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Overdose Digitale

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Overdose Digitale

FiloTabù - Libertà di parlare, coraggio di svelare
Pubblicato da Alessandro Troisi in Articoli · Mercoledì 11 Feb 2026 · Tempo di lettura 5 minuti
Tags: OverdoseDigitaledigitaloverdosetechnologyimpactmentalhealthdigitaldetoxonlineaddictionsocialmediaeffectstechnologybalancescreentimewellnesstips
Nell’era dell’informazione, l’ignoranza è una scelta.

Internet ha spalancato le porte del mondo. L’informazione è ora un bene di dominio pubblico. E con i social è diventata dinamica, veloce, immediata.

Do un’occhiata al mio feed, e posso sapere quello che succede in tutto il mondo, in qualsiasi momento.

Ecco, con un reel scopro l’ennesimo atto di brutalità delle forze dell’ordine negli Stati Uniti.

Inorridito, cerco più informazioni al riguardo, ma incappo in un post che rivela dettagli macabri sulla tratta di esseri umani. Mentre cerco di contenere l’orrore e il disgusto, ecco un video che mostra crimini di guerra contro civili indifesi in Medio Oriente.

Non posso che andare a fondo della questione. Al primo momento libero disponibile, cerco altre notizie in proposito, ma trovo il feed invaso da post e video su una rivelazione dell’ultimo momento: Johnny Depp potrebbe tornare alla Disney. Saranno solo voci di corridoio? Ero intenzionato a cercare tutt’altro ma, ora che ci penso, mi piacerebbe saperne di più per stare al passo anche con le notizie di costume.

Dopo un paio di reel in cui si parla con toni entusiastici della notizia, mi imbatto nel video di un guru della finanza che racconta di come è diventato ricco investendo in bitcoin. È la moneta del futuro, dice. Dovrei cominciare anch’io a fare investimenti? I miei risparmi sono già precari, forse dovrei proprio comprare il suo corso per imparare come si fanno davvero i soldi… Combattuto da questo dilemma, mi capita sotto gli occhi un post che riporta un gossip su Leonardo Di Caprio. Si è fidanzato di nuovo. Anche quest’ultima fiamma avrà massimo venticinque anni? La curiosità mi dice che devo indagare.

Ma il reel successivo mi lascia talmente scioccato che abbandono subito la ricerca: gli USA minacciano di invadere la Groenlandia. Possibile? Mi precipito a cercare informazioni.

Un divulgatore, in una pagina di geopolitica, ci da per spacciati: una nuova guerra è alle porte. Sento la tensione pervadermi. Ma, subito dopo, il video di un secondo divulgatore mi rassicura: non c’è assolutamente il rischio di un’escalation, è solo allarmismo, possiamo dormire sonni tranquilli.

Devo essere terrorizzato o rassicurato?

Forse non ho ascoltato abbastanza campane, devo saperne di più, informarmi ancora.

Ma non ne ho il tempo: arriva la notizia che l’ICE è arrivata in Italia per scortare gli atleti americani alle Olimpiadi invernali. Scoppierà un incidente diplomatico?

Devo assolutamente informarmi. Devo farlo prima su quest’ultima notizia o sulla guerra? Forse dovrei pensare prima a me, e capire come investire seriamente. O forse dare la priorità a notizie che non mi facciano preoccupare tanto?

È indispensabile approfondire ogni questione, restare informato su tutto…. Ma, a pensarci bene, nonostante il tempo passato tra video, post, reel e caroselli, non mi sento così informato.

Non mi sento davvero informato su niente.

Mi sento solo confuso. Disorientato. Insicuro.

La mia mente è sovraccarica. Il cervello bombardato di stimoli, sottoposto a un martellamento costante di sensazioni diverse, spesso contraddittorie, catapultato in un vortice digitale che disintegra la soglia dell’attenzione.

La sensazione è quella di un’overdose, che sfocia da un lato in una spaventosa ansia, data dalla sequela di notizie allarmanti provenienti da ogni dove: il mondo appare minaccioso, violento e sempre sull’orlo della catastrofe. Non avendo nessun controllo sugli eventi, non posso fare altro che subirli preparandomi al peggio.

Dall’altro lato, il flusso costante di notizie, stimoli visivi e uditivi dato dallo scrolling compulsivo mi sprofonda in uno stato di completa apatia, proprio come se fossi vittima di un’intossicazione digitale, che prosciuga ogni energia.

Posso uscire da questa spirale? Il primo pensiero è chiudere ogni rapporto con i social, isolarmi da questo massacrante martellamento.

Ma, forse, un’altra via è possibile: vivere il digitale in modo consapevole. Non esserne dipendente, ma usarlo tenendo sempre a mente i suoi pregi e i suoi difetti.

Innanzitutto, devo evitare la ricerca compulsiva. Scegliere pochi canali, selezionati, a cui attingere per le mie ricerche. Approfondire pochi argomenti, importanti, uno alla volta.

Devo poi impedire che il digitale sia una presenza costante nella mia vita: decidere in quali momenti delle mie giornate dedicargli del tempo e in quali evitarlo.

Non devo lasciare che sia l’algoritmo a decidere per me: sono io a scegliere quali contenuti guardare, quando e come.

Devo tornare a dedicare la mia attenzione solo alle cose che lo meritano davvero: perché se sposto continuamente la mia attenzione su tutto, non riuscirò a fissarla su niente.

Ma, soprattutto, devo ricordare di staccare la spina, quando è necessario. Mettere in stand by. Prendermi una pausa da internet, dai social, anche per qualche giorno.

Il mondo reale è fuori dagli schermi di uno smartphone.

La vita vera non è quella che metto in vetrina sul mio profilo.

Disintossicarsi dal digitale, costruire un rapporto sano, consapevole con l’informazione, vivere a pieno la vita senza l’ansia costante di perdere una notifica, di saltare l’aggiornamento dell’ultimo minuto.

Perché è vero che nell’era dell’informazione abbiamo la possibilità e anche il dovere di capire cosa succede attorno a noi. Ma è altrettanto vero che dobbiamo farlo nel modo giusto, prendendo tutto ciò che di buono il digitale ha da offrirci e, al contempo, difendendoci dalle sue insidie.



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