Esistono canoni prestabiliti, radicati nella nostra cultura da tempi immemori. Uno di questi riguarda il sesso e la concezione che noi abbiamo dei rapporti sessuali. È risaputo che l’attività sessuale sia alla base di ogni rapporto di coppia: quando essa manca, inevitabilmente anche il legame tra i partner perde di intensità o, in alcuni casi, si sfalda del tutto. Proprio per questo è fondamentale che la coppia sappia “reinventarsi tra le lenzuola”, ma soprattutto che ogni individuo vada oltre il canone imposto secondo cui il rapporto sessuale debba necessariamente includere un atto di penetrazione.
La Groenlandia non è più, formalmente, una colonia.
Dal 1953 è parte del Regno di Danimarca; nel 1979 ha ottenuto l’autogoverno, e nel 2009 una legge – il Greenland Self-Government Act – ha riconosciuto i groenlandesi come “popolo” con diritto all’autodeterminazione. Eppure, dietro questa grammatica di libertà, sopravvive una dipendenza profonda: economica, politica, simbolica.
Il colonialismo, qui, non è scomparso. Ha solo cambiato pelle.
Dal 1953 è parte del Regno di Danimarca; nel 1979 ha ottenuto l’autogoverno, e nel 2009 una legge – il Greenland Self-Government Act – ha riconosciuto i groenlandesi come “popolo” con diritto all’autodeterminazione. Eppure, dietro questa grammatica di libertà, sopravvive una dipendenza profonda: economica, politica, simbolica.
Il colonialismo, qui, non è scomparso. Ha solo cambiato pelle.
Per chi non concepisce che l’essere umano è umano in quanto è, che l’uomo e la donna possono amare chi del loro stesso sesso, che chi nasce tondo in realtà si, può morire quadrato, è difficile non denigrare chi reputa <>, quando a dir la verità di sbagliato c’è solo il pensiero che chi è diverso dalle proprie aspettative lo sia. In un mondo che pretende la verità bisognerebbe insegnare a fondo cosa significa accettare, perché parlare di quanto si ama una persona, di quanto si ami sè stessi dopo un percorso di rinascita, o di quanto si ami in generale la propria vita solo per il gusto di averla costruita secondo le proprie preferenze, non potrà mai essere una condanna.
A quarant’anni ci si aspetta che tu abbia costruito qualcosa di solido: una casa, una famiglia, un lavoro stabile, un’identità chiara e rassicurante. È il copione che tutti sembrano conoscere, anche se nessuno lo dice apertamente. Se non lo hai fatto, sei considerato in ritardo, come se la tua vita fosse un treno che hai perso, come se la tua esistenza fosse un errore di percorso.
C’è chi vive nel mondo con una pelle più sottile.
Chi si sente “troppo”: troppo empatico, troppo fragile, troppo attento ai dettagli che gli altri non notano.
Chi, dopo aver inviato un messaggio, passa ore a chiedersi se abbia detto qualcosa di sbagliato.
Chi vorrebbe sentire di meno, proteggersi di più, imparare a non notare tutto quello che nota.
Essere sensibili è ancora considerato un difetto.
Chi si sente “troppo”: troppo empatico, troppo fragile, troppo attento ai dettagli che gli altri non notano.
Chi, dopo aver inviato un messaggio, passa ore a chiedersi se abbia detto qualcosa di sbagliato.
Chi vorrebbe sentire di meno, proteggersi di più, imparare a non notare tutto quello che nota.
Essere sensibili è ancora considerato un difetto.
Nel primo articolo e nella prima intervista della rubrica SexFem abbiamo parlato rispettivamente di clitoride e maternità. Due parole che, ancora oggi, sembrano rappresentare i poli opposti attorno a cui ruota la sessualità femminile: da un lato il piacere, dall’altro la riproduzione, anche se sappiamo che è riduttiva questa dicotomia. Eppure, parlare di sesso femminile, nella nostra cultura, ha sempre voluto dire parlare di utero e maternità, in quanto la sessualità era finalizzata solamente alla riproduzione. La donna come madre, la sessualità come mezzo, mai come fine. Simone de Beauvoir, all’inizio de Il Secondo Sesso, lo spiega bene...
Quando No Other Land debutta alla Berlinale 2024, non passa inosservato. Fin dalle prime proiezioni è evidente di trovarsi davanti a un’opera destinata a lasciare un segno: il film conquista il Premio per il Miglior Documentario e il Premio del Pubblico della sezione Panorama, innescando da subito discussioni accese e un’attenzione internazionale insolita per un documentario politico così esplicito. Da lì comincia un viaggio che lo porterà tra i titoli più premiati dell’anno, fino agli European Film Awards 2024, dove vince come Miglior Documentario e ottiene la candidatura come Miglior Film. E nel 2025 arriva la consacrazione definitiva: No Other Land viene nominato agli Oscar come Miglior Documentario, proiettando la storia di Masafer Yatta nel cuore del discorso cinematografico globale.
Il tabù di oggi riguarda la solitudine dei genitori, soprattutto (ma non solo) delle madri.
Sei nel Meridione e provi a esprimere a parole le difficoltà genitoriali che ti fagocitano in una spirale senza fine. Ti aspetti una pacca sulla spalla, una mano che ti aiuti o con la prole o con la gestione della casa, un ascolto attento, attivo e senza giudizi. Qual è la realtà in molti casi?
Sei nel Meridione e provi a esprimere a parole le difficoltà genitoriali che ti fagocitano in una spirale senza fine. Ti aspetti una pacca sulla spalla, una mano che ti aiuti o con la prole o con la gestione della casa, un ascolto attento, attivo e senza giudizi. Qual è la realtà in molti casi?
Se facessimo un sondaggio tra alunne e alunni iscritti a Psicologia, chiedendo loro di esprimere la motivazione riguardo alla scelta del corso, statisticamente una significativa porzione risponderebbe: “Perché voglio aiutare gli altri”.
Una bella motivazione, diremmo, ma è davvero così?
Invece, non è scontato che si tratti di un buon punto di partenza per chi abbia intenzione di lavorare a diretto contatto con le persone.
Una bella motivazione, diremmo, ma è davvero così?
Invece, non è scontato che si tratti di un buon punto di partenza per chi abbia intenzione di lavorare a diretto contatto con le persone.
Il 25 novembre rischia sempre di trasformarsi in un esercizio di memoria rituale: qualche parola spesa, qualche numero ripetuto, un senso di indignazione collettiva che dura lo spazio di una giornata. Eppure la violenza contro le donne non è una ricorrenza da ricordare, ma una struttura quotidiana che organizza le nostre vite, i nostri spazi, le nostre possibilità. Non è un episodio, né una somma di tragedie private. È un ordine sociale che continua a considerare i corpi femminili disponibili, esposti, trattabili.