Non puoi liberarti con qualcosa che ti sovrasta
Pubblicato da Lucia Li in Il filo di Minotauro · Mercoledì 18 Mar 2026 · 4 minuti
Tags: liberarsi, sovrasta, crescita, personale, autoliberazione, empowerment, salute, mentale, benessere, sfide, motivazione
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Il seguente articolo illustra il ruolo indispensabile delle materie umanistiche, quali filosofia, sociologia, pedagogia, antropologia, letteratura e talvolta anche psicologia che vengono spesso definite spregiativamente come “scienze delle merendine”, in quanto sprovviste di senso pragmatico e concreto, rispetto alla scientificità oggettiva delle materie STEM.
Essendo stata spronata, sin da piccola, a credere nelle scienze pure, per molto tempo mi sono sentita intellettualmente superiore, poiché ero quella razionale ed obiettiva, anche se tale razionalità cieca mi rendeva miope e rigida nelle interfacciarmi con la vastità del mondo, il quale non è fatto solo di numeri armonici, ma anche di coscienze intrise di ombre ambigue.
Questa idea aprioristica è stata smantellata grazie allo studio della Filosofia, una materia che mi ha donato tantissimo, persino nelle scelte più importanti della mia vita.
Nonostante il mio riconoscimento per le materie umanistiche, per molto tempo non sono riuscita ad attribuire loro un accreditamento concreto, affinché vengano applicate nella vita quotidiana in vista di un miglioramento di massa.
In che modo le materie umanistiche possono plasmare la nostra società nell’era digitale?
Mi è risuonata più volte questa domanda, senza mai capacitarmi di una risposta, finché accidentalmente mi sono ritrovata a riflettere su un tema che mette in relazione ambedue le dimensioni: I social ci rendono più liberi che manipolabili?
Si tratta di un topico del dibattito universitario, e alla nostra squadra spetta dimostrare il pro, quindi argomentare come i social ci rendono liberi, nonostante tutte le manovre censore da parte delle stesse piattaforme.
Come squadra, abbiamo posto il fulcro dell'argomentazione sul libero arbitrio dell’individuo.
Confermare la manipolabilità dei social media è negare non solo la capacità critica dell’individuo, ma anche la sua capacità di esercitare la propria libertà. Inoltre, la presunta manipolabilità delle persone sussiste sulla loro natura libera, in quanto sotto la dittatura a un individuo non è “concesso” il diritto di scegliere, tantomeno di essere manipolato. Sotto la dittatura, difatti, qualsiasi azione sovversiva volta a ridimensionare il regime dittatoriale, si tinge inevitabilmente di una sfumatura coercitiva propria del repressore.
Tuttavia, io credo che i termini del dualismo siano altri.
Se ci divergiamo dal dilemma tecnica-libertà; osserviamo che in realtà non si tratta nemmeno dei social media, ovvero la tecnica contro la libertà umana, bensì di una presa di coscienza operata dalla coscienza stessa. Si tratta di una ribellione del pensiero contro la manipolabilità di esso medesimo.
Utilizzo la parola tecnica per riferirmi a tutte le tecnologie. Io penso che la coscienza collettiva esista ben prima dell'invenzione dello strumento finalizzato a quello scopo che rende concreta tale coscienza. Pensiamo a come l'essere umano sia riuscito a navigare pur non conoscendo le leggi fisiche: questo è stato possibile grazie alla volontà di esplorare condivisa dalla società. Pensiamo anche all'uso del radio sulla pelle come prodotto cosmetico, che poi portò alla morte di decine di migliaia di operaie. Sembra una mossa inspiegabile, ma dietro tutto ciò vi era la coscienza di ricercare un ideale di bellezza; è proprio questa forma di pensiero che guidava le scelte dell'essere umano, ancora prima che ne riconoscesse i rischi.
Mi azzardo a dire che da sempre l'umanità non lotti contro il potenziale distruttivo delle tecnologie (un coltello o una bomba atomica), ma contro i limiti insiti nella nostra stessa forma di pensiero e che la tecnica funzioni da catalizzatore a questo processo di traduzione del pensiero in strutture reali.
Il fatto che oggi vi sia opposizione contro la tecnica (per esempio l'IA) è dovuto al fatto che alcuni ritengono che la popolazione media non possieda una coscienza sufficiente per manipolare tale strumento. Ecco, il nostro punto di discussione, a mio parere, dovrebbe focalizzarsi sulla possibilità di costruire una società al pari della coscienza necessaria al corretto utilizzo delle tecnologie.
In conclusione, noi siamo infinitamente liberi, ma non siamo ancora riusciti a concretizzare tale libertà a livello socio-politico.
Ecco che le materie umanistiche dovrebbero rivestire il ruolo di concretizzatrice di tale libertà rendendola al pari del pensiero razionale, affinché viviamo in una società civile. Affinché possiamo liberarci dall’illusione di essere liberi.
