Sostenibilità come scelta di senso: dialogo con Veronica Balbi
Pubblicato da Valeria Genova in Interviste · Lunedì 25 Ago 2025 · 9 minuti
Tags: sostenibilità, scelta, di, senso, dialogo, Veronica, Balbi, ambiente, responsabilità, sociale, etica, sviluppo, sostenibile, consapevolezza, pratiche, sostenibili
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Nell’epoca dell’automazione e degli obiettivi a breve termine, parlare di sostenibilità può sembrare un gesto tecnico, a volte retorico. Ma per Veronica Balbi, Sustainability e Impact Manager per Maikii e FABA, la sostenibilità è tutt’altro che un esercizio di compliance o un’etichetta aziendale. È, prima di tutto, una postura etica: uno sguardo che mette le persone al centro, che abbraccia l’incertezza, che coltiva l’ascolto come forma di responsabilità.

La sua visione unisce l’urgenza dell’agire concreto con la profondità del pensiero filosofico che non è solo un riferimento teorico, ma un alleato nel costruire una cultura del lavoro fondata su virtù, libertà, cura e consapevolezza.
In un tempo in cui le aziende cercano “talenti” da gestire, Veronica propone un cambio di paradigma: non guidare le persone verso un modello, ma creare contesti in cui ciascuno possa fiorire a modo suo. Lì, forse, risiede la forma più radicale di impatto.
1) In qualità di Sustainability & Impact Manager, come riesci a integrare la valorizzazione delle persone nel tuo approccio alla sostenibilità aziendale?
Per me, la sostenibilità non può prescindere dalle persone. Non è solo ambientale, né soltanto economica: è prima di tutto umana. In ogni progetto che seguo, il punto di partenza è sempre l'ascolto. Ascolto dei bisogni, delle visioni, delle energie che abitano l'azienda. Perché sono le persone a rendere possibile ogni trasformazione.
Valorizzare significa creare le condizioni perché ciascuno possa esprimere il proprio potenziale con autenticità, sentendosi parte attiva di un percorso condiviso. Significa costruire spazi di lavoro rigenerativi, in cui trovare motivazione, crescita, senso. Questa visione non è mai individuale: è il frutto di un lavoro di squadra quotidiano. Insieme a Vanessa Vidali, Head of People & Culture, e Giorgia Tasca, People & Culture Specialist, lavoriamo con l'obiettivo comune di vedere ogni persona come un elemento fondamentale da far crescere serenamente, in armonia con la propria vita, attitudini e competenze. Integrare la sostenibilità in azienda vuol dire proprio questo: coltivare una cultura che mette al centro il benessere, la partecipazione e l'impatto positivo non solo fuori, ma anche dentro l'organizzazione. Perché il talento non ha una forma sola e il nostro compito è creare contesti in cui ogni persona possa trovare la propria.
2) Quali tabù credi persistano nelle aziende riguardo alla gestione dei talenti e alla valorizzazione individuale, e come possiamo iniziare a superarli?
Uno dei tabù più resistenti è l'idea che valorizzare le persone significhi perdere tempo o uscire dai binari della produttività. Ma è vero il contrario poiché un team che si sente ascoltato, riconosciuto e coinvolto è un team motivato. E quando le persone sono motivate, tutto cambia perché cresce la partecipazione, il senso di responsabilità, la qualità del lavoro.
Un altro tabù è quello delle carriere lineari e predefinite, come se esistesse un solo modo giusto di crescere e 'far carriera'. Oggi, invece, la vera ricchezza nasce dall'unicità dei percorsi, dalle competenze ibride, dalle contaminazioni. Dalla libertà di esplorare nuove strade professionali senza sentirsi "fuori rotta".
Per superare questi tabù serve coraggio organizzativo e serve una leadership che allena prima di tutto la fiducia. Serve la voglia di sperimentare modelli più umani e flessibili, in cui le persone possano sentirsi davvero viste, rispettate, sostenute. Basterebbe anche solo mostrarsi più umani e smetterla di costringerci a maschere inutili in luoghi dove oramai le macchine fanno l'intero mestiere e a noi rimane la meraviglia del pensare e dell'inventare nuove strade, dello stare in gruppo e nel mostrare quanto gli esseri umani possono influenzare tanto il presente quanto il futuro.
3) Stai completando la tua laurea in filosofia. In che modo pensi che i principi filosofici possano essere applicati per migliorare l'efficacia dei team nelle aziende moderne?
La filosofia offre strumenti preziosi per il lavoro di squadra.
Ci allena al pensiero critico, alla capacità di porre domande scomode, di mettere in discussione ciò che spesso diamo per scontato. Ma soprattutto, ci insegna ad andare a fondo, a non fermarci alla superficie delle cose. Mai come in questo momento storico, filosofia e sostenibilità se integrate nei team strategici possono orientare visioni, progettare dinamiche e indicare direzioni capaci di generare impatto reale nel tempo. Un team che sa interrogarsi è un team che evolve. Perché non resta intrappolato in abitudini sterili, ma si apre al cambiamento, al miglioramento continuo, alla possibilità di fare le cose in modo diverso. La filosofia, inoltre, ci educa al dialogo autentico: non come esercizio di convincimento, ma come spazio di ascolto profondo. Saper ascoltare senza ridurre l'altro a un'opinione da confutare, ma riconoscendolo come interlocutore da comprendere e questo, nel contesto aziendale, diventa una leva potentissima di collaborazione, fiducia e innovazione. Se a tutto questo aggiungiamo un pizzico di empatia, nasce una cultura del lavoro in cui le persone non solo cooperano, ma crescono insieme.
