Sognavo la rivoluzione ma ho trovato la disillusione
Pubblicato da Alessandro Troisi in Articoli · Lunedì 24 Ago 2026 · 3 minuti
Tags: rivoluzione, disillusione, sogni, realtà, cambiamento, speranza, delusione, società, crescita, personale, riflessione
Tags: rivoluzione, disillusione, sogni, realtà, cambiamento, speranza, delusione, società, crescita, personale, riflessione
Da ragazzo volevo fare la rivoluzione.
Volevo cambiare il mondo.
Invece è stato il mondo a cambiare me.
Senza che quasi me ne accorgessi, mi ha trasformato in quel concentrato di omologazione e consumismo che una volta dicevo di odiare.
Credevo che avrei dato un nuovo ordine alla società, eliminato disuguaglianze e ingiustizie.
Invece non riesco a riordinare nemmeno la mia casa, il letto sfatto, il lavandino stracolmo di piatti sporchi, i vestiti abbandonati sulle sedie.
Pensavo che avrei preso decisioni che avrebbero fatto la storia.
Ma le mie decisioni, ogni giorno, sono piccole e misere. Quale film guardare su Netflix. Cosa ordinare per cena. Chi seguire su Instagram. Comprare un altro libro o iniziare quello che ho lasciato sul comodino una settimana fa.
M’immaginavo sulle barricate, tra i guerriglieri, a sussultare per le cariche della polizia.
Ormai sussulto solo al suono di una notifica sul mio smartphone.
Ero convinto che avrei usato il mio tempo per cambiare le cose.
Ma il mio tempo è fatto di lavoro e routine. Di abitudine.
Anche il tempo libero mi sembra vuoto. Vuoto e pieno di silenzio. Troppo silenzio. Lo riempio di musica pop, di podcast, di rumore. Perché non riesco più a lasciare che il mio cervello pensi, immagini, inventi. Il rumore copre la noia, l’accidia di queste ore che volano e insieme non passano mai.
Pensavo che avrei pronunciato grandi discorsi alle folle.
Ma non riesco più a sostenere neanche una conversazione troppo a lungo.
Lascio le mie frasi a metà.
Abbandono i discorsi quando sono già iniziati.
Il confronto con l’altro non mi stimola più. Non so quando è stata l’ultima volta che ho avuto una conversazione che valesse la pena di essere affrontata.
Una conversazione vera, non due persone sole a pronunciare i loro monologhi, in cerca di un pubblico per il loro ego.
I social sono oramai l’unico posto in cui sopravvive un riflesso, vago e pallido, di quello che avrei voluto essere.
Fare la rivoluzione su un feed è molto meno complicato che nel mondo reale.
Non servono barricate.
Non servono decisioni drastiche.
Non servono grandi discorsi.
Per un momento tutto sembra importante. Ogni cosa è una grande battaglia. Si litiga ferocemente nei commenti, ci si indigna, si fanno storie, post, reel, si condividono notizie e aggiornamenti frenetici.
E poi il momento passa.
L’attenzione si sposta su qualcos’altro.
Tutto si spegne.
Cosa rimane, alla fine?
Rimangono il feed, gli hashtag, i trend, l’algoritmo.
Nulla è cambiato.
