Il tabù di chi non lavora
Pubblicato da Alberta Robin in Articoli · Lunedì 24 Nov 2025 · 3 minuti
Tags: tabù, lavoro, disoccupazione, stigma, società, economia, occupazione, vita, professionale, sfide, cambiamento, sociale
Tags: tabù, lavoro, disoccupazione, stigma, società, economia, occupazione, vita, professionale, sfide, cambiamento, sociale
Essere in uno stato di
disoccupazione o inoccupazione può essere considerato un tabù, perché viviamo
in una società individualista che tende ad attribuire la colpa di queste
condizioni ai singoli individui invece che alla società e la disoccupazione o
l’inoccupazione possono diventare sinonimo di fallimento personale o mancanza
di intraprendenza.
Il tasso di
disoccupazione giovanile è al 19%, il
numero di disoccupati in generale è cresciuto rispetto al mese di luglio, il
tasso di inattività invece risulta addirittura al 33%, il tasso di occupazione
risulta in calo.
Innanzitutto, la mancanza
di servizi di assistenza pubblici e gratuiti per anziani e per bambini sta costringendo moltissime donne a dover forzatamente scegliere di restare in
casa a badare alla prole o a svolgere attività da caregiver.
Un secondo problema sono
i contratti: i contratti di lavoro sono per lo più part-time e a tempo
determinato, molti contratti part time poi sono considerati falsi, perché
richiedono più ore di quelle segnate sul contratto, ma con uno stipendio che
rimane sempre molto basso.
Secondo i dati Istat
inoltre le ore di lavoro troppo lunghe possono rappresentare un ulteriore
problema rispetto al fenomeno della
disoccupazione, inoccupazione e inattività:
il 24% dei lavoratori in Italia
lavora più di 40 ore a settimana e un 6% svolge più di 60 ore a
settimana.
Il fatto di rifiutare un
lavoro o il fatto di ritrovarsi senza un
lavoro pesa molto a livello psicologico: nella società italiana chi non ha un lavoro viene considerato un
fannullone, chi lo rifiuta perché la
qualità del lavoro impedisce di stare bene a livello psicofisico o perché ha
necessità di badare a qualcuno viene considerato come una persona che non ha
voglia di fare nulla della propria vita, ma questo stigma è ingiusto: le
persone possono piombare in una situazione di disoccupazione, inoccupazione o
inattività per motivi che non sono legati alla volontà dei singoli individui,
ma a politiche lavorative e socioeconomiche che rendono difficile introdursi
nel mondo del lavoro.
Lo stigma sulle persone
disoccupate, inoccupate e in stato di inattività crea ansia, depressione e
profondi disagi in chi lo subisce. Quando si attribuisce la colpa di problemi
come la disoccupazione, l’inoccupazione
e l’inattività ai singoli individui si ignorano le condizioni personali di ogni individuo, ma anche le condizioni
sociali, economiche e lavorative attuali in cui viviamo, è quindi fondamentale comprendere
che fenomeni come la disoccupazione, l’inattività e l’inoccupazione possono
dipendere da diversi fattori che non sono controllabili dai singoli individui e
chi piomba in queste condizioni non dovrebbe subire il peso di uno
stigma e della colpa, ma dovrebbe essere compreso e sostenuto.
