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Le atlete di Milano Cortina 2026, sfatati alcuni tabù (definitivamente?)

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Le atlete di Milano Cortina 2026, sfatati alcuni tabù (definitivamente?)

FiloTabù - Libertà di parlare, coraggio di svelare
Pubblicato da Francesca Di Giuseppe in Articoli · Mercoledì 25 Feb 2026 · Tempo di lettura 4 minuti
Tags: atlete, Milano, Cortina, 2026, tabù, sport, Olimpiadi, donne, parità, di, genere, eventi, sportivi
Il mondo dello sport femminile sta finalmente (e definitivamente?) uscendo da un mondo di limitazioni e tabù che per tanto, troppo tempo l’hanno rilegato a una ruota di scorta dello sport maschile.

Finalmente (e definitivamente?) qualcosa sta mutando ma è dovuto passare oltre un secolo da Parigi 1900 quando le donne furono ammesse per la prima volta a disputare i Giochi Olimpici; è stato necessario più o meno lo stesso tempo per arrivare ad avere nella medesima manifestazione la parità di genere nel numero dei partecipanti: Parigi 2024 atleti 50% e atlete 50%.

Nel mezzo di questo percorso lungo più di cento anni, ci sono stati passaggi intermedi come Londra 2012 prima Olimpiade in cui tutti i paesi partecipanti avevano almeno una donna nella propria delegazione.

E poi sono arrivati i Giochi Olimpici invernali 2026 Milano-Cortina. E qui un altro tabù è crollato definitivamente e porta un nome e cognome: Francesca Lollobrigida doppio oro, prima nella speed skating 3000 metri e poi nei 5000 metri di pattinaggio in velocità. Mamma.

Sì, la doppia campionessa olimpica è mamma di un meraviglioso bambino che tutto il mondo ha visto in tv in braccio a Francesca a festeggiare.

Mamma atleta che vince, finalmente e definitivamente è un concetto che si può dire, si deve dire, si deve capire. Non è tabù. Essere mamma ed essere una vincente nel proprio lavoro è possibile, può succedere, succede, è realtà. È la vita.

È la prima volta? È la prima italiana a vincere una medaglia olimpica da mamma? Assolutamente no!

Un nome? Lei si chiama Arianna Errigo schermitrice ha gareggiato ai Mondiali di Milano quattro mesi dopo aver dato alla luce i suoi gemelli, Mirea e Stefano, il 3 marzo 2023.

Ci è voluto del tempo per sfatare un qualcosa di naturale anche a livello legislativo ma ce l’abbiamo fatta; il Dipartimento dello Sport nel 2023 ha stabilito il Bonus Mamme che, nel dettaglio, prevede: “un contributo mensile pari a 1.000 euro per un massimo di 12 mensilità, erogato a far data dall’ultimo giorno del mese successivo a quello in cui è effettuata la richiesta.”

Un processo in realtà che ha nel 2015 l’anno di inizio con la Lega Calcio che introdusse l’obbligo per le squadre maschili di avere una compagine femminile ma, in generale, quello fu l’anno delle proteste dell’intero universo dello sport femminile italiano.

Proteste, critiche a un sistema discriminatorio molto forte hanno portato nel 2018 all’istituzione di un Fondo unico a sostegno dello sport italiano attraverso cui, in primis, garantire alle atlete il diritto di proseguire il percorso sportivo interrotto durante la maternità e, di conseguenza, garantire una continuità retributiva.

Dunque qualcosa è definitivamente cambiato ma…
…un tabù c’è ancora o meglio, si vede una piccola luce in fondo al tunnel ed è sempre Milano Cortina 2026 ad accedere questa speranza.

Un tabù che si chiama ciclo mestruale, una “questione” tutta femminile che si perde nella notte dei tempi di cui si parla poco (a volte male) ma che c’è esiste e riguarda anche il mondo delle sportive.

In questi Giochi Olimpici invernali è “salito agli onori delle pagine sportive” il dolore mestruale come limite alla prestazione di un’altra campionessa olimpica, argento nella staffetta mista del Biathlon, Dorothea Wierer.

“La giornata è stata un po’ difficile per me, ho fatto una fatica bestia sugli sci, soprattutto dal terzo giro in poi. Perché? Sapete, purtroppo per noi donne, una volta al mese è così. Sapevo che oggi sarebbe stato difficilissimo. Bisogna soffrire e basta, nei prossimi giorni starò meglio.” Ha detto alla stampa dopo il quinto posto nella 15km individuale.

Quelle cose non dette, ma che tutti sanno; quelle cose che non si dicono perché non si possono dire; quelle cose…finalmente sono state dette e si sono viste.

Il ciclo mestruale non è un demone, non è un orrore, non è una vergogna ma è un percorso che genera nuova vita. Perché non parlarne? Perché nasconderlo?

Eppure nel mondo sportivo è ancora un tabù (o forse non più) radicato, di quelli di cui è meglio non dire e nemmeno far capire come se fosse una colpa, un delitto.

Dorothea Wierer ha squarciato il velo del buio, ha tolto le ragnatele di quella stanza disordinata e troppa piena di parole inutili.

Che dite donne, l’aiutiamo anche noi?



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