L'anima "Nuda con i vestiti" di Aline Improta
Pubblicato da Valeria Genova in Interviste · Mercoledì 20 Ago 2025 · 15 minuti
Tags: Aline, Improta, anima, nuda, arte, espressione, moda, cultura, performance, creatività
Tags: Aline, Improta, anima, nuda, arte, espressione, moda, cultura, performance, creatività
“L’uomo non è altro che la serie delle sue azioni.” — Georg Wilhelm Friedrich Hegel
Ogni identità è un’opera in divenire. La nostra esistenza si scolpisce nel tempo, tra le ferite e le scelte, i cambiamenti e le rinunce. In questo fluire costante, ci sono voci che sanno restituire senso anche al dolore, che sanno tradurre il vissuto in parole autentiche.
Aline Improta* è una di queste voci.
Nata in Brasile e cresciuta in Italia, giornalista, ghostwriter e autrice, Aline ha attraversato molti mondi per arrivare a sé stessa: ha abitato più vite, indossato ruoli diversi, cambiato città, sempre con una penna in mano e una domanda nel cuore.Il suo percorso è una ricerca identitaria profonda, una riconciliazione tra l’origine e il presente, tra ciò che il mondo le ha chiesto di essere e ciò che ha scelto di diventare. Nel suo primo libro, “Nuda con i vestiti” (Graus Edizioni), ci offre non solo il coraggio della verità, ma anche strumenti per chi vuole spogliarsi del superfluo e tornare all’essenza.
* Aline Improta è una giornalista, ghostwriter e autrice italo-brasiliana. Nata in Brasile e cresciuta a Napoli, Aline ha iniziato a scrivere alla tenera età di nove anni. All’incirca a quell’età risale anche la sua prima pubblicazione, una poesia per bambini, sul famoso quotidiano Il Mattino di Napoli. A vent’anni diventa giornalista pubblicista, ma successivamente riversa la sua passione per la scrittura nel mondo del marketing. Laureata a pieni voti in Relazioni Internazionali, si specializza con un Master in Marketing Management e continua a lavorare con le aziende. Dopo anni, decide di ritornare al suo primo amore: inizia la la carriera come ghostwriter e riprende il giornalismo come redattore di un blog. Nel 2024 vince anche il premio Campania Terra Felix come migliore giornalista campana per la sezione web.
In questa intervista, Aline ci accompagna nel suo universo interiore, fatto di domande scomode, risposte sincere e un amore viscerale per la scrittura — che non è solo mestiere, ma atto di vita, gesto d’identità, forma di resistenza.
1) Aline, sei nata in Brasile e adottata in Italia, un'esperienza che avrà sicuramente plasmato profondamente la tua vita. In che modo il percorso dell'adozione ha influenzato la tua identità personale e professionale e come queste esperienze hanno trovato spazio nella tua scrittura?
Tutti da piccoli abbiamo una naturale inclinazione a fare domande, e io, per la mia storia, ne avevo qualcuna in più. Volevo capire, scavare più a fondo, trovare il significato dietro le cose. Crescendo, questa curiosità non si è mai spenta, anzi, è diventata una bussola nel mio percorso di crescita personale e professionale.
Uno dei pensieri che mi ha accompagnato tutta la vita era la consapevolezza di provenire da un’altra parte del mondo. Essere nata in un paese, il Brasile, e crescere in un altro, l’Italia, significava portare dentro di me due mondi, due culture, due modi di vivere.
Spesso, dentro di me si accendeva una domanda: come sarebbe stato se fossi rimasta in Brasile? Chi lo sa se sarei stata la stessa bambina, la stessa ragazza, la stessa persona che sono oggi. Avrei avuto gli stessi sogni? Avrei visto il mondo nello stesso modo? Avrei affrontato la vita con la stessa mentalità?
Con gli anni, la formazione universitaria e l’approfondimento con la lettura di tantissimi libri ho scoperto che queste riflessioni erano giuste, noi siamo il risultato di un intreccio di fattori: l’ambiente in cui cresciamo, la cultura che ci circonda, le persone che ci educano, le esperienze che viviamo. Nulla di noi è statico, tutto è modellato da ciò che ci circonda. Ogni essere umano è il risultato di molteplici fattori che, come tasselli di un mosaico, definiscono la sua identità, il suo modo di pensare e il suo comportamento.
Durante tutta la mia vita ho cercato me stessa e l’ho fatto in qualsiasi modo possibile. Ho cambiato città, tanti lavori, iniziato da zero più volte. Ogni volta pensavo: “Qui magari sarà diverso. Qui sarò felice”. Ma non appena finiva il brivido della novità, poi tornava sempre quella sensazione di vuoto, quel rumore di fondo che mi ricordava che qualcosa non era davvero a posto. Cambiavo tutto ciò che era esterno — paesaggi, ritmi, persone — ma dentro non cambiava nulla. Perché il vero viaggio, quello che avevo rimandato per anni, non era fuori. Era dentro di me. La scrittura mi ha aiutato ad incontrare il mio io.
