Vai ai contenuti

RiminiWellness oltre il corpo perfetto: i tabù del benessere, dell’identità e dell’inclusione

Salta menù
Salta menù

RiminiWellness oltre il corpo perfetto: i tabù del benessere, dell’identità e dell’inclusione

FiloTabù - Libertà di parlare, coraggio di svelare
Pubblicato da Valeria Genova in Interviste · Lunedì 18 Mag 2026 · Tempo di lettura 10 minuti
Tags: RiminiWellnesscorpoperfettobenessereidentitàinclusionetabùsalutefitnesslifestylecomunitàValentinaFioramonti
Nella società contemporanea il corpo è diventato insieme vetrina, linguaggio e terreno di conflitto. Lo alleniamo, lo esponiamo, lo ottimizziamo, ma continuiamo a viverlo attraverso tabù profondi: la vergogna del limite, il timore dell’inadeguatezza, il silenzio sulle fragilità fisiche e mentali, fino alla difficoltà di accettare identità che sfuggono alle categorie tradizionali. Anche il wellness, spesso raccontato come spazio di perfezione e controllo, rischia di trasformarsi in una nuova forma di pressione sociale.

Eppure esistono realtà che cercano di ribaltare questa narrazione, trasformando il movimento in uno spazio di libertà, relazione e consapevolezza. Tra queste c’è RiminiWellness, uno degli eventi più importanti in Europa dedicati al mondo del fitness, dello sport, del wellness e dell’outdoor. In questa intervista per Filotabù dialoghiamo con Valentina Fioramonti, responsabile dello sviluppo strategico e commerciale di RiminiWellness, per riflettere su come il movimento possa diventare uno strumento culturale capace di rompere stereotipi, attraversare fragilità e mettere in discussione alcuni dei tabù più radicati legati al corpo, al genere e alla rappresentazione sociale nello sport.

1) Rimini Wellness è un luogo dove il movimento, lo sport e la salute fisica diventano spettacolo e comunità. Quali tabù legati al corpo o al benessere emergono più spesso in questo contesto?
Nell’analizzare quali attività inserire all’interno dell’offerta di RiminiWellness e quali Influencer o Presenter invitare, ci concentriamo sempre tantissimo sul creare un ambiente che sia inclusivo al 100%. Moltissime persone, pur essendo consapevoli dell’importanza dell’attività fisica, si precludono la possibilità di frequentare una palestra per vergogna rispetto al proprio corpo, perché non si sentono all’altezza della preparazione degli altri iscritti, o perché magari non sono “rappresentati” in termini di genere (pensiamo alla divisione tra spogliatoi maschili e femminili, che non tengono minimamente conto dell’attuale sensibilità rispetto alla rappresentazione di genere). Ne è una conseguenza visibile il fatto che molti, sempre più spesso, optano per attività all’aria aperta, in solitaria o in piccoli gruppi, o ancora il successo delle app di allenamento, che permettono di allenarsi anche nelle mura della propria casa.
RiminiWellness è un evento che, da sempre, è vissuto in totale libertà rispetto alle costrizioni che una persona può trovarsi a vivere quando fa attività fisica. Non c’è dress code, è un ambiente che invita alla socializzazione e alla condivisione, a prescindere dal grado di preparazione atletica, inclusivo al 100% (non ci sono barriere architettoniche di nessun tipo) e che offre esperienze di allenamento più o meno tecniche alla portata di tutti. Il nostro scopo è proprio favorire un’esperienza di allenamento che possa rappresentare chiunque abbia voglia di fare attività fisica e fortunatamente, abbiamo riscontrato che questo è lo spirito con il quale il nostro pubblico partecipa.

