimenti. Qui il testo diventa meno un’analisi e più un manifesto ideologico del capitalismo verde: l’idea che la stessa logica di mercato che ha contribuito alla crisi possa ora salvarci, purché sia resa “più efficiente”.

Nella seconda parte, Gates propone un’interpretazione alquanto dubbia di uno studio del Climate Impact Lab dell’Università di Chicago, secondo cui la crescita economica ridurrebbe del 50% le morti da cambiamento climatico. L’affermazione suona ottimista, quasi consolatoria. Tuttavia, seguendo il link fornito da Gates non si arriva a uno studio scientifico, bensì a un articolo di Bloomberg del 2020 che visualizza alcuni dati del Climate Impact Lab. Da lì, il collegamento allo studio originale — Valuing the Global Mortality Consequences of Climate Change Accounting for Adaptation Costs and Benefits (Carleton et al., QJE, 2022) — risulta interrotto. Recuperando la fonte accademica e leggendo il paper, non si trova alcun riferimento ad una riduzione del 50% delle morti climatiche. Vi si trova invece un riferimento molto chiaro a come ci si aspetta che il tasso di morti globali dovute all’aumento delle temperature sorpasserà quello delle morti dovute a tutte le malattie infettive messe insieme.

Lo studio analizza, in modo empirico e complesso, la relazione tra temperatura e mortalità in quaranta paesi, stimando l’aumento dei decessi da caldo entro il 2100 sotto diversi scenari di emissioni. Gli autori mostrano che gli effetti del riscaldamento non sono uniformi: colpiranno più duramente i paesi poveri e tropicali, mentre le regioni temperate o ricche potrebbero persino vedere un lieve beneficio. È vero che lo studio tiene “implicitamente” conto della capacità di adattamento (quindi anche del reddito), ma non include alcuna simulazione di crescita economica futura e, soprattutto, non dice mai che la mortalità si ridurrebbe della metà.

L’unico modo per arrivare a un’affermazione simile sarebbe estrapolare in modo arbitrario la correlazione osservata tra reddito e vulnerabilità — un esercizio teorico, non scientifico. Gates traduce dei dati senza contesto in una narrazione funzionale: se diventiamo più ricchi, moriremo meno per il clima. Ma questa semplificazione sposta il discorso da una riflessione strutturale (sulle disuguaglianze e sulle responsabilità del sistema economico) a una fiducia cieca nel progresso come soluzione universale. Una forma di ottimismo che, a ben vedere, serve più a chi detiene il potere che a chi subirà davvero gli impatti climatici.

In chiusura, Gates invita i leader della COP30 a un “cambio di paradigma”: misurare il successo climatico in base all’impatto sul benessere umano, e non sulla temperatura globale. Ma dietro questa apparente razionalità si nasconde una visione profondamente ideologica: il mondo come impresa da ottimizzare, dove i problemi collettivi diventano occasioni di investimento e la moralità coincide con l’efficienza. È un testo che parla di “umanità”, ma dal punto di vista di chi può permettersi di decidere che cosa sia umano, e in che misura valga la pena salvarlo.

Le tre verità di Gates sono verità soggettive
Che si trattino di un errore genuino o di una distorsione consapevole, le contraddizioni e le affermazioni non sostanziate del memo dimostrano quanto sia rischioso affidarsi alle opinioni di chi si propone come portatore di verità in virtù del proprio denaro. Eppure, il tono paternalistico e rassicurante di Gates si è rivelato estremamente efficace nello stimolare il dibattito, anche tra gli esperti del settore.

Il problema è che gran parte della discussione si è concentrata sul merito letterale delle sue affermazioni, che di per sé in alcuni passaggi non sono sbagliate (in effetti, chi potrebbe essere contrario a un maggiore investimento nella salute pubblica globale?), trascurando invece le implicazioni di potere e di manipolazione della narrazione. La voce di un miliardario, per il solo fatto di essere stata pronunciata, è stata immediatamente strumentalizzata per portare avanti l’idea che “il clima non è un problema poi così grave”, il tutto amplificato dal fatto che lo si era sempre identificato come un portatore della causa ambientalista.

C’è però un altro punto che viene sistematicamente marginalizzato nel discorso sulla sostenibilità: non tutto ciò che riguarda il destino del pianeta può essere ridotto al cambiamento climatico. Esistono soglie ecologiche, i cosiddetti nove limiti planetari, che definiscono lo spazio sicuro entro cui l’umanità può operare senza compromettere la stabilità della Terra. Tra questi rientrano, oltre al clima, la perdita di biodiversità, l’alterazione dei cicli dell’azoto e del fosforo, l’acidificazione degli oceani, il consumo di suolo e di acqua dolce. Superare uno di questi limiti significa innescare reazioni a catena potenzialmente irreversibili: tipping points che non possono essere messi “in pausa” mentre si affrontano altre priorità.

Non è l’unico punto cruciale a venire ignorato nel corso del testo: Gates invita a concentrarsi sull’aumento del benessere e sulla salute pubblica come strumenti per rendere le società più resilienti al clima, ma evita accuratamente di affrontare la questione della redistribuzione della ricchezza. Chi garantirà, concretamente, quell’aumento di benessere di cui parla? Se il miglioramento della salute globale dipende dai flussi di capitale filantropico, allora la resilienza stessa diventa una funzione degli interessi privati - il salvataggio del pianeta come opportunità di investimento.

Il dibattito della COP30 non può limitarsi all’allocazione dei fondi per la sola riduzione delle emissioni. I temi centrali restano la protezione delle comunità più vulnerabili e la costruzione di una transizione giusta e inclusiva, capace di ridistribuire non solo le tecnologie, ma anche il potere di decidere il futuro. Speriamo che, nonostante le interferenze e le narrative salvifiche, questi rimangano il vero cuore delle discussioni.

Fonti
Carleton, T., Jina, A., Delgado, M., Greenstone, M., Houser, T., Hsiang, S., et al. (2022). Valuing the global mortality consequences of climate change accounting for adaptation costs and benefits. The Quarterly Journal of Economics, 137(4), 2037–2105. https://doi.org/10.1093/qje/qjac020
Gates, B. (2025, ottobre). Three tough truths about climate. Gates Notes. https://www.gatesnotes.com/home/home-page-topic/reader/three-tough-truths-about-climate
Rockström, J., Steffen, W., Noone, K., Persson, Å., Chapin, F. S., Lambin, E. F., et al. (2009). A safe operating space for humanity. Nature, 461, 472–475. https://doi.org/10.1038/461472a
United Nations Environment Programme. (2025, 7 novembre). Six issues that will dominate COP30. https://www.unep.org/news-and-stories/story/six-issues-will-dominate-cop30
Climate Impact Lab. (2020, August 3). Global death rate from rising temperatures projected to surpass the current death rate of all infectious diseases combined [Press release]. University of Chicago. https://impactlab.org/news-insights/global-death-rate-from-rising-temperatures/
         


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