In qualunque luogo mi trovassi, qualunque lavoro stessi facendo, c’era sempre una cosa che mi piaceva più di tutte: fare domande, raccontare, scrivere. È come se fosse il filo rosso che ha attraversato ogni fase della mia vita. Potevo cambiare città, contesto, ruolo… ma la scrittura restava lì, a ricordarmi chi sono davvero. Scrivere per me non è mai stato solo un mestiere: è un modo di dare voce ai pensieri, di dare forma alle emozioni, di lasciare traccia.
È il mio modo di stare al mondo.
2) Nel tuo libro "Nuda con i vestiti", in uscita per Graus Edizioni, affronti tematiche molto personali e intime. Puoi svelarci quale messaggio speri che i lettori possano trarre dalla tua opera e quale parte del libro senti maggiormente vicina al tuo percorso di vita?

Nuda con i vestiti è un viaggio intimo e coraggioso nell’anima. Ho scritto nuda, protetta solo dall’amore che ho messo nel farlo, pensando alle persone che avrei potuto aiutare. Non è solo un libro da leggere. È un libro da attraversare.
Se c’è un insegnamento che vorrei lasciare, un messaggio principale, è questo: non c’è nulla di più liberatorio che decostruire, togliere tutto quello che ci appesantisce, che ci fa cambiare forma e ci deforma per poterci evolvere ed essere semplicemente ciò che siamo, “spogliarsi delle paure e delle maschere per riscoprirsi nella vera essenza di sé!”
Essere se stessi non è un punto d’arrivo, ma una scelta quotidiana. Forse ci saranno giorni in cui sembrerà più facile indossare di nuovo una maschera, ma la differenza è alla fine del libro, sapremo bene cosa non appartiene a noi e come poterla togliere.
Per una donna la sfida professionale in un mondo maschile è già complessa, ma lo diventa ancora di più quando si aggiunge l’ostacolo di un aspetto fisico prorompente e lo stereotipo della donna sudamericana.
Essere “piacente” non è solo un privilegio: è un’etichetta che ti precede e ti ostacola. Per anni ho subito i pregiudizi di uomini e donne che guardavano solo l’aspetto, ignorando la mia professionalità, come se l’essere attraente significasse automaticamente minaccia o superficialità. E purtroppo anche da parte di donne.
Non scegliendo di fare del mio aspetto estetico il mio valore, mi sono trovata costretta a dimostrare ogni giorno di essere “oltre” il mio involucro.
Una strategia – sbagliata - è stata quella di “eliminare la minaccia”: evitare lavori a contatto con gli uomini e rifugiarmi dietro una scrivania. Quando ho intrapreso la carriera da libera professionista, entrando in un mondo quasi totalmente maschile, ho vissuto ancor più disagi, inviti non professionali e momenti di rabbia e frustrazione, fino a credere che la mia bravura non sarebbe mai stata vista, che le persone non avrebbero mai visto oltre la superficie.
La svolta è arrivata quando ho smesso di rincorrere ruoli che non mi appartenevano e ho iniziato a fare ciò che davvero amavo: scrivere. Così ho incontrato uomini diversi, capaci di ascoltare senza invadere, con cui si è creato uno spazio sicuro in cui il mio talento poteva esprimersi. In quel momento si è sciolto anche il difficile rapporto che avevo con gli uomini, sempre segnato da diffidenza e difesa.
Ogni ricerca parte sempre da qualche domanda: “Quello che desideri davvero è qualcosa che è nato dentro di te o mi è stato inculcato? Chi saresti se nessuno avesse aspettative su di te? Hai mai confuso l’ammirazione degli altri con la tua vera gioia? Ti stai muovendo verso qualcosa che ti somiglia o solo verso qualcosa che fa curriculum? Quando sogni a occhi chiusi, in silenzio, chi sei?”
Prendi un foglio e una penna e scrivi 10 mete che vorresti aver realizzato da qui a 5 anni.
Dobbiamo impegnarci nei confronti della nostra vita più di qualunque altra cosa. Devi cominciare ora, da questo istante. Se hai fiducia nella vita, se credi in qualcosa di più grande, abbi il coraggio di compiere il primo passo di fede. Abbandona la pigrizia e ricorda che puoi cominciare tardi, ricominciare da capo, perdere tutto o fallire più volte e…riuscire comunque.
Nel mio libro troverai tanti esercizi per conoscerti e scoprire il tuo potenziale.
5) Nietzsche ha scritto 'diventa ciò che sei'. Cosa significa per te questa affermazione nel contesto del tuo percorso personale e professionale e come la interpreti alla luce della tua esperienza di vita e del tuo lavoro di giornalista ghostwriter e marketer?Questa è la domanda da cui nasce lo scopo del mio libro: ritrovare il vero sé.
L’ambiente in cui viviamo (famiglia, contesto sociale, città, momento storico) ha un grande impatto nella costruzione della nostra identità, modellando il nostro modo di vedere il mondo e noi stessi, spesso senza che ne siamo consapevoli.
