Atlante dei tabù urbani
Ogni città porta con sé ciò che mostra e ciò che rimuove. Dietro piazze, strade e architetture patinate si nasconde un paesaggio di assenze: corpi che non trovano spazio, fragilità cancellate, voci tenute ai margini. L’urbanistica si racconta come neutrale, ma in realtà sedimenta scelte politiche e culturali che definiscono chi appartiene e chi resta fuori.
Atlante dei tabù urbani è un viaggio dentro questi silenzi: dall’invisibilità dei corpi femminili alla negazione delle disabilità, dalla vulnerabilità ecologica rimossa alle narrazioni postcoloniali messe a tacere, fino ai desideri queer e migranti relegati ai margini. Ogni capitolo diventa una lente intersezionale che rivela come i tabù non siano incidenti, ma il fondamento stesso della città moderna.
Delineando quindi il concetto di urbanistica intersezionale, Ilaria Iacconi Iambrenghi apre la possibilità di leggere lo spazio urbano non solo attraverso ciò che mostra, ma soprattutto attraverso ciò che tace. Dare parola a questi tabù significa incrinare la normalità su cui si è costruita la città contemporanea e immaginare nuovi modi di abitarla, fondati sulla giustizia, la prossimità e la pluralità.
Ogni città porta con sé ciò che mostra e ciò che nasconde. Camminando tra strade, piazze e palazzi vediamo superfici e geometrie, ma difficilmente ci soffermiamo sulle assenze che li attraversano. L’architettura e la pianificazione urbana non sono mai innocenti.
Scopri come la città rappresenti un mix di libertà e restrizioni per le persone LGBTQ+. In questo post, esploreremo gli spazi urbani che hanno offerto rifugio e opportunità di reinvenzione, svelando il lato ambivalente di questi luoghi che accolgono e sfidano le nostre identità.
In questo post esploriamo come la povertà sia un tabù nelle nostre città, spesso ignorata e nascosta dietro facciate luccicanti. Parleremo di come la pianificazione urbana tende a escludere le persone in difficoltà e di come questo influisca sulla nostra percezione e realtà. Un viaggio tra le contraddizioni della vita urbana che non possiamo più ignorare!
Scopriamo insieme cosa si nasconde dietro il fascino delle smart city! In questo post parleremo di come il termine "intelligente" sia diventato un must nella politica urbana e quali tabù si celano dietro questa trasformazione. Pronti a esplorare il lato meno evidente delle città del futuro?
Tra i tabù che abitano la città, quello che riguarda il corpo femminile è forse il più persistente. Non perché le donne non ci siano, ma perché la loro presenza nello spazio urbano è stata a lungo considerata marginale, accidentale, non degna di una progettazione specifica.
Scopri come le città non sono solo per chi le vive adesso, ma anche per chi le ha vissute e per chi le vivrà in futuro. In questo post parliamo del paradosso che emerge tra le diverse generazioni e come le loro esigenze influenzano il nostro modo di vivere lo spazio urbano.
Ci sono corpi che la città accoglie come parte naturale del suo paesaggio e corpi che invece percepisce come estranei. La dimensione razzializzata dello spazio urbano non si esprime soltanto attraverso episodi espliciti di discriminazione, ma nella geografia quotidiana che assegna centralità ad alcuni e margini ad altri. È qui che emerge il tabù migrante: la rimozione sistematica delle presenze diasporiche, la cancellazione delle loro storie, l’idea che lo spazio urbano possa essere neutro e universale mentre continua a produrre esclusioni.
In questo post esploreremo il lato nascosto delle città che si vantano di essere sostenibili. Tra parchi verticali e tetti verdi, c'è un tabù che nessuno vuole affrontare: la fragilità della pianificazione urbana. Scopriamo insieme come la natura venga spesso vista come una semplice decorazione, mentre le vere sfide restano in ombra.
La città contemporanea si muove sempre più veloce: tra cantieri urgenti, agende elettorali e vetrine digitali, si è costruita una “norma temporale” che esalta accelerazione, produttività ed efficienza. Eppure, ciò che resta escluso, invisibile, è il tempo lento: il ritmo ciclico della natura, della cura, della riflessione. Questo è il tabù temporale: l’espulsione della lentezza dalla grammatica urbana.
Il movimento Cittaslow ha provato a proporre una visione alternativa, centrata sulla qualità della vita e sulla sostenibilità, opponendosi all’egemonia della velocità.
La teoria crip, elaborata da Robert McRuer, nasce per smascherare questa illusione di neutralità. Mostra come la disabilità non sia un difetto individuale, ma l’effetto di un mondo costruito su misura per pochi. Rosemarie Garland-Thomson lo esprime con chiarezza: “Disability occurs when bodies don’t fit into the world as it has been built” (2011). La disabilità non è nel corpo, ma nello scarto che si apre tra il corpo e un ambiente che lo respinge.