Jenny Samarati
Adoro scrivere: da quando ho imparato a farlo, vent'anni fa, non ho quasi mai smesso. Scrivo per me stessa, per gli altri, per gli ultimi tra gli ultimi, gli animali, nella speranza di lasciare semi, fuori e dentro di me.Da quando sono stata ricoverata in SPDC per problemi di salute mentale, questa attività si è intensificata: la malattia mi ha portato via tanto, ma la noia del reparto mi ha insegnato ad osservare le altre persone, a cercare, senza presunzione, di leggerle. Ho scritto delle anime che ho incontrato e ora sono pronta per affrontare la mia, di anima: ho aperto una pagina Instagram chiamata @essereachillea nella quale tratto diversi aspetti della mia esperienza, che tuttavia mi piacerebbe condividere anche qui, così che possa raggiungere coloro che dei tabù in merito alla salute mentale sono vittime e anche chi ne è, inconsapevolmente, carnefice.
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In questo post è trattato il tabù della morte di un animale a noi caro. Attraverso l'esperienza personale dell'autrice, l'Aldilà si fa pesantemente presente a ricordarci come il modo in cui trattiamo gli altri animali è diverso persino quando muoiono. E come questa differenza vada a pesare anche su coloro che questi animali hanno amato, che non hanno così la possibilità di affrontare come si deve il lutto, rischiando di ledere (più o meno pesantemente) la propria salute mentale.
In questo post è trattato il tabù del bullismo. Non del bullismo in quanto tale, ma del silenzio che la parola stessa crea intorno a sé. Del giudizio non più solo dei bulli, ma del mondo esterno. Del timore di esagerare lamentandosi di qualcosa che non si riesce nemmeno a pronunciare. L'autrice si distacca dalla bambina e poi ragazzina che è stata e cerca di analizzare con occhi da adulta ciò che è accaduto: bullismo. Ma nessuno l'ha mai chiamato così. Perchè?