Non è facile trovare il nostro vero io - e quindi il nostro scopo - perché il rumore del mondo è troppo forte. Cresciamo intrappolati tra ciò che sembra essere “figo” o “giusto” e che gli altri si aspettano da noi e ciò che, nel profondo, vorremmo poter essere.
In fondo al mio cuore io ho sempre sentito chi fossi. Scrivo da quando ero una bambina, ma lo facevo nell’intimità e nel segreto della mia cameretta. Poi la scrittura è diventata presto una professione: a 18 anni ho iniziato il praticantato giornalistico, sono diventata pubblicista e dopo qualche anno ho lasciato le collaborazioni con i giornali per lavorare nel mondo delle aziende e del marketing, nel quale ho esplorato a 360° tutte le forme di scrittura.
Oggi sono una professionista della scrittura, faccio ciò che è allineato a me e al mio modo di esprimermi meglio, ma, cosa più importante, in me vive preponderante quella bambina che sogna con le parole e, il mio progetto, da qui ai prossimi anni, è quello di darle sempre più spazio.
Io credo che per vivere un’esistenza che abbia davvero senso non dobbiamo mai dimenticare due cose: le nostre origini e la nostra parte più umana.
Sono quei legami, quelle radici ci ricordano chi siamo davvero, al di là dei ruoli e dei risultati.
Io mi sono sempre sentita una bambina “fortunata” e ho sempre sentito dentro di me di essere qui per un motivo. Come ho raccontato all’inizio, ho sempre sentito questa fortuna come una responsabilità: quella di dover fare del mio meglio in questa vita.
Da adulta, questa consapevolezza è maturata e si è trasformata in qualcosa di ancora più grande: la voglia di fare di più, di lasciare un segno, di restituire almeno una parte di ciò che ho ricevuto.
Negli ultimi anni ho cercato con le mie possibilità di aiutare Uguali e Diversi e Arcoiris: 5 x Mille, piccole donazioni, e una volta, in modo inaspettato, sono riuscita anche a far ricevere una considerevole donazione per un progetto in un ospedale oncologico a Maceiò.
Noi che abbiamo tutto, troppo spesso diamo per scontate cose che in altre parti del mondo, come in Brasile, non sono affatto scontate. Pensiamo, ad esempio, all’accesso a un percorso di formazione professionale gratuito o a un’istruzione universitaria pubblica: diritti che per noi sembrano quasi banali, ma che per tanti bambini e ragazzi altrove restano solo un sogno lontano. Eppure è proprio attraverso questi mezzi che un bambino o un giovane può davvero riscattarsi dalla sua condizione sociale, spezzare il ciclo della povertà e costruirsi un futuro diverso.
Credo profondamente che ognuno di noi, nel suo piccolo, possa contribuire a cambiare un pezzettino di mondo o possa fare la differenza per qualcuno con ciò che ha a disposizione.
Non serve essere milionari per aiutare, servono parole, azioni, relazioni, iniziative.
E oggi, io con il mio libro e i lettori con il loro acquisto facciamo esattamente questo.
Ma prima che il libro venda milioni di copie, è poco, troppo poco per poter aiutare davvero, per poter aiutare tanto.
Quindi vi invito a visitare il sito https://www.arcoiris-odv.it/borse-di-studio-universitarie/ e scoprire uno dei progetti che l’associazione Arcoiris (di cui faccio anche io parte) porta avanti brillantemente da anni.
Per qualsiasi info potete contattarmi.
Tutti noi, prima o poi, ci troviamo davanti a uno specchio che non riflette l’immagine, ma il significato.
Aline ha scelto di non fuggire più quel riflesso. Ha imparato che l’identità non è un’etichetta fissa, ma una trama complessa fatta di domande, memoria, coraggio e libertà.
Nel mondo contemporaneo, in cui spesso si è più ciò che si mostra che ciò che si è, la sua voce ci ricorda che essere se stessi non è un destino, ma una responsabilità quotidiana.
Attraverso le parole e il dono della scrittura, Aline ci invita a smettere di cercare l’approvazione e iniziare a cercare la verità. A mettere a nudo non il corpo, ma l’anima. A dare senso alla propria storia non cancellandola, ma onorandola.
E, come ci insegna lei, non è mai troppo tardi per ricominciare, per riscrivere la propria vita, per diventare davvero ciò che si è nati per essere.
L'intervista ad Aline ci lascia con una profonda riflessione sull'autenticità e sulla riscoperta di sé.
Non si tratta di un'impresa facile, ma di un cammino costellato di sfide, pregiudizi e fallimenti.
Come suggerisce lei stessa nel suo libro, l'essenza della libertà non è nel chiedere il permesso per essere chi siamo, ma nel trovare il coraggio di farlo, ogni giorno. La scrittura, in questo senso, diventa uno strumento potente: una bussola per orientarsi nel rumore del mondo e riscoprire la propria voce.
In un'epoca in cui siamo costantemente bombardati da aspettative e modelli, la storia di Aline ci ricorda che la felicità non risiede nel raggiungere le mete imposte dagli altri, ma nel trovare la via che conduce alla nostra più vera essenza.
Grazie Aline per la tua forza di volontà che esprimi ad ogni parola che regali.
