Vai ai contenuti

La fede come risposta al vuoto: morte, incertezza e bisogno di senso

Salta menù
Salta menù

La fede come risposta al vuoto: morte, incertezza e bisogno di senso

FiloTabù - Libertà di parlare, coraggio di svelare
Pubblicato da Samantha Bovo in ScomodaMente · Mercoledì 11 Feb 2026 · Tempo di lettura 4 minuti
Tags: federispostavuotomorteincertezzabisognosenso
L’essere umano è l’unico animale consapevole della propria morte.
Sa che un giorno la sua vita finirà.
Sa che chi ama può andarsene.
Sa che nulla è garantito, ma soprattutto sa che non gli è dato sapere quando, come e perché.
Questa consapevolezza ci rende profondamente vulnerabili.

La morte fa paura, ma l’incertezza, spesso, ancora di più.

L’ignoto è una delle esperienze più destabilizzanti per la mente umana.
Il cervello, se ci pensiamo, è sempre alla ricerca di ordine, continuità, spiegazioni.
Ha bisogno di senso per reggere ciò che non controlla.

È proprio in questo spazio che nasce la fede.

fede intesa come religione, ma anche come risposta psicologica ed esistenziale: un tentativo di trasformare l’imprevedibile in racconto, la perdita in progetto, il dolore in qualcosa di utile e dotato di senso.
Credere che la morte non sia una fine definitiva calma il sistema nervoso.
Pensare che esista un disegno più grande, che va oltre il finito, riduce l’angoscia.
Immaginare una continuità è un meccanismo di sopravvivenza, una forma di adattamento.
È un modo umano di rendere accettabile ciò che altrimenti sarebbe insopportabile.

Da questo punto di vista, la fede è profondamente antropocentrica: al centro non c’è Dio, ma l’essere umano che tenta di reggere il peso della propria esistenza.

La fede diventa così un contenitore emotivo.
Prende il dolore e lo organizza.
Prende la perdita e la inserisce in una storia più ampia.
Dà forma a ciò che altrimenti resterebbe puro caos.

Esiste però una linea sottile.
Una soglia oltre la quale la fede smette di contenere e comincia a coprire.

Dal punto di vista psicologico, il dolore va attraversato.
L’incertezza non va riempita in fretta: va abitata.
Il vuoto non va spiegato subito: va sentito.
C’è poi un altro aspetto, più intimo, di cui si parla poco:
credere serve anche a perdonare sé stessi.
Perdonare di non aver fatto abbastanza.
Perdonare le scelte sbagliate.
Perdonare i silenzi.
Perdonare l’essere arrivati tardi.
Perdonare il non aver capito prima.
La fede può essere il luogo dove depositiamo i nostri errori.
Dove si spera che qualcuno, o qualcosa, li assolva.
Dio o sé stessi.
Ed è qui che emerge un possibile nodo.
Non è tanto un tabù parlare di Dio.
Lo è di più ammettere il motivo per cui si crede.

Perché significa spostare lo sguardo dalla religione all’essere umano.
Significa chiedersi se la fede nasce da una scelta consapevole o da un bisogno di protezione.

Fede autentica o difesa emotiva?
Fede autentica o rito scaramantico?

Domande scomode, che obbligano a guardare dentro le proprie fragilità senza scudi:
paura, dolore, senso di colpa, bisogno di perdono, bisogno di sostegno.
È molto più facile dire “ho fede”
che dire “non so stare in questo vuoto, privo di senso o pregno di senso di colpa”.

Nascondersi dietro un credo quando non si riesce a stare nella propria vulnerabilità.
Usare la religione come rifugio invece che come spazio di verità.
Aggrapparsi alle formule invece che attraversare il dolore.

Può essere utile fermarsi e chiedersi: perché credo?

Per un Dio?
Per paura?
Per amore?
Per dare un senso all’incertezza?
È dentro questa riflessione che diventa possibile distinguere tra una fede autentica
e una fede che è appiglio.

Consolazione o consapevolezza?


Le riflessioni proposte integrano prospettive cliniche sull’ansia di morte e sui processi di lutto.
  • Pyszczynski, T., Solomon, S., & Greenberg, J. (2015). Thirty years of terror management theory. Advances in Experimental Social Psychology, 52, 1–70.
  • Frankl, V. E. (2006). Man’s search for meaning. Beacon Press.
  • Worden, J. W. (2018). Grief counseling and grief therapy (5th ed.). Springer Publishing.
  • Park, C. L. (2010). Making sense of the meaning literature. Psychological Bulletin, 136(2), 257–301.






FiloTabù ETS
CF: 96647800588
via San Telesforo 10, Roma

Site Powered By Novus88
Torna ai contenuti