4) Il filosofo Jean-Paul Sartre ha spesso discusso della libertà e della responsabilità individuale. In che modo questi concetti possono influenzare la cultura aziendale e il modo in cui i dipendenti si rapportano ai loro ruoli?
Sartre ci ricorda che la libertà non è mai "fare quello che si vuole", ma assumersi la responsabilità delle proprie scelte. In azienda questo significa aiutare le persone a sentirsi libere di proporre idee, di prendere iniziative, ma anche consapevoli che ogni azione porta conseguenze sul team e sull'organizzazione. Una cultura aziendale che integra questi concetti diventa più matura, i dipendenti non si percepiscono come ingranaggi anzi difficilmente vengono chiamati 'dipendenti', ma come individui capaci di impattare realmente. Si tratta dunque di un cambio di prospettiva che trasforma il lavoro in un'esperienza di senso, di rispetto e di co-creazione.
5) Puoi condividere un esempio di un progetto o iniziativa in cui sei riuscita a promuovere un cambiamento positivo nella gestione delle risorse umane all'interno di Maikii o FABA?

Un esempio concreto di cambiamento positivo è stato il rafforzamento di una cultura dell'ascolto e della formazione condivisa all'interno dei team, un punto fondamentale che si inserisce in una visione più ampia, guidata da Vanessa Vidali, Head of People & Culture del gruppo, che ha la responsabilità strategica dell'area. In collaborazione con lei ma anche con molti altri colleghi di tutti i team aziendali, io mi occupo dello sviluppo e delle implementazioni delle strategie e dell'operatività legate alla sostenibilità e all'impatto ESG, oltre che di NENA, il progetto di formazione interna, a cui sono particolarmente legata. Attraverso workshop strutturati, giornate dedicate e momenti formativi in presenza, abbiamo creato spazi in cui le persone potessero condividere visioni, esprimere difficoltà e far emergere bisogni personali e professionali. Il progetto NENA si inserisce perfettamente in questo contesto: nato come percorso di formazione interna per sensibilizzare su temi sociali rilevanti, come bullismo e cyberbullismo, ha l'obiettivo a lungo termine di diventare in un vero e proprio motore di cambiamento culturale, una "rivoluzione gentile" che mette al centro la crescita prima di tutto personale di ognuno di noi.
6) La filosofia di Aristotele sull'etica e la virtù può essere applicata alla leadership. Secondo te, quali virtù sono essenziali per un leader che vuole davvero valorizzare il proprio team e promuovere un ambiente di lavoro positivo?
Aristotele ci ricorda che la virtù sta nel giusto mezzo non negli eccessi, ma nell'equilibrio. Un principio che, applicato alla leadership, diventa guida concreta nel modo in cui ci si relaziona agli altri e si costruisce un ambiente di lavoro sano. Un leader virtuoso, per me, è qualcuno che sa coltivare la prudenza, cioè la capacità di scegliere con consapevolezza e non sull'onda dell'urgenza. Serve anche coraggio, per prendere decisioni difficili, aprire strade nuove, andare controcorrente quando serve. La giustizia è essenziale per riconoscere i contributi di tutti, garantire equità, creare contesti dove le regole siano chiare e condivise. E infine, c'è la magnanimità non come gesto eroico, ma come attitudine a valorizzare i talenti altrui, senza paura di perdere centralità.
Un leader, in fondo, non è un protagonista solitario. È chi sa facilitare, ascoltare, creare le condizioni affinché le persone possano davvero fiorire con autenticità, fiducia e senso. In questo senso, per me è da sempre un esempio Matteo Fabbrini, CEO delle nostre aziende, che incarna in modo naturale e concreto questa idea di leadership: equilibrata, umana, generosa. La sua capacità di mettere al centro le persone, senza mai perdere di vista la visione, è una delle leve che rende possibile un impatto reale e duraturo.
Nel pensiero greco, la phronesis era la saggezza pratica, la capacità di orientare l’azione verso il bene comune. Il lavoro di Veronica si inserisce in questa tradizione: unire strategia e consapevolezza, innovazione e responsabilità. In un tempo in cui il cambiamento climatico e le disuguaglianze sociali impongono risposte urgenti, la sostenibilità non è più un’opzione, ma una domanda etica rivolta a ciascuno di noi: che mondo vogliamo lasciare? E soprattutto, che tipo di persone vogliamo essere mentre lo costruiamo?
Veronica, in questa intervista, ci mostra che la sostenibilità non si misura solo nei numeri, ma soprattutto nelle relazioni.
Il suo approccio ci invita a ripensare il ruolo dell’impresa come spazio filosofico: un luogo dove interrogarsi sul senso, sulla giustizia, sulla possibilità di essere autenticamente umani anche tra scadenze, budget e KPI.
Emerge una leadership che non comanda, ma abilita. Che non esaurisce la propria forza nel controllo, ma nella capacità di generare fiducia. In fondo, come ci insegna la filosofia, non è mai la tecnica a salvare il mondo, ma la visione. E se è vero che il futuro ci sfida a essere più sostenibili, allora figure come quella di Veronica – capaci di unire pensiero e azione, profondità e pragmatismo – sono già parte di una trasformazione culturale in atto. Una trasformazione che ha il sapore raro delle cose che hanno davvero senso.
