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L’AI ti fa paura perché non la conosci

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L’AI ti fa paura perché non la conosci

FiloTabù - Libertà di parlare, coraggio di svelare
Pubblicato da Gaia Leandro in Articoli · Lunedì 08 Giu 2026 · Tempo di lettura 6 minuti
Tags: AI, paura, conoscenza, tecnologia, intelligenza, artificiale, apprendimento, futuro, incertezze, innovazione, società
Sicuramente è capitato anche a te che stai leggendo: sei con amici e inizi a parlare del tuo viaggio dei sogni e poco dopo, come per magia, il primo annuncio pubblicitario su Instagram ti propone un volo low-cost proprio per quella meta.
È in quell’esatto momento che inconsciamente pensi: “il mio telefono mi sta spiando”.
Non è esattamente ciò che accade, nonostante sia più semplice pensarlo, ed è per questa ragione che occorre fare un passo indietro.
I nostri profili social sono fortemente caratterizzati da contenuti pubblicitari e di sponsorizzazione a cui durante lo scrolling non badiamo. Non fino a quando compare sotto i nostri occhi l’immagine o la promozione di ciò di cui stavamo parlando esattamente poco prima. Questo accade perché siamo propensi a memorizzare e a notare in mezzo a una miriade di stimoli proprio i contenuti correlati ai nostri discorsi e di nostro maggiore interesse. Non è fantascienza, è semplicemente un fattore di riconoscibilità immediato dovuto al senso di coinvolgimento automatico che proviamo. A parole semplici, ciò che non è di gradimento sfuma via durante lo scrolling passando inosservato, mentre i contenuti più affini catturano l’attenzione e creano memorabilità.
Partiamo dal presupposto che, per smontare il pensiero generale dello “spionaggio”, è necessario comprendere le logiche che regolano le piattaforme digitali. Questo sistema è composto dall’algoritmo che può essere immaginato come un insieme di istruzioni che decide quali contenuti mostrarci; dal machine learning, ovvero il meccanismo che permette alla piattaforma di apprendere dai nostri comportamenti e migliorare continuamente le previsioni future; e, infine, dall’intelligenza artificiale, che rappresenta l’insieme di queste tecnologie progettate per analizzare dati, riconoscere schemi ricorrenti e intuire le nostre preferenze.
Di fatto, si ha l’impressione di essere spiati perché questi sistemi, durante l’utilizzo quotidiano dei social, sono in grado di valutare i micro-comportamenti: quanto tempo ci si sofferma su un post, quante volte si cerca la stessa parola, quali contenuti ricevono like o vengono condivisi, analizzando progressivamente interessi, abitudini e interazioni tra gli utenti.
La “magia” avviene anche grazie alla raccolta di dati che riguardano la geolocalizzazione, il bluetooth e la rete Wi-Fi. Se, ad esempio, ti trovi in un bar con un tuo familiare per fare colazione e durante il tempo di permanenza entrambi siete connessi alla medesima rete Wi-Fi, l’AI può dedurre con elevata probabilità che sei in quel luogo con quella determinata persona e, di conseguenza, incrociando dati sociali e di posizione, propone contenuti che pensa possano essere di interesse comune. Per tale motivo, se il tuo familiare giorni addietro aveva condotto una ricerca per trovare la vacanza estiva ideale, è molto probabile che proponga contenuti simili anche a te che ti trovi in sua presenza, magari sponsorizzando pacchetti famiglia e deducendo che abbiate la volontà di andarci insieme.
L’errore più comune è quello di pensare che lo “spionaggio” avvenga in tempo reale quando in realtà si tratta di analisi continue costruite nel tempo grazie all’utilizzo costante del telefono. Questi sistemi sono capaci di fare previsioni future che l’utente nota soltanto nel momento in cui sembrano combaciare perfettamente con ciò che desidera in quel preciso istante.
Naturalmente, l’intelligenza artificiale non prende in esame solo dati appartenenti alla singola persona e alla cerchia più ristretta di conoscenze ma, al contrario, studia gli schemi su vasta scala, mostrando le tendenze più diffuse tra milioni di persone che condividono stessi interessi, età, sesso o abitudini.
Si tratta di un sistema “investigativo” che si nutre del nostro operare social e che fornisce output capaci di connetterci sempre di più e influenzarci.
Ma influenzarci fino a che punto?
Bisogna specificare che queste valutazioni da parte dell’AI avvengono per delle ragioni ben precise. Innanzitutto, il suo compito è quello di capire quale contenuto mostrarti per trattenerti all’interno dell’app il più a lungo possibile e, così facendo, ipotizzare nel dettaglio le tue intenzioni future (da proporti nel momento in cui ti sentirai di concretizzarle). Allo stesso modo, permette alle aziende che investono nella pubblicità di comparire sul tuo feed e raggiungere nuovi potenziali clienti. Combina, dunque, una funzione pubblicitaria e una di appagamento personale per l’utente.
Quando, ad esempio, il sistema intelligente si rende conto che è da tempo che fai scrolling senza alcun tipo di interazione che possa dargli consigli sul tuo stato d’animo attuale, deduce tu possa essere annoiato e per non perdere la tua attenzione attiva meccanismi di gratificazione e ricompensa associati al rilascio di dopamina (meme, video divertenti, ricette invitanti).

È importante ricordare che siamo noi stessi, attraverso i nostri orientamenti, a istruire l’intelligenza artificiale. Dunque, sospettare che il telefono sia un dispositivo progettato per sorvegliare chi lo utilizza, è un pensiero che può essere facilmente abbattuto, evitando sensi di inquietudine o rabbia, concedendosi un semplice approfondimento che spieghi le basi del funzionamento dell’AI.
Per concludere, così come diamo il consenso a questo strumento per conoscerci indirettamente, è possibile nella stessa maniera adottare delle strategie o delle azioni volontarie quando desideriamo porre uno “stop”. Si può, banalmente, evitare di scrivere commenti negativi al di sotto di post che creano indignazione per evitare di diffondere le nostre emozioni; cancellare periodicamente la cronologia social in modo tale che l’algoritmo si resetti, evitare l’uso di queste piattaforme poco dopo essersi svegliati e poco prima di andare a dormire per non essere facilmente condizionati emotivamente quando non si è mentalmente lucidi e segnalare i contenuti che non sono di proprio interesse per far sì che non vengano riproposti.

L’Intelligenza artificiale è estremamente potente: sono necessari formazione, presa di coscienza e gestione affinché l'utente eviti dinamiche di manipolazione legate ad un utilizzo puramente passivo degli strumenti comunicativi.
Avere uno sguardo critico è fondamentale per comprendere la realtà e per tutelarsi consapevolmente durante l’uso dei canali social.



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