Remigrazione e il tabù dello sfruttamento
Pubblicato da Alberta Robin in Articoli · Mercoledì 29 Lug 2026 · 2 minuti
Tags: Remigrazione, sfruttamento, tabù, immigrazione, diritti, lavoro, società, integrazione, cultura, economia
Tags: Remigrazione, sfruttamento, tabù, immigrazione, diritti, lavoro, società, integrazione, cultura, economia
Remigrazione è il concetto sbandierato dalle nuove destre che porta con sé un gran tabù. Il tentativo è quello di spostare la rabbia sociale dei lavoratori verso i propri e le proprie compagni e compagne con origini diverse. La remigrazione tratta la migrazione non come una necessità, ma come un atto da punire, un capriccio da criminalizzare. Così, mentre i profitti dello sfruttamento rimangono liberi sui mercati finanziari, i lavoratori vengono puniti, trattati come persone da incolpare, ma la colpa chi ce l’ha?
Non ce l’ha chi si sposta lungo i mari, ce l’ha chi pratica il land grabbing, ce l’hanno i signori della guerra, ce l’ha chi ha bruciato vivi i braccianti di Amendolara.
La migrazione non è sempre una scelta libera, è dettata dalla necessità del capitale di reperire forza lavoro a basso costo e dal saccheggio neocoloniale di risorse dai sud del mondo e, su questa base, parlare di remigrazione è un tentativo di cancellare gli effetti di un sistema senza metterne in discussione le cause: lo sfruttamento globale.
In questo sistema i migranti diventano un ‘’esercito industriale di riserva’’ , una massa di lavoratori senza diritti, nell’ombra, per abbassare i salari di tutta la classe operaia.
