Vi racconto la mia routine quotidiana nell’era del tardo capitalismo
Pubblicato da Alessandro Troisi in Articoli · Venerdì 16 Gen 2026 · 5 minuti
Tags: routine, quotidiana, tardo, capitalismo, vita, quotidiana, società, contemporanea, economia, stili, di, vita, riflessioni, personali, critica, sociale, adattamento, benessere
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Il dispositivo di interfaccia cervello-computer mi sveglia
alle 6:00. Per prima cosa mi trasmette due inserzioni pubblicitarie, poi mi
lascia libero di accedere al feed di tutti i miei social.
Dopo una mezz’ora di scrolling, mi alzo, mi vesto e vado
nella mia cucina – o forse dovrei dire la “nostra” cucina, dato che la casa non
è di mia proprietà.
A dire il vero, nulla è di mia proprietà: non ho una casa,
non ho una macchina, non ho elettrodomestici. Qualsiasi cosa mi serva devo
noleggiarla. Neanche i vestiti che indosso sono miei.
A volte li scelgo io, altre è l’algoritmo a farlo al posto
mio: conosce i miei gusti meglio di me.
Al momento condivido la casa con altre dieci persone.
Trovare il proprio spazio per fare colazione non è semplice, con tutto quel
movimento mattutino si sgomita parecchio, ma ci si abitua. Del resto, è l’unica
possibilità che ho di stare in un appartamento, dopo che la multinazionale
Pacific ha vinto l’appalto per la gestione della città, e ha al il controllo
completo sulle abitazioni: ora il prezzo giornaliero per poter usufruire di una
casa è salito a 50 digital coin.
Per fare colazione, ordino su Eat in Time quello che voglio
e in pochi minuti un drone lo consegna davanti alla mia porta o alla finestra.
Faccio lo stesso anche per gli altri pasti della giornata.
Il cibo, ovviamente, è al 100% sintetico.
Qualche volta, anche se di rado, scelgo di cucinare, ma in
questo caso devo farmi spedire sia il cibo che gli strumenti da cucina: da anni
non abbiamo più stoviglie, pentole e padelle nelle nostre dispense, per cui
dobbiamo ordinarle quando ne abbiamo bisogno.
Alle 7:30, tramite il mio dispositivo di interfaccia uso
l’app gratuita QuickJob per controllare gli annunci di lavoro del giorno. Non
esistono più lavori fissi, quindi ogni mattina controllo gli annunci per le
possibili occupazioni della giornata.
L’IA e i robot hanno sostituito la manodopera umana nella
maggior parte dei vecchi lavori. Spesso mi trovo a lavorare sotto il controllo
di un supervisore digitale: se questo, all’inizio, poteva sembrare
inconcepibile, ora è perfettamente normale. Anzi, è anche comodo: ho poche
responsabilità e non devo pensare quasi a niente: è l’intelligenza artificiale
a pensare per me.
Anche in questo caso, in base alle mie esperienze pregresse
e le mie preferenze, l’algoritmo è in grado di scegliere il lavoro più adatto.
Oggi la mansione che mi propone l’app è piuttosto semplice:
fare da tester per una serie di spot pubblicitari della Sugar Coke, generati
con l’intelligenza artificiale.
Per raggiungere il posto di lavoro, uso l’app MyCar e chiamo
uno dei veicoli del trasporto cittadino.
Autobus e taxi, ora, sono completamente automatizzati e
privi di conducenti.
A lavoro concluso, vengo pagato direttamente sul mio
portafoglio digitale.
Da quando sono stati introdotti al posto del contante, i
digital coin hanno reso tutte le transazioni più veloci. Una volta accreditati,
possono essere immediatamente reimpiegati – anzi, devono esserlo, perché, a
differenza del vecchio contante, sono a scadenza e vanno necessariamente spesi
entro un mese. Per questo non ho soldi da parte, non ho risparmi. Nessuno ne ha
più.
Finito di lavorare, recupero le notifiche che ho perso su
tutti i miei social e trascorro un’altra ora di scrolling compulsivo.
Intorno alle 18, faccio alcune videochiamate con i miei
amici: vedersi di persona è ormai obsoleto, tutti noi preferiamo di gran lunga
incontrarci così, virtualmente.
Dopo una cena veloce a base di carne sintetica, posso
finalmente seguire la live del mio streamer preferito, che trasmette h24. Trovo
divertentissima la sua comicità demenziale, anche se, a volte, invidio la sua
popolarità. Chi non vorrebbe essere ricco e famoso come lui?
Arriva poi il momento di mettersi a letto.
Spesso si scatena una vera e propria lotta con i miei
coinquilini per trovare un posto decente.
Oggi devo accontentarmi di una poltrona, ma poteva andarmi
peggio: a volte ho dovuto arrangiarmi con un sacco a pelo.
Al momento non sono ancora riuscito a permettermi la
versione pro del dispositivo di interfaccia, per cui devo necessariamente
guardare altre due inserzioni pubblicitarie prima di poter passare alla
modalità notturna.
Spero che, col tempo, riuscirò a trovare lavori più
remunerativi, che mi permettano di affittare un posto in un quartiere più
decente, anche in un piccolo appartamento con cinque coinquilini. E poi,
chissà, passo dopo passo di sistemarmi nei quartieri più alti, fra le persone
che contano davvero.
Ora, però, non posso che accontentarmi e andare avanti:
l’importante è non mollare, lavorare sodo e credere di potercela fare.