2) Spesso il wellness viene percepito come aspirazionale o “perfetto”: quanto è difficile parlare di fragilità, inadeguatezza o difficoltà fisiche negli eventi o nei contesti sportivi?
È la sfida che ci siamo trovati ad affrontare nel post Covid. Negli ultimi 5 anni la narrazione sull’attività fisica è cambiata moltissimo: la fragilità e l’imprevedibile sono diventati, volenti o nolenti, temi da considerare all’interno di tantissimi momenti della nostra vita. Grazie anche all’esempio di molti atleti, la sconfitta e l’insuccesso sono diventati momenti della vita da analizzare e celebrare al pari delle vittorie e dei successi sportivi.
Con RiminiWellness abbiamo cercato di favorire l’attenzione su questi temi inserendo nella nostra agenda convegnistica contenuti legati alla Psicologia Sportiva, il Mindfulness, l’importanza del recupero da infortuni, come curare lo stress ossidativo o l’ansia da prestazione, con l’aiuto di medici e consulenti specializzati nel coaching sportivo. Il tutto non con l’obiettivo di svelare come migliorare la propria performance, ma per diffondere un approccio all’attività fisica che sia il più sano possibile, “olistico” nel vero senso della parola, ossia che il beneficio dell’attività fisica sia a livello di corpo, mente e anima.

3) Come può il movimento diventare uno strumento per superare silenzi e vergogna legati al corpo e alla salute?
Sicuramente l’esperienza di singoli esempi, atleti o Influencer che professano un approccio più libero può fare tanto, ma da solo non servirà a scatenare la vera rivoluzione che, a mio parere, servirebbe. Bisogna fare cultura con tutti i mezzi che abbiamo: i media, i messaggi che facciamo passare nelle nostre ADV; i personaggi che scegliamo di promuovere sui social media e i contenuti che tramite essi veicoliamo; i progetti di formazione all’interno di associazioni, federazioni, circoli sportivi ma soprattutto la scuola. L’Italia è fanalino di coda per ore di attività fisica nei programmi scolastici, e siamo ancora più indietro se pensiamo a come viene veicolata l’educazione fisica, che quasi sempre si riduce ad attività di gruppo fatte per riempire l’ora. Iniziamo a raccontare, in classe, cosa significa allenarsi, cosa il corpo produce quando si allena, i benefici per la mente, il valore dell’endorfina e della serotonina nei nostri processi sociali, abbiniamo a questo un’educazione alimentare e incontri con atleti e preparatori atletici. Credo che un approccio del genere possa aiutare mille volte di più a superare i taboo legati al corpo o alla dimensione sociale dello sport.

4) Nella sua esperienza, quali sono i tabù più difficili da affrontare nel settore del fitness e del wellness?
Credo che il settore fitness e wellness sia uno di quelli dove rimangono ancora molto radicate le differenze di genere. Aldilà delle percentuali di accesso allo sport, che sono ancora, seppure di poco, a favore del genere maschile, rimane ancora un taboo parlare di fluidità di genere.  I modi che adottiamo per definire lo sport risentono di periodi storici e geografie; di norme culturali, di stereotipi e pregiudizi. Da qui le ambivalenze: lo sport è si uno spazio di possibilità, crescita, condivisione, educazione; ma è anche luogo di discriminazione, asimmetrie, esclusioni. Pensiamo alle discipline sportive, divise solitamente tra “femminile” e “maschile”, o agli spogliatoi di qualsiasi spa, palestra, o circolo sportivo…manca completamente una grande fetta di mondo in questa distinzione; così come la rappresentazione geografica per stati, quante etnie non vengono prese in considerazione. Nello sport, essere bambini o bambine, ragazzi o ragazze, uomini o donne non è una cosa neutra. Così come essere persone con corpi e identità̀ non conformi o con un orientamento sessuale non eterosessuale, o persone di minoranze indigene non è una cosa neutra. Il rischio non è solo che una parte importante di umanità non venga rappresentata. Il rischio più grande, a mio parere, è il processo di autoesclusione, e cioè non sviluppare per nulla la volontà di venir rappresentati o di essere coinvolti all’interno di un ambiente che, nelle sue intenzioni, dovrebbe invece includere e favorire la socialità.

