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PCOS: una sindrome molti tabù

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PCOS: una sindrome molti tabù

FiloTabù - Libertà di parlare, coraggio di svelare
Pubblicato da Roberta Visone in Articoli · Sabato 10 Gen 2026 · Tempo di lettura 5 minuti
Tags: PCOSsindrometabùsalutedonneendometriosifertilitàormonisintomitrattamentoconsapevolezzasupportodiagnosi
La PCOS (sindrome dell'ovaio policistico) è un fenomeno a tutto tondo... e che può renderti più tonda, quindi se hai sempre avuto un corpo esile, per poi vedere il tuo corpo lievitare, non sei sola!
Ecco la mia testimonianza per rompere il tabù su questa sindrome: sono sempre stata una bambina mingherlina e con tratti normalmente associabili a persona di sesso femminile, ma da quando sono spuntati i primi peli scuri sul viso ho iniziato a dubitare persino del mio sesso: “forse dovevo nascere maschio, forse non sono così femmina”. Ho avuto la diagnosi a 14 anni tramite endocrinologo (secondo la dicitura odierna risulto appartenente al fenotipo C - iperandrogenismo e ovaie policistiche) e il piano terapeutico ha subito diverse modifiche, tra ritiri dal mercato per l'alto
dosaggio, interruzione della seconda terapia farmacologica per rischio trombosi e interruzione delle ultime pillole a basso dosaggio per valori dei trigliceridi o del colesterolo troppo alti.

Le modifiche non sono avvenute solo a livello di medicine, bensì anche di personale endocrinologico: all'inizio mi fu detto “Quando ti sposerai scomparirà la policistosi ovarica” e io, che mi vedevo brutta e non femminile, pensavo “E se non volessi sposarmi?” e “Chi mi prenderebbe mai, coi peli sul viso?”; tra le due endocrinologhe una insisteva sulla mera dieta, mentre l'ultima ha detto “Ci credo che non vi siano più le cisti ovariche, dopo le varie terapie
farmacologiche”, senza tener conto del fatto che i peli sul viso ci sono ancora (in misura minore, ma ci sono). In più l'Homa Index mi dice che i valori dell'insulino-resistenza sono ai limiti (per chi non lo sapesse la PCOS è strettamente legata all'insulino-resistenza).
Per non parlare delle ingenti spese a livello di sedute laser: avrei potuto farmi più viaggi e comprare più libri e CD musicali con quei soldi, ma oltre a questo ci sono stati momenti di evoluzione e altri in cui i peli aumentavano sempre più ed erano sempre più scuri, quindi vai di fondotinta a caro prezzo per coprirmi il viso! Anche a livello di centri estetici ne ho cambiati tre, perché non vedevo risultati permanenti.

Ho dovuto accantonare il discorso PCOS perché dai 25 anni in su sono subentrati problemi di diversa natura, tra cui il percorso di Procreazione Medicalmente Assistita per “infertilità sine causa” (argomento trattato in un altro articolo), nonché la scoperta e le diagnosi di:
- fibromialgia/sindrome da stanchezza cronica;
- celiachia;
- moderata intolleranza al lattosio;
- mutazione MTHFR;
- spondiloartrite sieronegativa (di recente).

Nel corso del tempo il mio corpo ha subito un cambiamento profondo: dacché ero mingherlina sono ingrassata e con difficoltà sono scesa di peso per poi riprenderlo in diversi momenti, soprattutto in situazioni di forte stress (anche il cortisolo, ormone dello stress, è collegato alla PCOS). Non sono mancati episodi di body shaming da parte soprattutto di persone di famiglia di sesso femminile, così come non è mancata la vergogna verso il mio corpo, che non sentivo femminile: ero arrivata anche al punto di non riconoscermi più. Mentre mi interrogavo sulla mia identità esteriore e
interiore mi veniva detto: “Ma che saranno mai due peli sul viso? Non sono questi i problemi”. Insomma, oltre al danno anche la beffa.

Ora ho un rapporto col cibo più equilibrato e mi voglio bene, accettandomi anche quando mi spuntano dei peli sul viso durante le mestruazioni: dopotutto, la mia femminilità non può ridursi alla mera presenza o assenza di peli sul viso.
Di questo devo ringraziare Elena Gerli (@unanutrizionistaperamica su Instagram), la quale conosce bene la PCOS, la celiachia e la sindrome dell'intestino irritabile (IBS) e soprattutto sa cosa significa sentire di non avere un corpo “canonico”. In questo percorso di autoaccettazione mi hanno aiutato anche il mio romanzo, “Lo sguardo di Siria, la vita di Rosa” e il mio podcast “Io sono oltre - Pensieri in libertà”: in entrambi i casi ho ritenuto giusto raccontare delle mie vicende con la PCOS affinché chi ci sta passando adesso trovi il conforto e l'accoglienza che avrei voluto e dovuto
ricevere io da adolescente.

L'unico rimpianto che ho è quello di aver accantonato la PCOS dai 25 anni in su (ora ne ho quasi 37), laddove, tramite il libro di Unfer e Colao “Sindrome dell'ovaio policistico” e tramite gli account Instagram @noipcos e @armodonna.pcos, sto scoprendo che un po' tutte le diagnosi ricevute fanno comunque capo alla mia “amica per i peli”.

Se hai voglia di raccontare in forma anonima il tuo rapporto con la PCOS, non esitare a contattare la redazione di FiloTabù redazione@filotabu.it


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