Non l'ho amato subito
Pubblicato da Samantha Bovo in ScomodaMente · Sabato 10 Gen 2026 · 3 minuti
Tags: amore, relazioni, sentimenti, crescita, personale, riflessioni, esperienze, introspezione, emozioni, cambiamento, accettazione
Tags: amore, relazioni, sentimenti, crescita, personale, riflessioni, esperienze, introspezione, emozioni, cambiamento, accettazione
C’è un’idea che circola silenziosa ma potentissima: quando nasce un figlio, lo devi amare subito.
Dal primo istante.
Dal primo sguardo.
Magari anche prima.
È un’idea così radicata da sembrare naturale. Eppure, per molte donne, non è così.
Arriva il momento della nascita, ma non accade nulla di travolgente.
Nessuna “farfalla nello stomaco”, nessuna ondata d’amore come promesso dai racconti.
A volte arrivano solo stanchezza, smarrimento, paura; un senso di estraneità difficile persino da nominare.
Ed è qui che entra in gioco il tabù.
Perché questa esperienza esiste, è diffusa, ma non si può dire. Dire che non ami subito tuo figlio è socialmente inaccettabile. È qualcosa che non trova spazio nel discorso pubblico, né nelle narrazioni
idealizzate della maternità.
La psicologia dello sviluppo, però, racconta una storia diversa da quella che la società pretende.
Distingue tra bonding, ovvero il vissuto emotivo del genitore verso il neonato, e attaccamento, il legame che il bambino costruisce nel tempo attraverso cure ripetute, prevedibili e sufficientemente buone.
Il bonding non è obbligatorio che sia immediato.
L’attaccamento non nasce in sala parto.
La relazione madre–bambino è un processo, non un evento istantaneo.
Questa non è un’opinione, ma un dato teorico e clinico consolidato.
La ricerca mostra che le difficoltà di bonding sono tutt’altro che rare. Circa il 10–20% delle madri, nelle prime settimane o mesi dopo il parto, non percepisce subito un legame emotivo intenso con il proprio bambino.
Il punto è questo: non amare subito non è raro.
È raro, semmai, poterselo permettere senza sentirsi sbagliate.
Dal punto di vista sociale, la maternità è uno dei ruoli più rigidamente normati che esistano. Alla madre viene richiesto di essere felice, grata, naturalmente portata.
Non c’è spazio per l’ambivalenza.
Non c’è spazio per il dubbio. Non c’è spazio per dire: “Non sento ancora un forte sentimento.”
Così, un’esperienza umana e complessa viene trasformata in una colpa silenziosa, spesso vissuta lontano dagli sguardi, compressa in un cuscino pieno di lacrime. Molte donne imparano a tacere, a sorridere, a dire che va tutto bene, mentre dentro cresce il senso di inadeguatezza.
Quando una madre non può dire come sta davvero, il disagio non scompare: si sposta. Può trasformarsi in depressione, ansia, ritiro emotivo, fatica nel chiedere aiuto. La vergogna, più che la difficoltà iniziale, è ciò che aumenta il rischio clinico.
L’amore genitoriale non è sempre un colpo di fulmine.
Spesso è una relazione che si costruisce lentamente, attraverso la presenza, i gesti quotidiani, il tempo.
Questo non lo rende meno vero.
Il vero tabù è accettare che l’amore può arrivare dopo.
Rompere questo silenzio non indebolisce la maternità; la rende più onesta, più umana, più reale.
Fonti
● Bowlby, J. (1969). Attachment and Loss: Vol. 1. Attachment. Basic Books.
● Kinsey, C. B., & Hupcey, J. E. (2013). State of the science of maternal–infant bonding. Journal of Obstetric, Gynecologic & Neonatal Nursing.
● Dubber, S., Reck, C., Müller, M., & Gawlik, S. (2015). Postpartum bonding: the role of perinatal depression, anxiety and
maternal–fetal bonding. Archives of Women’s Mental Health.
● O’Hara, M. W., & McCabe, J. E. (2013). Postpartum depression: current status and future directions. Annual Review of Clinical Psychology.
● Brockington, I. (2004). Postpartum psychiatric disorders. The Lancet.
● World Health Organization (2022). Maternal mental health.
● Bowlby, J. (1969). Attachment and Loss: Vol. 1. Attachment. Basic Books.
● Kinsey, C. B., & Hupcey, J. E. (2013). State of the science of maternal–infant bonding. Journal of Obstetric, Gynecologic & Neonatal Nursing.
● Dubber, S., Reck, C., Müller, M., & Gawlik, S. (2015). Postpartum bonding: the role of perinatal depression, anxiety and
maternal–fetal bonding. Archives of Women’s Mental Health.
● O’Hara, M. W., & McCabe, J. E. (2013). Postpartum depression: current status and future directions. Annual Review of Clinical Psychology.
● Brockington, I. (2004). Postpartum psychiatric disorders. The Lancet.
● World Health Organization (2022). Maternal mental health.
