Perché Sanremo è Sanremo
Pubblicato da Feliciana Zuccaro in Articoli · Giovedì 26 Feb 2026 · 6 minuti
Tags: Sanremo, festival, musica, cultura, tradizione, eventi, Italia, spettacolo, artisti, storia
Tags: Sanremo, festival, musica, cultura, tradizione, eventi, Italia, spettacolo, artisti, storia
Perché gli italiani guardano Sanremo nonostante le ritrosie siano comuni? La maggior parte delle persone si definiscono anti-Sanremiane dalla nascita, ma è comune sentire lo-vedo-perchè.
C’è sempre un motivo valido per vedere Sanremo: c’è il modaiolo che lo vede per gli outfit, l'artista estroso che lo vede per giudicare la musica, poi c’è chi vuole intrattenersi e divertirsi con lo spettacolo che offrirebbe, c’è il fan sfegatato che lo vede per quell’artista in particolare, e infine c’è il radical chic lo guarda perché Sanremo è lo specchio della società...
In realtà tra i tanti post che mi sono apparsi in questi primi due giorni di Festival, ne ho trovato uno che mi ha fatto davvero impazzire; ritraeva un famosissimo meme che ha spopolato anni fa sui social in cui una donna urla “Sanremo è spazzatura e se lo guardi sei complice” e un gatto, con fare calmo e sornione, le risponde “In una prospettiva strategica, provare a comprendere l’egemonia di Sanremo e occupare criticamente uno spazio di analisi è più utile che bullizzare le masse che lo guardano” (cito la fonte, pagina social di @theperiodoff, periodico indipendente che fa informazione da un punto di vista tutto al femminile). Questo post mi ha mandato in visibilio, perché è vero tutto. È vera la visione di scherno di chi sostiene che guardare Sanremo sia blasfemo e alquanto inutile, pensando che chi lo guarda si renda
complice di un sistema che sminuisce, per un’intera settimana, le reali problematiche del paese.
Ma è vera anche la visione di chi, dall’altra parte, lo guarda per avere un momento di leggerezza facendosi chiarezza
su quella che è la versione attuale del nostro paese, diciamo un modo per vedere lo stato dell’arte della società in cui viviamo.
Ma ha davvero senso tutto questo, ancora oggi, a distanza di settantasei anni dalla prima edizione?
Nel 1951 tre interpreti si avvicendarono per cantare ben venti brani. In quell’anno vinse, nel Teatro del Casinò della città, Nilla Pizzi con Grazie dei fiori. L’anno dopo, invece vinse il primo, il secondo e il terzo posto, rispettivamente con Vola colomba, Papaveri e papere e Una donna Prega. Tutte queste canzoni erano esattamente l’immagine dell’Italia che si stava rialzando dopo una gravissima caduta, con le ferite ancora evidenti del dopoguerra. C’era una grande voglia di riscatto e, considerando lo stile dei brani dell’epoca, erano in linea con la rigorosità che ancora si respirava in Italia. Nel 1958 vinse uno straordinario Domenico Modugno che cantava, con le braccia aperte al mondo, il suo iconico Nel blu
dipinto di blu. Nel 1964, invece, vinse Gigliola Cinguetti con Non ho l’età, un brano che descriveva (romanticamente) un paese che aveva finalmente imparato a godersi la vita e si intrufolava sorniona nel periodo d’oro del nostro paese, lì dove il boom economico stava investendo l’Italia. Ma nel 1970, la coppia Celentano-Mori, vinse con Chi non lavora non fa l’amore. Secondo la critica, Celentano, con questa canzone, voleva stigmatizzare i lavoratori che rinunciavano allo stipendio per difendere i propri diritti e, a causa loro, dei loro scioperi, molto frequenti in quell'epoca di contestazioni, "c'è il caos nella città". Per questo, anche le loro mogli si trovano in difficoltà, costrette a concedersi in cambio di denaro. Una pioggia di polemiche investì il cantautore e il brano venne ribattezzato "canzone antisciopero" o "canzone crumira", accusato quindi di insultare i lavoratori italiani e la loro causa. Anni dopo, sarà lo stesso cantautore a eliminare ogni dubbio sull'interpretazione del testo. "Il mio intento – disse Celentano – era lanciare una provocazione ai datori di lavoro facendo un parallelo con gli operai che, senza lavoro, perdevano anche la serenità. Come potrei io, con la mia storia familiare, essere contro gli scioperi, l’unica arma democratica per fare rispettare i diritti delle persone più deboli e dare loro voci?". In questa frase di Celentano ci vedo tanto di moderno e attuale.
Come si può essere, oggi, contro gli scioperi, contro l’unica arma democratica necessaria al popolo per far rispettare i propri diritti? Probabilmente questo brano avrebbe potuto vincere anche oggi, rivisitato con uno stile musicale più giovanile, parlando però non ai datori di lavoro, ma a chi ci governa. Perché la domanda sorge spontanea, ovvero cosa si cela dietro alla richiesta fatta al popolo, con il nuovo DdL sicurezza, di non manifestare o di farlo solo rispettando i canoni previsti dallo stesso? Dove sono andati a finire gli strumenti di democrazia ottenuti con tanto sacrificio dai nostri nonni e genitori negli ultimi ottant’anni? Sarebbe opportuno chiederselo in un brano Sanremese oggi.
Ma se Sanremo è correttamente lo specchio della nostra società, sembra ovvio che neppure uno dei trenta brani in gara oggi, non menzioni minimamente questo problema grossissimo.
Così come non c’è neppure un brano che parli di ciò che fuori dalle nostre porte sta avvenendo. Guerre, violenza che aumenta, divario economico sempre più ampio, effetti climatici devastanti Probabilmente le cause sono da ricercare nella necessità di non-menzionare-ma-distrarre-l’opinione-pubblica. Sì, distraiamo i più da quelle che sono le vere problematiche di oggi. Dopo tutto abbiamo bisogno di distrazioni.
Abbiamo bisogno di informarci, ma non troppo; di sapere, ma non troppo; di manifestare, ma solo se non sei dalla parte sbagliata. E i brani di Sanremo rispecchiano proprio questa visione attuale... Non menzionano, non dicono, restano leggeri, anzi leggerissimi, se la dobbiamo dire tutta, sono trasparenti. E se non è “rispecchiare la condizione attuale del paese” questo, ditemi voi cos’è?
Forse l’unico brano che ha una minima funzione sociale, un po' impegnata, è quella con un titolo che sembra un plagio perché ricorda (anche nel testo) la canzoncina cantata dalle mamme per far addormentare i propri bambini.
Non la nomino, ma la lascio sottintesa, proprio come i tempi che viviamo!
