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FiloTabù - Libertà di parlare, coraggio di svelare

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Eyes on Palestine

Categoria Articoli Autore Elisa Todeschini Data 31 Ott 2025
Eyes on Palestine vuole evidenziare come le persone comuni, in tutto il mondo, si rapportano e vivono il conflitto israelo palestinese, soprattutto riguardo il genocidio in corso. I cittadini si esprimono, in maniera più diretta scendendo in piazza durante le manifestazioni indette per il popolo palestinese, e durante altri cortei sono presenti bandiere e slogan che chiedono la pace.
La teoria crip, elaborata da Robert McRuer, nasce per smascherare questa illusione di neutralità. Mostra come la disabilità non sia un difetto individuale, ma l’effetto di un mondo costruito su misura per pochi. Rosemarie Garland-Thomson lo esprime con chiarezza: “Disability occurs when bodies don’t fit into the world as it has been built” (2011). La disabilità non è nel corpo, ma nello scarto che si apre tra il corpo e un ambiente che lo respinge.
Ci sono corpi che si sottraggono al silenzio.
Corpi che hanno imparato a convivere con lo sguardo degli altri, con la critica travestita da consiglio, con la gentilezza paternalistica che pesa più di un insulto.
Corpi che — per esistere — devono giustificarsi.

È da qui che nasce “Curvy Dream. Forme da sogno”, la settima edizione del calendario ideato dal fotografo bresciano Piero Beghi, conosciuto in tutta Italia come il fotografo delle curvy.
C’è un’educazione che non si limita a insegnare, ma che prova a trasformare il mondo.
Ne parliamo con Giovanna Giacomini, educatrice e fondatrice del progetto Scuole Felici, che ci invita a ripensare la scuola non come luogo di addestramento, ma come spazio di libertà, dialogo e cura del futuro.
Perché se il sapere non passa per il corpo, per il cuore e per il coraggio di cambiare, rischia di restare sterile.
E allora: che scuola vogliamo abitare? E soprattutto, che tipo di umanità vogliamo crescere?

Napoli, il grande tabù d’Italia

Categoria Articoli Autore Valeria Genova Data 20 Ott 2025
Napoli è spesso vista come un tabù culturale, sociale e persino emotivo. Scopri perché questa città divide, spaventa e affascina — e come sfatare i pregiudizi che la circondano
Nella nostra società sembra ci sia un tempo per ogni cosa: il tempo di scegliere la scuola, quello di prendere la patente, il tempo di iniziare a lavorare, quello di avere figli, il tempo di sposarsi, quello di diventare “qualcuno”. Ma non ci siamo mai soffermati nel capire il motivo di questa corsa. Viviamo vite ordinarie in cui sembriamo muoverci come personaggi di un videogame, dove la diversità sembra uno ostacolo, la paura un atto di debolezza e la ribellione una via anticonformista. Invece è proprio l’esatto contrario.
Ci sono, però, autrici e studiose che vogliono scardinare questo mito della maternità e invitarci a guardare la maternità stessa come possibilità. Ilaria Maria Dondi, giornalista e autrice di Libere. Di scegliere se e come avere figli (Einaudi, 2024), è una di queste. Grazie al suo libro e alla newsletter “Rompere le uova”, Dondi offre spazi di riflessione e confronto dove le donne, madri, childfree o childless, possano riconoscersi fuori dal giudizio. A partire dalla sua esperienza personale, attraversata da una maternità arrivata dopo i 35 anni e segnata anche da una depressione post-partum, parla di un’urgenza collettiva: restituire complessità al discorso sulla maternità e sulla libertà riproduttiva.
La chiamano dolce attesa, di dolce c'è poco ma di attesa, beh quella è molta.
Dalla mattina delle due lineette, qualcosa nella mente si accende e non si spegne più. Il percorso, per quanto incerto, è ormai iniziato. Superato il panico dei primi giorni, si oscilla costantemente tra un "lo voglio" e un "non lo voglio". Vivi in un limbo e speri che vada tutto bene, qualsiasi cosa significhi.
Nei primi tre mesi occorre restare ancorati al presente, ma non si può fare a meno di fantasticare. Ogni volta, in bagno, temi di scorgere una macchia rossa sull’intimo. La fine dei giochi. Alla prima ecografia, la ginecologa sorride e dice: «E adesso incrociamo le dita».
In Italia, una famiglia su sei affronta la perdita di un figlio in gravidanza o dopo la nascita. È un evento frequente eppure quando ci si trova in mezzo, spesso si resta con un alone di silenzio attorno: nessuno sa davvero cosa dire, quale sia la cosa giusta da fare, ci si sente goffi di fronte a qualcosa di cui non si è mai sentito parlare. Se poi per mancanza di formazione l’indifferenza comincia in ospedale, nel luogo che più dovrebbe farci sentire al sicuro, allora il lutto si complica ancor di più. Sì, perché il lutto perinatale è una delle esperienze più dolorose e traumatiche che si possa vivere e come tale necessita di riconoscimento e sostegno.
Il presente elaborato presenta le riflessioni in relazione all’evento terroristico avvenuto il 2 agosto 1980 presso la Stazione di Bologna, che fanno parte di uno studio analitico sulla derivazione degli atteggiamenti terroristici, e i fattori determinanti che contribuirono alla realtà del fascismo.
Ma la tesi attorno alla quale viene riunita una mole di varia materia è quella dell’essenza psicologica dei movimenti terroristici che pullulavano nella cosiddetta Età di Piombo, richiamando alla teoria del suicidio di Durkheim.
Di qui, apre lo sbocco che permette di avanzare sull’analisi della natura dei movimenti terroristici, la quale, partendo da fondamenti sociologici, viene perfezionata con ulteriori osservazioni sulla psiche.
FiloTabù ETS
CF: 96647800588
via San Telesforo 10, Roma

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