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Atlante dei tabù urbani

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In questo post esploreremo il lato nascosto delle città che si vantano di essere sostenibili. Tra parchi verticali e tetti verdi, c'è un tabù che nessuno vuole affrontare: la fragilità della pianificazione urbana. Scopriamo insieme come la natura venga spesso vista come una semplice decorazione, mentre le vere sfide restano in ombra.
Scopri come la città rappresenti un mix di libertà e restrizioni per le persone LGBTQ+. In questo post, esploreremo gli spazi urbani che hanno offerto rifugio e opportunità di reinvenzione, svelando il lato ambivalente di questi luoghi che accolgono e sfidano le nostre identità.
Scopriamo insieme cosa si nasconde dietro il fascino delle smart city! In questo post parleremo di come il termine "intelligente" sia diventato un must nella politica urbana e quali tabù si celano dietro questa trasformazione. Pronti a esplorare il lato meno evidente delle città del futuro?
In questo post esploriamo come la povertà sia un tabù nelle nostre città, spesso ignorata e nascosta dietro facciate luccicanti. Parleremo di come la pianificazione urbana tende a escludere le persone in difficoltà e di come questo influisca sulla nostra percezione e realtà. Un viaggio tra le contraddizioni della vita urbana che non possiamo più ignorare!
Scopri come le città non sono solo per chi le vive adesso, ma anche per chi le ha vissute e per chi le vivrà in futuro. In questo post parliamo del paradosso che emerge tra le diverse generazioni e come le loro esigenze influenzano il nostro modo di vivere lo spazio urbano.
La città contemporanea si muove sempre più veloce: tra cantieri urgenti, agende elettorali e vetrine digitali, si è costruita una “norma temporale” che esalta accelerazione, produttività ed efficienza. Eppure, ciò che resta escluso, invisibile, è il tempo lento: il ritmo ciclico della natura, della cura, della riflessione. Questo è il tabù temporale: l’espulsione della lentezza dalla grammatica urbana.
Il movimento Cittaslow ha provato a proporre una visione alternativa, centrata sulla qualità della vita e sulla sostenibilità, opponendosi all’egemonia della velocità.
Ci sono corpi che la città accoglie come parte naturale del suo paesaggio e corpi che invece percepisce come estranei. La dimensione razzializzata dello spazio urbano non si esprime soltanto attraverso episodi espliciti di discriminazione, ma nella geografia quotidiana che assegna centralità ad alcuni e margini ad altri. È qui che emerge il tabù migrante: la rimozione sistematica delle presenze diasporiche, la cancellazione delle loro storie, l’idea che lo spazio urbano possa essere neutro e universale mentre continua a produrre esclusioni.
La teoria crip, elaborata da Robert McRuer, nasce per smascherare questa illusione di neutralità. Mostra come la disabilità non sia un difetto individuale, ma l’effetto di un mondo costruito su misura per pochi. Rosemarie Garland-Thomson lo esprime con chiarezza: “Disability occurs when bodies don’t fit into the world as it has been built” (2011). La disabilità non è nel corpo, ma nello scarto che si apre tra il corpo e un ambiente che lo respinge.
Tra i tabù che abitano la città, quello che riguarda il corpo femminile è forse il più persistente. Non perché le donne non ci siano, ma perché la loro presenza nello spazio urbano è stata a lungo considerata marginale, accidentale, non degna di una progettazione specifica.
Ogni città porta con sé ciò che mostra e ciò che nasconde. Camminando tra strade, piazze e palazzi vediamo superfici e geometrie, ma difficilmente ci soffermiamo sulle assenze che li attraversano. L’architettura e la pianificazione urbana non sono mai innocenti.
FiloTabù ETS
CF: 96647800588
via San Telesforo 10, Roma

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