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Ilaria Iacconi Iambrenghi

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Per gran parte del Novecento il potere ha usato la paura come tecnologia di governo. Bastava uno shock: un attentato, un nemico da nominare, un allarme sicurezza. Era la psicologia del terrore, fondata sull’evento improvviso e sulla risposta immediata: spaventare per disciplinare, mobilitare, giustificare lo stato d’eccezione.
Tra i tabù che abitano la città, quello che riguarda il corpo femminile è forse il più persistente. Non perché le donne non ci siano, ma perché la loro presenza nello spazio urbano è stata a lungo considerata marginale, accidentale, non degna di una progettazione specifica.
L’idea che la guerra sia una distrazione è più diffusa di quanto sembri.
Ma è anche pericolosa.
Parte da un presupposto fallace:
che i conflitti armati e la crisi climatica siano due sfere separate, in competizione per attirare l’attenzione pubblica.
In realtà sono profondamente intrecciati.
Ogni guerra accelera il collasso ecologico.
Produce emissioni massicce, devasta gli ecosistemi, distrugge infrastrutture energetiche e agricole, innesca migrazioni forzate, interrompe le politiche ambientali locali e spinge gli Stati a reinvestire nei combustibili fossili in nome della sicurezza.
I conflitti non distolgono l’attenzione dalla crisi climatica.
La aggravano.
Ogni città porta con sé ciò che mostra e ciò che nasconde. Camminando tra strade, piazze e palazzi vediamo superfici e geometrie, ma difficilmente ci soffermiamo sulle assenze che li attraversano. L’architettura e la pianificazione urbana non sono mai innocenti.
FiloTabù ETS
CF: 96647800588
via San Telesforo 10, Roma

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