Nonostante la sessualità stia progressivamente uscendo dalla dimensione di tabù che l’ha sempre caratterizzata, lo stesso non accade per il piacere femminile. Questo continua a essere rimosso, silenziato e marginalizzato.
La clitoride, organo emblema del desiderio femminile e della sessualità non finalizzata alla riproduzione, resta infatti ampiamente ignorata dalla cultura sessuale dominante. Basti pensare a quanto l’idea di rapporto sessuale veicolata dalla società sia ancora incentrata sul fallo e sulla penetrazione. Questo riduce l’esperienza erotica all’atto riproduttivo, escludendo tanto le relazioni non eterosessuali quanto quelle non penetrative, orientate al piacere.
Il cosiddetto orgasm gap, ovvero il divario tra uomini e donne nella possibilità di raggiungere l’orgasmo, esiste e non accenna a diminuire, come scrive anche Catherine Pearson sul New York Times. [1] Le ragioni vanno cercate nelle profonde radici culturali di questa rimozione. La clitoride è infatti stata ignorata, o poco considerata, sia dalla scienza che dalla cultura maschile, nonostante sia il centro del piacere femminile. Questo disinteresse, voluto e ricercato dalla società patriarcale, verso il vero centro della sessualità femminile fa parte di un più ampio sistema di controllo. La sessualità femminile, attraverso l’interesse esclusivamente rivolto alla sessualità vaginale, è stata subordinata ai bisogni e ai desideri maschili ed è stata associata alla sola procreazione, funzione principale della donna in una società patriarcale.
Parlare di sessualità femminile ha significato per secoli parlare esclusivamente di vagina, mentre la clitoride veniva dimenticata, non rivendicata dalle stesse donne, mutilata fisicamente o simbolicamente e cancellata dal discorso sociale. Solo con il femminismo degli anni Settanta, attraverso figure come Carla Lonzi, Luce Irigaray e Anne Koedt, la clitoride è tornata a essere il fulcro di una riflessione politica e identitaria. Tuttavia, il processo di liberazione della sessualità femminile e la riscoperta della clitoride come fulcro dell'identità sessuale è ancora incompiuto nella maggior parte dei Paesi, se non in tutti.
Nell’articolo Il femminismo francese nel contesto internazionale, Gayatri Spivak propone la nozione di “clitoridectomia simbolica”.[2] Questo concetto lega la condizione delle donne occidentali a quella delle donne dei Paesi in via di sviluppo. Nei contesti più poveri, la mutilazione genitale femminile è una pratica diffusa e concreta; in Occidente, invece, si attua in maniera simbolica attraverso la riduzione del femminile a “oggetto sessuale” e “agente riproduttivo”, negandole il ruolo di soggetto.
Secondo Spivak, nessuna società al mondo è non uterina: l’organizzazione sociale ruota, infatti, attorno alla riproduzione, con l’utero come elemento centrale, e questo ha comportato l’esclusione di un’organizzazione sociale clitoridea. Se negli altri mammiferi la clitoride è vicina alla vagina e, oltre ad avere un ruolo diretto nella riproduzione, viene stimolata durante la penetrazione, nelle donne, al contrario, la posizione eretta ha conferito alla clitoride una funzione esclusiva legata al piacere, scollegata dalla riproduzione.
Una de-normalizzazione dell’organizzazione sociale uterina è, quindi, necessaria: il “luogo enigmatico del femminile”, la clitoride, deve essere riscoperto e valorizzato attraverso una lotta contro tutte le forme, materiali e simboliche, di clitoridectomia. Come scrive Carla Lonzi in La donna clitoridea e la donna vaginale (1971), “Il sesso femminile è la clitoride, il sesso maschile è il pene”.[3]
Arrivare a una reale equità tra i generi in questo ambito è possibile, ma è un percorso lungo e complesso. Serve innanzitutto ripensare l’educazione sessuale nelle scuole, cambiare la rappresentazione del piacere femminile nei media e nella pornografia e contribuire alla diffusione di ricerche scientifiche più accurate sulla fisiologia sessuale. Le richieste di Italy needs sex education e l’invenzione di Lilium, il nuovo speculum progettato dalle ricercatrici Ariadna Izcara Gual e Tamara Hoveling, rappresentano dei primi esempi concreti di questo cambiamento. Ma la strada per conoscere e rivendicare il proprio piacere femminile e avere maggiore consapevolezza del proprio corpo è ancora lunga.
[1]C. Pearson (2024) The ‘Orgasm Gap’ Isn’t Going Away for Straight Women, New York Times.[2] G. C. Spivak (1981) French Feminism in an International Frame, ”Yale French Studies”, n. 62, pp. 154-184.
[3] C. Lonzi (2023) Sputiamo su Hegel e altri scritti, a cura di Annarosa Buttarelli, La tartaruga, Milano, p.77.