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FiloTabù - Libertà di parlare, coraggio di svelare

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Nella nostra società sembra ci sia un tempo per ogni cosa: il tempo di scegliere la scuola, quello di prendere la patente, il tempo di iniziare a lavorare, quello di avere figli, il tempo di sposarsi, quello di diventare “qualcuno”. Ma non ci siamo mai soffermati nel capire il motivo di questa corsa. Viviamo vite ordinarie in cui sembriamo muoverci come personaggi di un videogame, dove la diversità sembra uno ostacolo, la paura un atto di debolezza e la ribellione una via anticonformista. Invece è proprio l’esatto contrario.
Ci sono, però, autrici e studiose che vogliono scardinare questo mito della maternità e invitarci a guardare la maternità stessa come possibilità. Ilaria Maria Dondi, giornalista e autrice di Libere. Di scegliere se e come avere figli (Einaudi, 2024), è una di queste. Grazie al suo libro e alla newsletter “Rompere le uova”, Dondi offre spazi di riflessione e confronto dove le donne, madri, childfree o childless, possano riconoscersi fuori dal giudizio. A partire dalla sua esperienza personale, attraversata da una maternità arrivata dopo i 35 anni e segnata anche da una depressione post-partum, parla di un’urgenza collettiva: restituire complessità al discorso sulla maternità e sulla libertà riproduttiva.
La chiamano dolce attesa, di dolce c'è poco ma di attesa, beh quella è molta.
Dalla mattina delle due lineette, qualcosa nella mente si accende e non si spegne più. Il percorso, per quanto incerto, è ormai iniziato. Superato il panico dei primi giorni, si oscilla costantemente tra un "lo voglio" e un "non lo voglio". Vivi in un limbo e speri che vada tutto bene, qualsiasi cosa significhi.
Nei primi tre mesi occorre restare ancorati al presente, ma non si può fare a meno di fantasticare. Ogni volta, in bagno, temi di scorgere una macchia rossa sull’intimo. La fine dei giochi. Alla prima ecografia, la ginecologa sorride e dice: «E adesso incrociamo le dita».
In Italia, una famiglia su sei affronta la perdita di un figlio in gravidanza o dopo la nascita. È un evento frequente eppure quando ci si trova in mezzo, spesso si resta con un alone di silenzio attorno: nessuno sa davvero cosa dire, quale sia la cosa giusta da fare, ci si sente goffi di fronte a qualcosa di cui non si è mai sentito parlare. Se poi per mancanza di formazione l’indifferenza comincia in ospedale, nel luogo che più dovrebbe farci sentire al sicuro, allora il lutto si complica ancor di più. Sì, perché il lutto perinatale è una delle esperienze più dolorose e traumatiche che si possa vivere e come tale necessita di riconoscimento e sostegno.
Il presente elaborato presenta le riflessioni in relazione all’evento terroristico avvenuto il 2 agosto 1980 presso la Stazione di Bologna, che fanno parte di uno studio analitico sulla derivazione degli atteggiamenti terroristici, e i fattori determinanti che contribuirono alla realtà del fascismo.
Ma la tesi attorno alla quale viene riunita una mole di varia materia è quella dell’essenza psicologica dei movimenti terroristici che pullulavano nella cosiddetta Età di Piombo, richiamando alla teoria del suicidio di Durkheim.
Di qui, apre lo sbocco che permette di avanzare sull’analisi della natura dei movimenti terroristici, la quale, partendo da fondamenti sociologici, viene perfezionata con ulteriori osservazioni sulla psiche.
Per gran parte del Novecento il potere ha usato la paura come tecnologia di governo. Bastava uno shock: un attentato, un nemico da nominare, un allarme sicurezza. Era la psicologia del terrore, fondata sull’evento improvviso e sulla risposta immediata: spaventare per disciplinare, mobilitare, giustificare lo stato d’eccezione.
Sto scorrendo il feed di Facebook...
Mi chiede a cosa sto pensando... Lo fa tutti i giorni dal momento della mia iscrizione.
So che lo fa con tutti, quindi non mi illudo che possa riservarmi un trattamento di favore, per carità.
Sapete che c'è, però? La sua domanda sospesa mi disturba, un po' come le notifiche di nuovi messaggi che "sporcano" l'ordine della mia cronologia. Non sono fatta per "Ghostare"... È così che si dice, giusto?! Che boomer che sono! Comunque, credo che reagire agli stimoli sia utile al perseguimento di un obiettivo. Giusto per non rimanere fermi... Odio rimanere ferma, e chi mi conosce lo sa bene!
Tra i “compiti” che la pratica artistica si è prefissata fin dall’alba dei tempi, già dai primi segni nelle caverne, è proprio quello di fungere da specchio della società nel quale era immersa e la donna per molto tempo non ha potuto esprimersi liberamente come l’uomo per crearsi una propria identità.
Un padre non piange in sala parto. Non crolla la notte mentre tutti dormono. Non trema davanti alle bollette.
Il copione sembra scolpito: lavorare, reggere, proteggere. Essere pilastro, mai peso.
È una narrazione antica che, a tratti, ha persino rassicurato.
Eppure la realtà dice altro: fino a un padre su dieci sviluppa ansia o depressione nel periodo perinatale, con un picco nei primi sei mesi dopo la nascita.
Il tabù di oggi riguarda le malattie cosiddette “invisibili”, poiché coi soli occhi una persona viene percepita sana anche se nella pelle e negli organi si muovono patologie di varia entità, gravità ed eziopatogenesi.
FiloTabù ETS
CF: 96647800588
via San Telesforo 10, Roma

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