5) Rimini Wellness coinvolge migliaia di persone ogni anno: come si può usare uno spazio così grande per promuovere consapevolezza, inclusione e dialogo su temi delicati?
È uno degli obiettivi che ci siamo prefissati negli ultimi anni. Cercare di creare valore, un valore che trascenda la finitezza spazio-temporale dell’evento RiminiWellness. Lo facciamo coinvolgendo tutti i nostri partner e stakeholder – le aziende espositrici, le associazioni di settore, i partner nazionali e internazionali, i media, le istituzioni, gli atleti e gli Influencer che coinvolgiamo – e invitandoli ad arricchire la loro presenza in fiera portando ognuno il proprio contributo su queste tematiche: abbiamo aumentato i talks con gli atleti, i convegni scientifici, i Meet and Greet con gli Influencer, le attività da fare in fiera con gli enti sportivi: attraverso l’esperienza diretta di sport, cerchiamo di far passare questi contenuti di valore, per far si che le due cose – parte pratica e arricchimento valoriale – siano vissute contemporaneamente e con la stessa intensità, in modo da essere metabolizzate con più facilità.

6) Se pensiamo ai giovani e ai bambini che partecipano agli eventi, quali parole o concetti legati al benessere dovrebbero imparare a usare senza paura?
Felicità, condivisione, salute, crescita. Ma anche sconfitta, impegno, umiltà.

7) C’è una storia o un momento vissuto in RiminiWellness che l’ha colpita perché ha mostrato come il wellness possa diventare un ponte per superare tabù o pregiudizi?
La cosa che mi riempie sempre di orgoglio, durante l’evento, è vedere tanti visitatori con esigenze diverse per abilità motorie o età che decidono di partecipare all’evento da soli e che trovano, in fiera, tante attività da fare, senza sentirsi esclusi. Nell’edizione 2025 abbiamo avuto tantissimi visitatori con disabilità motorie partecipare ed arrivare in fiera con mezzi di mobilità poco tradizionali: sedie a rotelle pensate per sportivi, cicli dalle forme avveniristiche alimentati solo con la forza delle braccia…senza l’aiuto di nessuno, hanno avuto la possibilità di godere di un’esperienza di fiera completa. Non solo facendo le attività di fitness, ma anche e soprattutto testando le attrezzature proposte dalle aziende, condividendo i loro feedback ai produttori, partecipando ai tanti convegni…la consapevolezza di essere parte attiva e, soprattutto, di essere decision makers all’interno della filiera del fitness. Se in passato siamo sempre stati noi ad invitare Influencer o atleti per portare la loro testimonianza di “diversità” a RiminiWellness, nel 2025 abbiamo ricevuto tante candidature spontanee, segno che ormai la nostra apertura o aspirazione è diventato qualcosa di percepito e di dato per assodato. Questa presa di consapevolezza da parte del nostro pubblico credo che sia la conquista maggiore per noi organizzatori fieristici e che va oltre lo sforzo di realizzare un evento inclusivo.



Dalle parole di Valentina Fioramonti emerge una visione del wellness che va oltre la performance e l’estetica. Attraverso il lavoro portato avanti da RiminiWellness, il benessere diventa uno spazio culturale in cui il corpo non è più qualcosa da giudicare, ma da abitare liberamente.

I tabù più difficili da superare, infatti, non riguardano soltanto il corpo, ma lo sguardo collettivo con cui continuiamo a definirlo: chi può sentirsi rappresentato, chi ha diritto di occupare uno spazio sportivo senza vergogna, chi viene ancora escluso da modelli rigidi di genere, abilità o identità. In questo senso, RiminiWellness prova a trasformare lo sport in un’esperienza realmente inclusiva, dove movimento significa anche partecipazione, ascolto e riconoscimento reciproco.

In un’epoca che ci chiede continuamente di essere performanti, veloci e impeccabili, forse il gesto più rivoluzionario resta proprio questo: permettere ai corpi di esistere senza paura, senza dover aderire a un modello unico di perfezione.



FiloTabù ETS
CF: 96647800588
via San Telesforo 10, Roma

Site Powered By Novus88
Torna ai contenuti