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Tutto quello che si fa per la dopamina

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Tutto quello che si fa per la dopamina

FiloTabù - Libertà di parlare, coraggio di svelare
Pubblicato da Meltea Keller in Neurobug di sistema · Mercoledì 11 Feb 2026 · Tempo di lettura 4 minuti
Tags: dopamina, benessere, salute, mentale, motivazione, neuroscienze, emozioni, comportamento, stile, di, vita, felicità, attività, fisica, alimentazione, relazioni, sociali
Più leggo le lettere di Albert Camus a Maria Casarès più mi persuado che l’autore fosse ADHD ad alto potenziale cognitivo.

Quindi, per pararmi dal solito “Vedi neurodivergenti ovunque”, ho chiesto a Chat GPT se il premio Nobel avesse dei tratti che corrispondono a entrambe le neurodivergenze. Iperlucidità precoce, intolleranza per il dogmatismo, sovraresponsabilità morale ne facevano un perfetto apc. Tra i tratti ADHD, l’AI ha enumerato l’alternanza di iperproduttività e di down, l’irrequietezza e il bisogno di movimento, la relazione ambivalente con la disciplina.

“E il triangolo con Francine Faure e Maria Casarès allora?” Ho risposto io, rivangando storie d’amore tutt’altro che leggere, “due donne colte, due talenti performativi… non era il suo cercare Maria un cercare il se stesso autentico e selvaggio che non si permetteva di essere, quindi la dopamina?” GPT ha risposto chirurgicamente che l’ipotesi non è da scartare: e cioè che in Camus ci fosse un conflitto in atto fra alta responsabilità morale e sistema dopaminico esigente.

Se ci penso bene, quanti di noi vivono la tensione tutt’altro che semplice fra bisogno di sicurezza e bisogno di dopamina?

Per la dopamina, senza saperlo, attorno ai miei vent’anni ho lasciato un luogo tranquillo e mediamente ricco, ho cambiato tre nazioni e quattro case in pochi anni, ho accettato mestieri avventurosi e ho scartato i sogni degli altri. Il mio lato autistico l’ha vinta sulla soglia dei trent’anni ma oggi che so cosa mi succede, ogni volta che avverto un pericoloso calo di dopamina, lo associo a qualcosa nella mia vita che non gira come dovrebbe. E che deve assolutamente cambiare.

Il cervello autistico vorrebbe pace e ripetitività perché si stanca con niente. Il cervello ADHD vorrebbe stimolo ed emozione – la stabilità la vive come “asfissia” neuronale. Come facciamo a tenerli assieme noi che siamo entrambe le cose? Andando per tentativi.

Ma cos’è la dopamina? Che ruolo ha in questa storia? In Esplorando il corpo umano sarebbe stata uno di quei messaggeri velocissimi con il codino – i neurotrasmettitori. È cruciale per attenzione, motivazione, ricompensa. È legata a reti di neuroni di cui la più celebre è il circuito reward che rinforza i comportamenti e regola le emozioni.

Le persone ADHD però, dicono studi recenti, spesso hanno livelli di dopamina poco efficienti. Questo porta a meno concentrazione, più sbadataggine, più indecisione, più ricerca di emozioni forti, più insofferenza verso la sicurezza o il ritorno dell’uguale, autostima tendente al basso, disordine, alternanza di fasi iperattive a fasi di down e subordinate su subordinate nei discorsi – tutte aperte e nessuna chiusa – che neanche un romanzo di Manzoni.

Chi ha davvero livelli molto bassi può faticare a mantenere l’autocontrollo, a mantenere una relazione affettiva secondo i canoni di costanza tipici richiesti o può, per la dopamina, rivolgersi alla droga.

La domanda che uno si fa quando lo capisce è sempre la stessa: “Se l’avessi saputo prima, avrei fatto qualcosa di diverso?” Nel mio caso, probabilmente no. Però avrei avuto argomentazioni razionali riguardo a mie decisioni incomprensibili ai più e non è cosa da poco, dato che il problema del comunicarsi è sempre cruciale. Se non sai come funzioni, sei solo un matto impulsivo da redarguire. Se sai che è la chimica del tuo cervello, puoi argomentare.

È sempre così con le neurodivergenze: o segui te stesso e te ne prendi le conseguenze, o ti fai infilare in un punto della struttura che ti rende accettabile ma visto a metà. Quanto a Camus, leggendo quel che scrive a Maria Casarès, è evidente quanto abbia cercato eroicamente di fare entrambe le cose.

Ha scritto nei suoi taccuini: “Nessuno comprende che alcune persone consumano una enorme quantità di energia per essere normali”. Non per tirare l’acqua al mio mulino, ma quanti di noi l’hanno pensato almeno una volta (a settimana, al giorno)?



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