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PMA, amore e tabù: cosa significa davvero intraprendere questo percorso

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PMA, amore e tabù: cosa significa davvero intraprendere questo percorso

FiloTabù - Libertà di parlare, coraggio di svelare
Pubblicato da Roberta Visone in Articoli · Sabato 20 Set 2025 · Tempo di lettura 6 minuti
Tags: PMAamoretabùpercorsosignificatofertilitàgenitorialitàpsicologiarelazionisupportoesperienzeconsapevolezza
Sempre più coppie riscontrano problemi di infertilità, con o senza causa, pertanto fanno ricorso alla pratica di Procreazione Medicalmente Assistita (acronimo PMA), affinché possano espandere la propria famiglia ricorrendo all'aiuto della scienza.

Il punto di vista adottato per il seguente articolo non è prettamente medico, perché esiste il personale sanitario preposto. Ci si soffermerà piuttosto sugli aspetti emotivi e relazionali il cui tabù risulta necessario rompere.

Nell'immaginario collettivo forse si pensa alla PMA solo quando una donna è sul lettino con le gambe divaricate e il personale medico preleva ovociti e impianta ovuli fecondati: in realtà è un fenomeno sociale e piuttosto comune, che implica privazioni, sacrifici, impegni presso personale ginecologico un giorno sì e a volte l'altro pure, spostamenti continui, congedi ottenuti con fatica e con visite fiscali proprio il giorno della prenotazione di una visita ginecologica, attese anche di tre ore per farsi visitare, sessioni lavorative svolte online in sala d'attesa e tanto altro.

Nella scelta di sottoporsi alla procedura della PMA si instaura un coinvolgimento a tutto tondo dentro e fuori dalla coppia. Quando si annuncia di voler ricorrere alla PMA, alla coppia può essere chiesto con un tono fra il canzonatorio e il disgustato: “Ma come, avete bisogno di aiuto?”, come se non fosse un loro diritto richiederlo, come se anche in questo caso dovessero cavarsela per forza in solitudine, poiché non è concesso alle persone cresciute a pane e ultra-indipendenza mostrarsi in difficoltà e fare ricorso ad altre fonti di supporto. Per non parlare delle occhiatacce da parte di un certo tipo di frequentanti del corso preparto, quando si parla di PMA: si può sentire un sibilo nel loro silenzio e nel loro falso sorriso che dice “Ma guarda 'sta svergognata, a parlare così apertamente di un concepimento 'non naturale'!”.

Passato lo sbigottimento di fronte a questa e ad altre domande e frasi di circostanza, la coppia decide comunque di intraprendere questo percorso con la massima serenità, con la consapevolezza di stare facendo del proprio meglio per dare alla luce una nuova creatura, magari in compagnia della buona musica sempreverde tra un viaggio e l’altro, tra un pick-up (prelievo) e un transfer (impianto). Il cammino prosegue mano nella mano e vengono alla luce una o più creature, oppure il percorso può giungere a una triste fine, totale o parziale: nel caso in cui si impiantano due ovuli fecondati, può andarne avanti uno solo anziché entrambi ed è un tipo di lutto di cui forse si parla poco o per niente.

Quando la coppia condivide un esito positivo degli esami beta, può sentirsi dire che le è andata bene alla prima botta, di liscio come tutte le altre situazioni, perché purtroppo per la gente tutto è oro quello che luccica, e questa frase contribuisce a creare una frattura, se non rottura, nella relazione con chi ha sminuito la procedura. Quando condivide un esito negativo, la coppia può sentirsi in colpa perché non è stata abbastanza brava, e oltre al senso di fallimento subentrano anche frasi e consigli non richiesti del tipo “Provateci ancora, che vi costa?”, “Andrà meglio un’altra volta”, “Siete troppo stressati, rilassatevi e vedrete che arriverà la creatura!”, “Tirati su, ché c’è di peggio!” e altre.

Se fosse così facile prendere tanti medicinali, farsi le siringhe di seleparina tutti i giorni con conseguenti lividi grossi quanto il Fosso di Helm, doversi assentare dal lavoro amato per evitare rischi, fare diverse spese per l'acquisto di medicinali e per le visite di routine durante tutta la gravidanza, e soprattutto se fosse così facile vivere l’ansia prima di ogni esito della beta, prima di ogni Vera Test, prima dell’esame strutturale e via discorrendo, perché non si sottopongono tutte le persone alla PMA?

Insomma, il percorso di PMA permea le relazioni, da quelle familiari a quelle amicali passando per quelle lavorative, in modo positivo nel momento in cui la gioia condivisa è gioia doppia, quindi le persone care non vedono l'ora di abbracciare la creatura mentre raggiungere tutte le tappe del proprio sviluppo psicomotorio, emotivo, eccetera. Quando, però, dall'altra parte vi sono persone che ci hanno messo più tempo o che non ci sono riuscite ad allargare la famiglia tramite la PMA e soprattutto quando ci sono persone che non hanno ancora fatto pace con i tentativi non andati in porto, purtroppo non resta più molto da condividere con loro, perché tutto ciò che la coppia dirà potrà provocare come minimo la loro malinconia, oltre all'invidia per il solo fatto di non avere prole, come se fosse facile oggigiorno crescere delle creature, vista la carenza, se non mancanza, di reali supporti da parte della società e delle famiglie della coppia. Inoltre, quando un datore o una datrice di lavoro vede le persone solo come dipendenti e non in primis come esseri umani, ci si ritrova a doversi giustificare per la qualunque, il battito cardiaco accelera nell’inviare tot documenti entro tot giorno e si squarciano veli di Maya su quella persona e/o su quel contesto tanto stimati in precedenza.

Mentre, quindi, una coppia sta cercando di avere una nuova creatura nella propria vita, si può ritrovare a dover chiudere numerose porte. Il percorso di PMA può, infatti, sfociare in solitudine, in incomprensioni, in invidie, e questo e tanto altro può incidere anche sul feto e sulla relazione all'interno della coppia. Se la coppia è salda, può andare avanti; se vi sono delle falle di fondo nel rapporto, a prescindere dalla procedura di PMA, ci si può addirittura lasciare.

In altre parole, la PMA è un banco di prova relazionale a livello di coppia, di famiglie d’origine, di cerchie d’amicizia e di colleganza.

Di ulteriori sfaccettature della PMA e degli aspetti tragicomici della stessa ne ho parlato anche nel podcast “Io sono oltre – Pensieri in libertà”, creato in pieno periodo post-partum del secondogenito, il quale è arrivato in modo del tutto naturale e inaspettato e la cui gravidanza costituisce una storia ancora più complessa di quella che ha coinvolto il fratello maggiore, arrivato con l’aiuto della scienza.

Se hai voglia di raccontare in forma anonima il tuo percorso di PMA, non esitare a contattare la redazione di FiloTabù redazione@filotabu.it.


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