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Il tramonto del Medioevo solo 45 anni fa

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Il tramonto del Medioevo solo 45 anni fa

FiloTabù - Libertà di parlare, coraggio di svelare
Pubblicato da Feliciana Zuccaro in Articoli · Mercoledì 11 Feb 2026 · Tempo di lettura 5 minuti
Tags: Medioevo, tramonto, storia, femminismo, anni, '70, passato, presente, influenze, progresso, illusioni
Faccio zapping in televisione, il telecomando è la mia arma letale, mi sento una supereroina a cui nessuno può sottrarre nulla. Affondo nel divano e la luce di rimando del televisore abbaglia la mia vista. Mentre la giornalista in TV parla dell’ennesimo caso di femminicidio in Italia, io sono certa che il canale successivo mi disturberà meno. Ma mi interrompo proprio mentre la giornalista pronuncia quattro paroline magiche che mi fanno desistere: Matrimonio riparatore e Delitto d’onore. Attratta da quella strana commistione di aggettivi e sostantivi, evito di premere, abbandono il telecomando un po’ dove capita e mi metto comoda, ancora più comoda. Voglio sentire con attenzione mentre parla della disposizione del Codice Penale italiano, di un certo articolo 544 e dell’anno 1981. Sentire millenovecentoottantuno mi destabilizza, come se un tagadà interiore mi stesse sbattendo a destra e sinistra senza sosta. Quello è proprio il mio anno di nascita. Mi viene spontanea l’associazione d’idee: mentre io nascevo, probabilmente una donna veniva stuprata e il suo stupratore evitava il carcere sposandola. Mi sottraggo con pigrizia dal divano e inizio a fare ricerche, a scrivere qualcosa in merito, pensando “Ma quanto siamo indietro?” e poi “Quanto siamo accecati dall’idea che il femminismo degli anni ’70 sia riuscito nel suo intento?”. Non riesco a trovare una risposta netta. Mi ricordo però di un libro che ho letto tempo fa - di cui non ricordo il titolo ma ne ricordo ancora la sensazione di acquisita consapevolezza leggendolo – in cui c’era scritto che la parola chiave del femminismo era “scelta” ma che le femministe stesse non hanno mai scelto davvero da che parte stare. Infatti inizio a pensare che il vero problema stia nel fatto che le nostre madri, quelle che gli anni settanta li hanno vissuti, si sono battute per la propria libertà, poi si sono arrese quando un minimo di libertà gli è stata concessa. Si sono arrestate ad un certo punto. Diciamo che ai primi segnali di vittoria hanno avuto paura e si sono soffermate solo sulla riuscita dei proclami pro-vagina e di qualche altro risultato. Nessuna di quelle donne ha continuato a battersi per i diritti delle proprie figlie, le donne che sarebbero nate poi, anzi stanche di battersi ancora e ancora, hanno ben pensato di dare una tregua a loro stesse e si sono rintanate di nuovo nel fantastico mondo della casalinga perfetta che sforna torte perfette in cucine perfette. Meno male che almeno il diritto di non doversi sposare col proprio stupratore in un matrimonio riparatore o di non dover per forza essere sparate se fedigrafe, lo hanno ottenuto, mi dico. Solo che il solo pensiero che una cosa simile sia esistita come legge del Codice Penale che permetteva all'autore di uno stupro di evitare la pena detentiva se sposava la sua vittima, mi fa rabbrividire. Questa legge era basata su una visione arcaica e patriarcale della società, in cui l'onore della donna (e della sua famiglia) era considerato più importante della sua dignità e del suo consenso. L'abolizione del matrimonio riparatore si inserì nel quadro di riforma del diritto di famiglia del 1975. La fine di questa legge rappresenta oggi un monito contro il perpetuarsi di pratiche e culture che subordinano i diritti individuali al controllo sociale e al mantenimento di norme arcaiche. Così come l'abolizione della legge sul delitto d'onore ha rappresentato un momento fondamentale nella storia del diritto e della parità di genere del Paese. Il delitto d'onore era previsto dall'articolo 587 del Codice Penale italiano dal 1930, inserita durante il periodo fascista. La norma riduceva sensibilmente la pena per chi commetteva un omicidio in stato d'ira determinato dall'offesa arrecata al proprio onore, solitamente legata a comportamenti sessuali della vittima (infedeltà, relazioni extraconiugali, o situazioni che "disonoravano" la famiglia). Questo tipo di legge rifletteva una mentalità patriarcale e maschilista, dove l'onore maschile prevaleva sui diritti individuali delle donne. Nella pratica, giustificava violenze gravi, inclusi omicidi, nei confronti di mogli, figlie o altre donne, considerate colpevoli di aver violato "codici morali". Queste due parole “codice morale” riportano alla mia mente la “polizia morale” che ha assassinato Masha Amini per un velo indossato male in Iran. E poi penso che a poche miglia di aereo da noi ci sono luoghi in cui, da poco, è stata ridotta l’età per contrarre matrimonio a nove anni. Le bambine così possono sposarsi e possono essere stuprate dai propri mariti, in alcuni casi diventando madri se già in età feconda. E ciò che mi sconvolge è il fatto che tutti ce ne disinteressiamo perché non riguarda l’Italia, perché noi non abbiamo queste leggi. Ma davvero una cosa simile non ci appartiene, considerando che solo fino a 45 anni fa eravamo nella stessa condizione? A voi non spaventa il fatto che in questi giorni un consigliere di destra del comune di Formigine ha spiegata nell’aula consiliare che secondo lui aver dato la possibilità di voto alle donne sia stato un errore perché ha permesso la disgregazione della famiglia e che la presa di posizione delle donne negli anni su argomenti come aborto e divorzio ha creato problemi sulla identità della società “famiglia” come la viviamo oggi? A me sì. Lo so, forse ho corso troppo. Dovrei continuare a fare zapping invece che ascoltare certe notizie in TV.


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