L'infanzia davanti a uno schermo: l'emergenza educativa che ha bisogno di maggiore attenzione
Pubblicato da Denise Casalini in Articoli · Venerdì 29 Ago 2025 · 4 minuti
Tags: infanzia, schermo, emergenza, educativa, attenzione, bambini, tecnologia, sviluppo, infantile, educazione, salute, mentale, genitori
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Negli ultimi anni, la crescente esposizione dei bambini agli schermi ha generato un allarme sempre più diffuso tra educatori, professori, psicologi e governi di tutto il mondo. Non si tratta più soltanto di un fenomeno legato allo svago o al progresso tecnologico, ma di un cambiamento profondo nel modo in cui i bambini crescono, imparano e si relazionano con il mondo. L'utilizzo precoce e massivo di smartphone e tablet da parte dei minori sta mostrando conseguenze allarmanti, tanto da spingere autorità e comunità a sollevare un vero e proprio grido d'allarme.
Uno studio globale pubblicato da RTL 102.5 e condotto da Sapien Labs, il laboratorio che ospita il più grande database al mondo sul benessere mentale, ha analizzato i dati di oltre 100.000 giovani tra i 18 e i 24 anni. I risultati sono inquietanti: coloro che hanno ricevuto il loro primo smartphone prima dei 13 anni sono risultati significativamente più inclini a sviluppare pensieri suicidi, aggressività, distacco dalla realtà, ansia e bassa autostima.
L'elemento più allarmante emerso è che i sintomi osservati non rientrano nei tradizionali quadri clinici della depressione o dell'ansia e possono, quindi, sfuggire agli strumenti di diagnosi standard.
A dimostrazione che non si tratta di semplici ipotesi, ma di una realtà clinicamente osservabile, la Repubblica ha riportato il caso di un adolescente ricoverato presso l'ospedale San Luigi di Orbassano, in provincia di Torino, in uno stato di agitazione psicomotoria severa dopo che gli era stato tolto lo smartphone. Secondo il professor Gianluca Rosso, psichiatra e docente all'Università degli Studi di Torino, i sintomi manifestati dal giovane erano del tutto simili a quelli di una persona in crisi d'astinenza da sostanze stupefacenti.
Per provare a risolvere la situazione di emergenza relativa all'uso dei dispositivi elettronici, in Australia, ad esempio, dal 10 dicembre 2025, i minori di 16 anni non potranno più creare account sui principali social network (YouTube, TikTok, Instagram, Facebook, Snapchat e X). Il primo ministro Anthony Albanese, in un comunicato congiunto con la ministra delle Telecomunicazioni Anika Wells, ha annunciato pene severe per le piattaforme che non faranno rispettare i nuovi limiti, con multe fino a 50 milioni di dollari. Si tratta di una delle restrizioni più rigide al mondo, volta a proteggere i minori dagli effetti negativi dell'esposizione precoce al digitale.
Oltre agli effetti clinici, c'è un altro aspetto fondamentale che merita attenzione: la quotidianità. In molti ristoranti, aeroporti, resort e spazi pubblici, si osserva sempre più spesso la scena di bambini imboccati mentre guardano cartoni animati o video su YouTube, totalmente assenti dalla realtà che li circonda. Anche i più piccoli, talvolta neonati di pochi mesi, vengono calmati non con parole, carezze o interazione, ma con un tablet o uno smartphone acceso.
Questa tendenza non riguarda soltanto momenti di stanchezza o emergenza: è diventata una strategia educativa inconsapevole, che mira al silenzio, all'intrattenimento passivo, alla comodità.
I pasti, momento fondamentale per la comunicazione familiare e lo sviluppo del linguaggio e delle emozioni, stanno diventando spazi di isolamento digitale.
Il rischio: una generazione incapace di relazionarsi.
Ci si chiede allora perché aumentino tra i giovani fenomeni come l'ansia sociale, il mutismo selettivo, l'impulsività e l'incapacità di gestire la frustrazione.
È importante chiarire, però, che la tecnologia non è il male, e il problema non sono gli smartphone in sé. Esistono contenuti digitali di qualità, strumenti educativi straordinari, app che favoriscono l'apprendimento e la creatività. Il punto, però, è come e quando questi strumenti vengono introdotti e usati, soprattutto dai genitori.
Educare alla tecnologia è possibile, ma implica una presenza attiva da parte degli adulti, una vigilanza costante. Non si può delegare allo schermo il compito intrattenere un bambino.
Non si tratta di colpevolizzare i genitori, ma è necessario accendere una riflessione collettiva, a partire da istituzioni, scuole, media, aziende tecnologiche. Il benessere emotivo, relazionale e cognitivo delle nuove generazioni dipende dalle scelte che facciamo oggi.
L'infanzia non può essere messa in pausa da uno schermo. Va vissuta, accompagnata, custodita.
