Claudia Cosa Burca
Curiosa per natura e creativa per vocazione, vivo a Oxford dove coltivo le mie passioni per l’arte, la fotografia e la scrittura. Mi piace scavare nel profondo e guardare oltre la superficie, esplorando nuove idee, e dando forma a progetti che lasciano il segno.
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A quarant’anni ci si aspetta che tu abbia costruito qualcosa di solido: una casa, una famiglia, un lavoro stabile, un’identità chiara e rassicurante. È il copione che tutti sembrano conoscere, anche se nessuno lo dice apertamente. Se non lo hai fatto, sei considerato in ritardo, come se la tua vita fosse un treno che hai perso, come se la tua esistenza fosse un errore di percorso.
È mattina presto. Prima che il mondo si svegli, prima che la casa si riempia di
rumori e richieste, ti prepari il solito caffè. Quel momento dovrebbe essere il tuo
piccolo rito quotidiano, un frammento di pace. Ma mentre l’acqua bolle, la
mente già corre: “Devo ricordarmi di mettere la lavatrice.” Hai una lista. L’hai
sempre avuta. Ti hanno insegnato che essere organizzata è sinonimo di
efficienza, di valore. E così, mentre il caffè si prepara, un altro pensiero si
affaccia: “Devo andare in banca a pranzo.” Poi un altro: “Oggi c’è la riunione
genitori a scuola.” Ti ricordi che tuo marito ti ha chiesto il suo piatto preferito per cena. Ma il frigo è vuoto. Dopo la riunione, devi assolutamente passare al supermercato. È il suo compleanno, non puoi deluderlo. E poi c’è il lavoro. Una lista infinita di cose da fare, magari per uno stipendio che non basta nemmeno per concederti una manicure o una piega dal parrucchiere. Ma almeno ti permette di pagare le bollette. Non hai ancora finito il caffè e sei già esausta.